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LEGAMBIENTE DIFENDE L’EOLICO DALLE CRITICHE DI RIFONDAZIONE

"SI TRATTA DI CONFRONTARSI SUL COME E SUL DOVE, FUORI DALLA LOGICA "EOLICO SI', MA NON NEL MIO GIARDINO"

LEGAMBIENTE DIFENDE L'EOLICO DALLE CRITICHE DI RIFONDAZIONE

Con questo intervento l’associazione Legambiente difende l’energia eolica dalle nette critiche manifestata da Rifondazione, contraria soprattutto alla collocazione sul monte Tambone, e alla sottovalutazione di altre forme di energie pulite ed alternative )solare e fotovolltaica):

Non possiamo che condividere il recente intervento di Rifondazione Comunista dell’Elba per quel che riguarda la necessità di efficienza energetica e di incentivare dell’energia solare, infatti, 26 maggio Legambiente ha presentato pubblicamente una proposta di linee guida per un piano energetico elbano, puntando al traguardo ambizioso ma realistico dell’autosufficienza energetica dell’’Elba.
Nel documento sono stati delineati tutti gli interventi necessari:
Ø Riduzione dei fabbisogni elettrici (tra 30-40%) con interventi per il risparmio e l’efficienza energetica degli edifici, sostituzione/integrazione boiler elettrici con il solare termico, lampadine, elettrodomestici ad alta efficienza.
Ø La riduzione dei fabbisogni termici con interventi per il risparmio ed efficienza energetica (40-60%)
Ø Copertura del 40-50% dei fabbisogni termici con l’installazione di impianti solari termici sugli edifici, impianti a pompe di calore geotermiche ed impianti a biomasse per usi domestici
Ø Copertura dei fabbisogni elettrici con circa 3 parchi eolici di media taglia, installazione diffusa di impianti di minieolico, installazione diffusa su tetti di pannelli fotovoltaici.
Infatti, Legambiente, al contrario di RC, è convinta che non sia possibile prescindere dal ricorso all’energia eolica che oggi rappresenta l’alternativa più matura e più economica alle fonti fossili o al nucleare.

