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TAGLI, GIUNTINI: "GLI ENTI LOCALI HANNO GIA' DATO, E NON SONO UNO SPRECO LE GIUNTE DEI PICCOLI COMUNI" - Tirreno Elba News
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TAGLI, GIUNTINI: “GLI ENTI LOCALI HANNO GIA’ DATO, E NON SONO UNO SPRECO LE GIUNTE DEI PICCOLI COMUNI”

LA VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA CONTRARIA ALLA SOPPRESSIONE DELLE GIUNTE SOTTO I 3 MILA ABITANTI "INGIUSTO DAL PUNTO DI VISTA DELLA DEMOCRAZIA, LASCIARE AL SINDACO TUTTE LE FUNZIONI AMMINISTRATIVE"

TAGLI, GIUNTINI: "GLI ENTI LOCALI HANNO GIA' DATO, E NON SONO UNO SPRECO LE GIUNTE DEI PICCOLI COMUNI"

Si parla ancora molto dei tagli ai comuni, sia perchè un’ulteriore sforbiciata la darà la Finanziaria 2007, sia perchè il governo ha intenzione di riformare l’ordinamento degli enti locali eliminando tout court le giunte dei comuni sotto i 3 mila abitanti. A questa ipotesi si oppone la vicepresidente della Provincia, Monica Giuntini, con questo intervento:

“Il grande processo di riorganizzazione in senso autonomista e federale della nostra Repubblica – iniziato nel 1989 con la Carta Europea dell’autonomia locale, concretizzato con i trasferimenti di funzioni e compiti previsti nelle leggi “Bassanini” – ha radicalmente ridisegnato l’ordinamento degli enti locali.

Da questo processo riformatore è nata la riforma del Titolo V della nostra Costituzione, che ha accentuato il ruolo delle autonomie locali nel governo delle comunità.

Il compito, oggi, è adeguare pienamente l’ordinamento repubblicano alle direttive dettate dal Titolo V, necessità avvalorata anche dall’esito del referendum del giugno scorso, che ha evidenziato una forte volontà di conferma della riforma stessa.

Stupisce, quindi, che da diverse parti giungano prese di posizione o proposte che sembrano andare in senso decisamente contrario.

Mi riferisco, in particolare, alla ricorrente discussione sull’utilità o meno delle Province e all’ultima proposta – contenuta, pare, nella riforma del Testo unico delle autonomie locali – che prevedrebbe l’abolizione delle giunte nei piccoli comuni (sotto i tremila abitanti).

Da qui la nascita di situazioni in cui al sindaco rimarrebbero interamente a carico i compiti di governo, di rappresentanza, di amministrazione, ferme restando le funzioni di indirizzo politico e di controllo dei consigli comunali.

Se è senz’altro necessario perseguire il giustissimo obiettivo della riduzione dei costi della politica, che sono ben altri, è completamente sbagliato cominciare dagli enti locali co ulteriori sforbiciate.

Non dimentichiamo il quadro generale degli ultimi anni: trasferimenti di risorse in caduta libera, impossibilità di assumere personale e di far fronte al turn-over; nuove competenze a cui far fronte; la crescente, sacrosanta, richiesta, da parte dei cittadini, di efficienza ed efficacia dell’amministrazione. Nonostante questo i comuni e le province – enti locali vicini ai cittadini e centrali nel progetto di sussidiarietà sui cui la Costituzione si basa – sono riusciti ad assicurare la funzionalità dei servizi, procedendo, anzi, ad effettuare notevoli investimenti infrastrutturali.

I comuni e le province hanno già dato molto ai processi di riduzione e razionalizzazione della spesa. Se sprechi vi sono nella politica e nella pubblica amministrazione, resta difficile ravvisarli nella presenza di amministratori dei piccoli comuni. Piccoli, spesso, per numero di abitanti ma non certo per estensione territoriale, per complessità di dei problemi, per molteplicità di funzioni. Lo hanno ricordato i sindaci Pioli e Lorenzelli, a cui va la mia solidarietà.

Ben vengano razionalizzazioni di spesa, funzioni associate, integrazione di strategie, soggetti e strumenti, dinamiche su cui i comuni, in molti casi, stanno già lavorando. Ma non pare giusto, neppure dal punto di vista della diffusione della democrazia e dei processi partecipativi, andare ad un oggettivo restringimento della gestione della cosa pubblica”.