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PRESTANOME PER I MARANDINO, PATRIMONIO CONGELATO

IL COLONNELLO DIA: "LA FAMIGLIA DOVRA' DIMOSTRARE LA LICEITA' DEI BENI"

PRESTANOME PER I MARANDINO, PATRIMONIO CONGELATO

I beni sequestrati stamani all’Elba erano di proprietà di Giovanni Marandino, ma spesso affidati a prestanome. Beni mobili e immobili formalmente intestati a terzi entrati nel tempo in contatto con loro. Lo ha spiegato stamani, nel corso della conferenza stampa fiorentina, il colonnello Lino Pirozzi, della Direzione investigativa antimafia: “L’individuazione dei prestanome – ha spiegato il colonnello della Dia – è stata particolarmente laboriosa. Ci siamo arrivati da piccole sfumature, piccoli segnali, e poi abbiamo lavorato cercando ulteriori riscontri alle informazioni acquisite in ambito informativo e con indagini tecniche, comprese intercettazioni telefoniche. Oggi tutto quel patrimonio è di dubbia provenienza e la famiglia dovrà dimostrare che tale provenienza è lecita”. E’ l’inversione completa dell’onere della prova.
Il maxi-sequestro è stato condotto in applicazione di una normativa particolare, prevista dal codice di procedura penale e dalla normativa antimafia. La normativa prevede che in presenza di alcuni particolari ipotesi di reato, tra le quali l’usura, l’estorsione e l’associazione mafiosa, il Gip può autorizzare il sequestro preventivo e congelare un patrimonio. Il patrimonio dei Marandino – costituito da beni immobili e da beni mobili – in questo momento è congelato. Per gli immobili si procede al congelamento con le trascrizioni della pubblicità immobiliare, e con la materiale apprensione del bene, che dal momento del sequestro poi sarà gestito da un custode nominato dal giudice.