Per quanto riguarda l’impianto eolico che dovrebbe sorgere a Monte Tambone e che tanto preoccupa Rifondazione, Legambiente si esprimerà con precise osservazioni dopo che gli Enti preposti avranno detto la loro sul progetto di massima – sono in corso le verifiche e le richieste di chiarimenti, adeguamento e modifica – e non appena sarà reso noto il progetto definitivo.
RC ha ragione quando scrive che le amministrazioni locali che intendono portare avanti progetti eolici devono parlarne ai cittadini, hanno il dovere di coinvolgerli fin dalle fasi iniziali e dimostrare i benefici per l’ambiente globale e per la comunità locale. Per questo Legambiente invita ancora una volta il Comune di Campo nell’Elba e gli altri comuni interessati a progetti di impianti eolici a coinvolgere i cittadini in discussioni e dibattiti pubblici in cui sia possibile fugare dubbi, sfatare dicerie e false leggende, chiarire i dettagli degli interventi previsti, evitare strumentalizzazioni e magari migliorare le idee progettuali.
Ma preoccupa che RC unisca, con un inquietante filo rosso, alcune associazioni ambientaliste ed alcuni esponenti della sinistra radicale alle lobby e grandi multinazionali del petrolio passando attraverso i grandi monopolisti nostrani del gas e dell’elettricità, arrivando fino al presidente-petroliere degli Stati Uniti Bush.
Proprio perché le pale eoliche costituiscono la tecnologia più matura per la produzione di energia rinnovabile, sono individuate come il nemico numero uno da chi intende speculare sull’innalzamento vertiginoso dei costi del petrolio per i prossima anni, in barba alle gravi conseguenze, ormai evidenti a tutti, sul clima della terra. Quello che vorremmo fosse chiaro a chi ha a cuore il destino del nostro pianeta, è che, oggi, dire no all’eolico, vuol dire consegnare un’arma formidabile alle multinazionali del petrolio nel sostenere che non esistono alternative tecnologicamente valide per la produzione di energia pulita ed un’altrettanto formidabile arma ai sostenitori del nucleare come unica alternativa alle fonti fossili.
Chiarito questo aspetto fondamentale, si tratta di confrontarsi sul come e dove poter installare le vituperate pale eoliche, sgombrando però il campo dalla logica del “va bene l’eolico ma non nel mio giardino”.
Non vorremmo però sottrarci ad alcuni degli interrogativi emersi nell’articolo di RC, ci limiteremo a riportare qualche dato scientifico e tecnico, su cui vorremo invitare Rifondazione ad una riflessione più attenta:
1) E’ ormai evidente che i gas-serra creati dall’uomo sono la causa principale del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni. Si stima che la temperatura globale aumenterà di 1,4-5,8 °C nei prossimi 100 anni. I mutamenti climatici in corso stanno provocando estinzioni di intere specie animali, stravolgimenti di ecosistemi ed innalzamento del livello del mare. Volendo pensare al solito nostro ‘orticello’ : quale sarà il destino dell’Arcipelago Toscano nei prossimi 100 anni?
2) La produzione di energia da combustibili fossili comporta l’emissione di sostanze inquinanti: la CO2, il cui progressivo incremento nell’atmosfera contribuisce all’effetto serra che causa drammatici effetti sul clima. La SO2 e gli NOx sono estremamente dannosi sia per la salute dell’uomo che per il patrimonio storico-naturale. Un solo aereogenerarote da 1 MW, con una producibilità di 2000 MWh/MW, potrebbe evitare l’emissione in atmosfera di circa 2000 t di CO2 all’anno, 2,8 t di SO2 e di circa 3,8 t di NOx.
3) Il Material Input per Unit of Service o MIPS consente di misurare la quantità di risorse – aria, acqua, biotico, abiotico – che deve essere prelevata dall’ambiente per la realizzazione di un servizio o prodotto. Per l’eolico il valore di tale indice, considerando l’intero ciclo di vita di un impianto, risulta di 0,049 (kg di materia prelevate dall’ambiente per kWh prodotto), contro lo 0,97 del carbone, 0,41 dell’elettricità importata, 0,2 del gas naturale, 0,32 del petrolio.
4) Uno studio molto approfondito condotto in America sul 16% delle turbine di un parco eolico vastissimo, 7000 pale, si è verificato che in 2 anni sono stati trovati morti 114 volatili a causa degli urti con i rotori. Secondo uno studio del Ministero dell’Ambiente olandese, le attività umane diverse dalle Centrali eoliche possono causare molto più danno delle pale stesse: un sistema eolico di 1000 MW ha provocato la morte di 20 uccelli, pochissimi in confronto ai 1500 uccisi nella stessa area dalla caccia, ai 1000 morti per impatto sui tralicci e ai 2000 causati dal traffico.
5) E’ dimostrato che una moderna turbina eolica in funzione alla potenza massima, fa percepire ad un osservatore posto a 200 m dalla base un rumore appena captabile (tra 40 e 50 dB) rispetto al rumore di fondo generato dai fruscii del vento che agisce sull’ambiente circostante.
6) Le ditte che installano i parchi eolici devono fornire fideussioni che garantiscono economicamente il loro smantellamento dopo 25 anni.
Legambiente è convinta della necessità di riportare la discussione sull’energia all’Elba ad un progetto unitario, non frammentato in diversi progetti locali, così come emerso anche dal comunicato congiunto Parco Nazionale – Comunità Montana, un’occasione per farlo è il forum sull’Energia di Agenda 21, realizzato su iniziativa della Comunità Montana. Un processo di conoscenza e programmazione che potrà davvero coinvolgere tutti gli interessati in una serie discussioni che mirino a tradursi in impulso progettuale per un vero sviluppo sostenibile del nostro arcipelago.

