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LEGAMBIENTE DOPO L'ALLARME INQUINAMENTO DA ALGHE LANCIATO IN LIGURIA: "IL MEDITERRANEO ORMAI E' UN MARE TROPICALE" - Tirreno Elba News
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LEGAMBIENTE DOPO L’ALLARME INQUINAMENTO DA ALGHE LANCIATO IN LIGURIA: “IL MEDITERRANEO ORMAI E’ UN MARE TROPICALE”

"MA LA GIUSTA REAZIONE AD EVENTI COME QUELLO DEL LEVANTE GENOVESE NON DEVE ESSERE ALLARME GENERALIZZATO" SECONDO GLI AMBIENTALISTI CI VOGLIONO FONDI ALLE ARPA E ALLE ASL "PER STUDI E RICERCHE APPROFINDITE"

LEGAMBIENTE DOPO L'ALLARME INQUINAMENTO DA ALGHE LANCIATO IN LIGURIA: "IL MEDITERRANEO ORMAI E' UN MARE TROPICALE"

Da Legambiente Arcipelago Toscano riceviamo questo intervento sul caso dell’alga inquinante comparsa nel levante genovese:

“L’allarme di ieri a Genova e la presenza di alghe e organismi di origine
tropicale conferma ciò che diciamo da anni.
“Il Mediterraneo è ormai divenuto un mare tropicale. Grazie all’Effetto
Serra e all’innalzamento globale della temperatura i nostri mari ospitano
sempre più specie di origine tropicale. Dopo il caso di Genova è urgente che
si affronti il problema attraverso studi approfonditi. Purtroppo abbiamo già
visto i pesanti effetti sulla salute umana.”
Questo il commento di Legambiente, lanciato proprio da Goletta Verde, la
campagna informativa di Legambiente sulla qualità delle acque di
balneazione, realizzata con il contributo di Vodafone Italia e in
collaborazione con L’Espresso e attualmente in viaggio per la sua ventesima edizione, dopo l’allarme inquinamento da alghe tropicali partito ieri dalla zona del Levante genovese.
“L’inquinamento e l’Effetto Serra – ha commentato Lucia Venturi,
responsabile scientifico di Legambiente – sono le cause principali del
progressivo riscaldamento delle acque del Mediterraneo che quindi si avvia a
divenire, a grandi passi, un mare tropicale. Sono molti i casi di organismi
che, stabilendosi nel nostro bacino, stanno dimostrarlo: la vongola ‘Tapes
philippinarum’; la ‘Caulerpa taxifolia’, la cosiddetta “alga killer” sfuggita dall’acquario di Monaco e insediata ormai stabilmente in buona parte del Tirreno dove soppianta la Posidonia oceanica (pianta endemica del mediterraneo); il pesce Pappagallo; il pesce Palla; il pesce Balestra e alcune specie di Barracuda. E’ possibile – ha proseguito la responsabile
dell’ufficio scientifico di Legambiente – che le alghe all’origine dei malori siano arrivate con le grandi navi mercantili, depositate nelle acque di zavorra delle navi o attaccate alla chiglia, e si siano riprodotte grazie
a favorevoli condizioni climatiche dovute all’innalzamento della temperature
delle nostre acque marine. La reazione ad eventi come quello di ieri nella zona del levante genovese non può però essere confusione e allarme generalizzato. E’ prioritario che vengano stanziati fondi, alle Arpa regionali e alle ASL, per realizzare ricerche approfondite che possano
permetterci di capire perché esiste, da parte di queste alghe di origine
tropicale, una produzione di sostanze tossiche in quantità elevate quindi
potenzialmente nocive per l’ecosistema marino e per l’uomo. Ormai – ha
concluso Lucia Venturi – la tropicalizzazione dei nostri mari è una realtà.
Legambiente lo sostiene da anni ed è grottesco che, ancora oggi come
quindici anni fa, si affronti approssimativamente il problema. Bisogna
combatterne le cause e gestirne gli effetti con competenza.”

Intanto, in un rapporto di oltre 60 pagine pubblicato dalla prestigiosa
Royal Society di Londra, Ken Caldeira, climatologo americano del Lawrence
Livermore Laboratory, avverte: «Dall’età preindustriale, cioè da circa il
1750 a oggi, l’acidità degli oceani è cresciuta del 30%. Nel 2100, in
assenza di riduzioni delle emissioni di gas serra, l’acidificazione sarà
cresciuta del 300%». Un livello così alto, assicurano gli studiosi, non si
verifica da centinaia di migliaia di anni e costituisce una minaccia
concreta per la vita e gli ecosistemi marini. Il meccanismo che sta portando
gli oceani della Terra alla progressiva acidità è paradossalmente dovuto
alla loro benefica azione di assorbimento dell’anidride carbonica.
Gli oceani assimilano il 25% della CO2 immessa nell’atmosfera. Una parte di
essa viene metabolizzata dal plancton e dagli altri abitanti del mare che la
trasformano in gusci, scheletri o sedimenti. Circa un terzo però si
trasforma in acido carbonico, in grado di alterare il metabolismo sia degli
esseri viventi più piccoli come il plancton, che di quelli più grandi
vertebrati e invertebrati. Se le previsioni di Caldeira si riveleranno
esatte, i primi a farne le spese saranno i coralli tropicali e subtropicali,
con il rischio di estinzione di diverse specie. Poi, risalendo la catena
alimentare a partire dal plancton, le conseguenze dell’acidità degli oceani
si propagheranno a tutti gli esseri viventi che popolano l’ecosistema
marino.
Per saperne di più: www.royalsoc.ac.uk