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I GIORNALI STAMPATI, QUELLI ON LINE E… LE SARDINE ARROSTO

OVVERO, COME DICEVANO I VECCHI, E’ TUTTO BUONO QUEL CHE NON SA DI RAME! (COL RAME UNA VOLTA SI CONIAVANO LE MONETINE).

Ci fu un tempo in cui il Centro Velico Elbano, ogni estate, gratificava gli ospiti di Rio Marina con abbondanti sardinate. Dieci/quindici cassette stracolme del grasso pesce azzurro venivano immolate in una megagriglia e offerte gratuitamente agli ospiti. Questi, vuoi perché tenevano a mente la ricorrenza, vuoi perché venivano attirati dall’invitante profumo o dai bagliori delle fascine in fiamme, accorrevano ogni anno sempre più numerosi. E in men che non si dica, quel debordante pubblico, replicando più volte il passaggio davanti alla distribuzione, si spagliolava le quindici cassette e l’annessa damigiana di vino bianco da cinquantacinque litri. Il successo di quell’iniziativa fu così grande che tutti i club nautici della Toscana, a turno, invitarono i velisti riesi a organizzare anche nei loro circoli le succulenti grigliate.
Avvenne anche, in quell’epoca, che la C.G.I.L. elbana (quando i sindacati erano i SINDACATI e mobilitavano grandi folle) decise di festeggiare un primo maggio a Rio Marina, faro del sindacalismo rosso e teatro, da sempre, di epiche lotte. E fu così che alcuni dirigenti, decisi a ricalcare i successi delle sardinate veliche, presero contatti con il C.V.E. per apprendere quantità e modalità dell’arrostita. I bravi dirigenti riesi, di buon grado, spiegarono tutto ai sindacalisti rossi i quali, però, tenuto orgogliosamente conto dell’ enorme capacità di mobilitazione della Camera del Lavoro, triplicarono le dosi -Trenta cassette di pesce e centocinquanta litri di vino, come minimo!-disse il più giovane di loro.
La mattina del primo maggio tutto il popolo elbano della sinistra (in testa Sciambre con fascia in capo e bandiera in mano, ovviamente rosse) al suono dell’Internazionale, si riversò sugli Spiazzi e sotto la Calata dove, già di buonora, i solerti sindacalisti avevano collocato le cucine, le damigiane e la famosa megagriglia presa in prestito per l’occasione.
Fu una giornata esaltante: canti, comizi, sventolio di bandiere… Non mancò nulla della ben sperimentata coreografia comunista. L’unico neo, rilevato con rammarico dai dirigenti, furono le ventotto cassette di pesce e le due damigiane avanzate e giacenti in un cantone.

La mattina dopo, i dirigenti sindacali presero contatto con il C.V.E. per restituire la griglia e per lamentarsi dell’inattendibilità delle informazioni ricevute:- Ci avevate detto-esordì un sindacalista- che per un paio di cento di persone consumate dalle dieci alle quindici cassette di sarde, mentre da noi ce n’eravamo più di mille e non siamo riusciti a distribuirne più di due! E sì che i prezzi erano bassi! –Prezzi?! -Proruppe un dirigente del C.V.E.- E chi aveva parlato di prezzi? No… non ci siamo spiegati: le nostre sardine le distribuiamo gratis. E’ per questo ce ne fanno fuori quindici cassette. Se un giorno, per assurdo, decidessimo di farle pagare, anche a prezzo di costo, non ne venderemmo nemmeno un piatto-.

Vi chiederete a questo punto che c’entrano i giornali con le sardine. C’entrano, c’entrano… eccome! Provi Sciambre a far pagare l’accesso al suo giornale, così come si paga Lisola. Sentirà che note! Probabilmente i suoi vantati … sinistri lettori non sarebbero più numerosi delle sardine ciggielline smerciate a pagamento!

Nanni Gioiello