Le nostre proposte
Comunque, per la realizzazione di impianti eolici per LEGAMBIENTE sono indispensabile precise garanzie ambientali e paesaggistiche che abbiamo messo nero su bianco nel recente protocollo di intesa sottoscritto con l’ANEV (Associazione Nazionale Energia del vento):
1. L’individuazione del sito dovrà avvenire sulla base di uno studio che evidenzi e chiarisca:
§ potenzialità anemologiche locali necessarie alla valutazione della producibilità energetica dell’impianto
§ impatti dell’opera sull’ambiente e sulla realtà socioeconomica locale;
§ impatto visivo sul patrimonio naturale, storico, monumentale e paesistico – ambientale, direttamente interessato, necessario a valutare il grado di integrabilità dell’impianto nel paesaggio. Possibili misure di mitigazione dell’impatto visivo potranno essere l’interramento dei cavidotti a media e bassa tensione, propri dell’impianto e di collegamento alla rete elettrica, una distanza minima dalle abitazioni, la riduzione dell’effetto “selva” dai punti di vista più sensibili, in particolare dai centri abitati limitrofi, l’utilizzo di soluzioni cromatiche particolari.
2. La presentazione del progetto dovrà essere accompagnata da un atto di impegno al ripristino del sito e relativo piano ambientale, tecnico ed economico.
3. Dovranno essere definite prioritariamente azioni si informazione e sensibilizzazione per la condivisione del progetto da parte delle popolazioni e delle autorità locali.
Per minimizzare l’impatto sul territorio e sull’ambiente:
§ Minimizzazione delle modifiche dell’habitat in fase di cantiere e di esercizio, e ripristino della eventuale flora eliminata nel corso dei lavori di costruzione e restituzione alla destinazione originaria delle aree di cantiere; Attenzione alla stabilità dei pendii evitando pendenze in cui si possono innescare fenomeni di erosione; Utilizzo dei percorsi di accesso presenti se tecnicamente possibile ed adeguamento dei nuovi eventualmente necessari alle tipologie esistenti se pienamente integrate nel paesaggio;
Aree dove escludere la realizzazione di impianti
§ Aree di nidificazione di rapaci o uccelli che utilizzano pareti rocciose e a grotte utilizzate da popolazioni di chirotteri. Aree corridoio per l’avifauna migratoria interessate da flussi costanti nei periodi primaverili e autunnali. Aree con presenza di alberi ad alto fusto. Zone A di parchi regionali e nazionali e Zone di Protezione Speciale dell’UE (all’Elba: Massiccio del Capanne-Enfola e Cima del Monte-Monte Capannello). Aree archeologiche. Ambiti con insediamenti ad una distanza inferiore ai 300 metri dagli impianti.
Per minimizzare l’impatto visivo e paesaggistico
§ Limitare l’interferenza visiva degli impianti considerando i punti di vista prioritari della porzione di territorio da cui l’impianto è chiaramente visibile; Limitare e impedire l’alterazione del valore panoramico del sito oggetto dell’installazione ossia del quadro dei centri abitati e delle principali emergenze storiche, architettoniche, naturalistiche e dei punti di vista panoramici da cui l’impianto è chiaramente visibile; Riduzione degli effetti visivi negativi dovuti all’addensamento di impianti dai punti di vista più sensibili, in particolare dai limitrofi centri abitati. Utilizzo di torri tubolari o eventualmente a traliccio, per questi ultimi deve essere dimostrato, attraverso un apposito studio, la migliore compatibilità paesaggistica rispetto al paesaggio oggetto di intervento. Utilizzo di soluzioni cromatiche neutre e di vernici antiriflettenti. Interramento dei cavidotti a media e bassa tensione, propri dell’impianto e di collegamento alla rete elettrica.
Documentazione e contenuti di progetto
In particolare la documentazione del progetto definitivo dovrà esplicitamente rispondere a criteri in merito all’impatto e in particolare chiarire in forma esaustiva:
§ caratteri del progetto (superfici interessate, interventi, potenza installata) e delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi di costruzione e di funzionamento, modalità di allaccio alla rete; tecnologie e tecniche prescelte, con indicazione dei motivi principali della scelta compiuta dal committente tenendo conto dell’impatto sull’ambiente e paesistico. Caratteri delle aree interessate e del paesaggio (fotografie e simulazioni fotografiche dell’impianto e della visibilità dai centri abitati e dalle aree di maggior rilevanza; ortofotocarta dello stato dei luoghi attuale e previsto dal progetto); impatto sul patrimonio naturale e storico, la flora e la fauna, sugli aspetti visivi e paesaggistici (Studi di Valutazione di impatto Ambientale e eventualmente Valutazione di Incidenza ambientale). Relazioni tra il progetto e gli strumenti di programmazione e di pianificazione vigenti, informazioni in merito alla localizzazione di impianti già installati nel territorio entro una distanza che li possa rendere visibili contemporaneamente.”