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LEGAMBIENTE INSISTE: "IL MEGA-IMBONIMENTO DI CAVO NON VA" - Tirreno Elba News
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LEGAMBIENTE INSISTE: “IL MEGA-IMBONIMENTO DI CAVO NON VA”

"CI SONO ALTERNATIVE PER RIDARE AI CAVESI UNA SPIAGGIA VERA, NON UNA BANCHINA PORTUALE GUARNITA DI GHIAINO TAGLIENTE". L'ASSOCIAZIONE RIBADISCE: "SEI ANNI FA NESSUNO CI CHIAMO', PER QUESTO NON INTERVENIMMO"

LEGAMBIENTE INSISTE: "IL MEGA-IMBONIMENTO DI CAVO NON VA"

Legambiente non ci sta. Amministrazione Comunale, Provinciale, centrodestra,
DS, Margherita, SDI, perfino i Verdi sono d’accordo, ma non l’associazione ambientalista, che continua a parlare di un orogetto sbagliato (e continua a spiegare perché non disse niente contro il “disastroso” ripascimento precedente).
Ecco la nota di Legambiente:

“Dunque, nessun ripensamento, Comune di Rio Marina (centro-destra) e Provincia di Livorno (centro-sinistra) vanno avanti sul progetto di ripascimento della spiaggia del Cavo.
Il contestato progetto prevede un enorme imbonimento che si estenderà lungo la costa, e verso il mare di 10 metri, con la creazione di piazzali e parcheggi, che andrà ad occupare parte dell’attuale spiaggia, nota per essere stata oggetto negli anni ’90 di un altro disastroso ripascimento con materiali di scarto delle miniere, classificabili – secondo il perito del Tribunale – come rifiuti e contenenti anche metalli pesanti e arsenico.
Anche allora si disse che il progetto era il migliore possibile, si assicurò sulla competenza dei consulenti – qualcuno ci pare presente anche nella stesura di questo nuovo progetto – e si procedette allo sversamento del materiale di ripascimento tra il consenso e l’applauso di tutti.
Il risultato fu: una marea rossa che oscurò il mare della piccola frazione di Cavo; l’intervento della magistratura che sequestrò la spiaggia per anni e impedì la balneazione; un processo che vide coinvolti Amministratori della passata Giunta di centro-sinistra e tecnici.
In seguito al disastro, nella piccola frazione di Cavo si creò un Comitato per la spiaggia, sostenuto anche da uomini del centro-destra che oggi hanno anche responsabilità amministrative, che a volte non trovò di meglio che polemizzare con LEGAMBIENTE per non aver partecipato a riunioni alle quali non era stata invitata.
“Non servì a niente – dice Gian Lorenzo Anselmi di LEGAMBIENTE Arcipelago Toscano – tentare di spiegare che, per evitare accuse di strumentalizzazione della protesta, è costume di LEGAMBIENTE quello di non intervenire, se non chiamata dai vari comitati, la dove ci sia un movimento di opinione spontaneo in difesa dell’ambiente. Quando a Cavo ci hanno chiamati siamo andati: lo dimostra la battaglia vincente contro la mega-antenna telefonica in pieno centro e la nostra presenza odierna sul nuovo caso della spiaggia”
A distanza di pochi anni la storia si ripete. Questa volta il progetto è trasversale politicamente ed anche i critici di ieri applaudono entusiasti in attesa di vedere di nuovo i camion scaricare materiale sulla spiaggia.
Tra questo materiale per il ripascimento pare ci saranno anche le sabbie portuali del porticciolo di Cavo, che si sta insabbiando. Materiali che pare siaono stati certificati puliti dall’Arpat e che verranno sversati come copertura dell’attuale spiaggia e letto per raccogliere una enorme massa di pietrisco di cava – 30.000 mc. – a spigoli vivi che andrà a costruire una nuova spiaggia completamente artificiale ed aliena rispetto al vecchio arenile cavese.
E’ strano che le stesse persone, gli stessi partiti, gli stessi amministratori che ieri giudicarono inaffidabili le analisi dell’Arpat sulle sabbie del Porto di Piombino – e successivamente non si fidarono nemmeno dei molti carotaggi ed analisi commissionate all’ICRAM dal Ministero dell’Ambiente – e pericolosissimo per l’ambiente ed il turismo il loro sversamento a cento metri di profondità, diluiti su un vastissimo fondale fangoso, a 18 chilometri di distanza dall’Elba, oggi accolgano con tripudio lo sversamento di escavi portuali direttamente su una spiaggia e sulla costa elbana.
Aspettiamo – crediamo invano – nuovamente le dure proteste di chi – Sindaci, politici, partiti, ambientalisti, imprenditori – chiese che “in nessuna occasione, nemmeno un grammo di sabbia portuale finisca in mare, perchè ogni sversamento in mare o sulla costa è sempre pericoloso per l’ambiente”.
Il Progetto di Cavo ripropone anche una modalità di intervento che ha già dato pessimi frutti all’Elba: l’imbonimento di tratti di costa attaccati alla spiaggia, con la creazione di strade, parcheggi e piazze che diventano strutture “dure”, riflettenti ed elementi moltiplicatori dell’erosione costiera. .
E’ lo stesso intervento brutale – e giustificabile in alcuni casi solo dalla mancanza di conoscenza dei fenomeni propria di molti anni fa – che ha portato all’erosione di spiagge come quella di Marina di Campo, Cavoli, Sant’Andrea, Procchio, Marciana Marina, ecc. Esempi che sono sotto gli occhi di tutti e che dovrebbero indurre a non ripetere quegli errori e a mostrare meno sicurezza nel presentare un Progetto come il migliore possibile, soprattutto quando gli stessi progettisti pongono pesanti interrogativi sull’evoluzione futura della spiaggia di Cavo, sui fenomeni di erosione e di spostamento del materiale.
E’ per noi incredibile che la Regione Toscana, dopo tutto quello che è successo a Cavo a terra ed a mare, non abbia imposto una vera e propria Valutazione di Impatto Ambientale, affidandosi a screening e valutazioni tecniche che non hanno effettuato un’accurata sperimentazione in loco.
E’ altrettanto preoccupante che gli studi ed il progetto citino la presenza di una estesa prateria di Posidonia oceanica davanti alla spiaggia di Cavo, cioè di un Sito di Importanza Comunitaria secondo gli allegati della direttiva Habitat recentemente aggiornati, senza che il progetto sia stato almeno sottoposto alla procedura di Valutazione di Incidenza prevista in presenza di un SIC.
Noi crediamo anche che il progetto di imbonimento e ripascimento abbia qualche problema rispetto al DECRETO MINISTERIALE 24 gennaio 1996 “Direttive inerenti le attività istruttorie per il rilascio delle autorizzazioni di cui all’art. 11 della legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni ed integrazioni, relative allo scarico nelle acque del mare o in ambienti ad esso contigui, di materiali provenienti da escavo di fondali di ambienti marini o salmastri o di terreni litoranei emersi, nonchè da ogni altra movimentazione di sedimenti in ambiente marino”.
Per questo -e per non permettere nuovamente a qualche buontempone oggi prudentemente silenzioso o favorevole, di chiederci un domani dove eravamo- non molleremo sul mega-imbonimentio della spiaggia del Cavo così fortemente voluto da Provincia e Comune, e continueremo a dire che questa cosa così non va, che ci sono alternative per restituire ai Cavesi una spiaggia vera, attraverso un recupero ambientale dell’intero sistema costiero, non una banchina portuale guarnita di ghiaino tagliente.