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EROSIONE COSTIERA: UN CANCRO PER IL 40% DELLE SPIAGGE

E' L'ALLARME LANCIATO DALL'ICRAM IN UN CONVEGNO SUL RIPASCIMENTO

EROSIONE COSTIERA: UN CANCRO PER  IL 40% DELLE SPIAGGE

Quattro milioni di metri quadrati di sabbia persi dall’Italia negli ultimi anni, per un valore di 5 miliardi di euro. Ora è caccia ai giacimenti di sabbia, a partire da quelli in fondo al mare. Il futuro delle spiagge italiane è in fondo al mare. Qui si nascondono i giacimenti di sabbia che potrebbero ridare vita agli arenili delle coste del Belpaese. Il 40% delle spiagge infatti è in erosione e negli ultimi anni si
sono persi 4 milioni di metri quadrati di sabbia, con un valore stimato in 5 miliardi di euro. L’allarme è stato lanciato durante il convegno Icram dedicata ai ripascimenti, all’utilizzo cioè delle sabbie sommerse per rifare le spiagge. E rifare le spiagge è soprattutto una convenienza non da poco. Si calcola che ogni metro quadrato di arenile recuperato produca un reddito generale per la collettività di 1.200 euro mentre per ogni euro speso per la ricostruzione si avrebbe un ritorno di
50-100 euro nei primi 3-5 anni.
Ma la caccia alla sabbia non è facile, per qualità e quantità. Solo nel Lazio, Liguria e Toscana il fabbisogno stimato nell’ambito del progetto europeo Beachmed è di oltre 150 milioni di metri cubi di materiale per la ricostruzione (21,50 per ciascuna delle coste di Lazio e Toscana e 111,18 per la Liguria) e 1,7 milioni di metri cubi l’anno per la manutenzione. Il progetto -si legge nel terzo rapporto di Beachmed- ha coinvolto anche due distretti europei, uno in Francia (Herault) e uno in Spagna(Comunidad Valenciana). La stima del fabbisogno di sabbie per le coste di queste cinque regioni arriva a 200 milioni di metri cubi per la ricostruzione e di circa 6 milioni l’anno di metri cubi per la manutenzione. «La sabbia – ha detto Giovanni Battista La Monica dell’ Università di Roma La Sapienza – è un dono dell’ultima glaciazione. Non è una risorsa
rinnovabile e non è facile da trovare, soprattutto poi dello stesso colore».
In questo senso «le spiagge italiane sono destinate a cambiare. Segni evidenti si possono già vedere sul litorale laziale, a Ostia e Ladispoli la sabbia non è scura come nel passato». Colore a parte la disponibilità è diversa tra le regioni, resta inoltre aperta la questione della proprietà senza contare fattori ambientali come la presenza di condotte di telecomunicazioni sottomarine, aree di particolare pregio, ecche da tutelare. Ecco perché l’Icram ha reso noto una proposta di protocollo
operativo sul ripascimento che servirà «da quadro di riferimento nazionale e come valido ausilio tecnico per norme specifiche». Ma per ridare vita alle spiagge della tintarella non è detto che si debba
per forza scandagliare gli abissi. «C’è la possibilità di diversificare gli interventi – ha detto Stefano Corsini, dirigente del servizio difesa coste dell’Apat – andando a prendere il materiale da cave terrestri o dalla risulta dei dragaggi». Per conoscere comunque la reale salute dei confini
terrestri nazionali, l’Apat sta digitalizzando tutta la linea di costa comprese tutte le opere di difesa. L’obiettivo è arrivare a ottenere una fotografia puntuale dell’erosione e stabilire finalmente con esattezza la lunghezza reale delle coste italiane.