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LETTERA APERTA - Tirreno Elba News
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LETTERA APERTA

“PARLO DEL MIO DOLORE PRIVATO È PERCHÉ MI AUGURO CHE SITUAZIONI COME QUESTA NON DEBBANO PIÙ RIPETERSI, E PERCHÉ MI AUGURO CHE LA MODERNA STRUTTURA PORTUALE DI PIOMBINO ED IL SISTEMA DEI COLLEGAMENTI MARITTIMI SIANO RIPENSATI A MISURA D’UOMO: ABITARE SU UN’ISOLA NON PUÒ ESSERE UN HANDICAP ULTERIORE, NON PUÒ ESISTERE NESSUN DIRITTO NEGATO IN NOME DI NESSUNA ECONOMIA TURISTICA”

Non avrei mai pensato di dovermi trovare un giorno ad esporre pubblicamente
il mio dolore privato, lo faccio cercando di contenere e dosare la mia
rabbia parola per parola, per non offendere nessuno, ma neppure per passare
sotto silenzio le responsabilità e la grave ingiustizia che ho dovuto subire
venerdì pomeriggio del 23 aprile sul porto di Piombino.
Insieme ai turisti felici di trascorrere un week-end all’Elba, alle 17,30
nel grande piazzale assolato, c’eravamo anche noi, io e mia moglie, appena
dimessa dal reparto ematologico dell’ospedale di Pisa, dopo tre settimane di
degenza ed una estenuante chemioterapia, per combattere la leucemia mieloide
acuta di cui è affetta.
I medici mi avevano telefonato la mattina stessa dicendo di andarla a
prendere perché i valori ematologici, pur debolissimi, le consentivano di
trascorrere alcuni giorni a casa. Anche il ritorno a casa fa parte della
terapia: ritrovare i figli, gli amici, aiuta a sopportare meglio le cure.
Ricordarsi, dopo settimane di pareti d’ospedale, di come è piacevole la vita
anche nei suoi aspetti quotidiani rafforza nel malato il desiderio di
vivere.
Di ritorno da Pisa ho fermato l’auto davanti alle biglietterie del porto di
Piombino, nell’unica zona d’ombra del piazzale, ma in divieto di sosta. Mia
moglie, con la mascherina e sdraiata sul sedile, non poteva rimanere al
sole.
Subito un lavoratore portuale mi ha fatto cenno di spostarmi, sono sceso, ho
spiegato la situazione, ma là non si poteva parcheggiare. Ho visto allora
degli agenti della Guardia di Finanza, mi sono avvicinato, ho fatto presente
il caso, e loro molto gentilmente mi hanno permesso di far rimanere mia
moglie all’ombra.
Sono salito alla biglietteria, la prima nave in partenza era la Moby delle
18,20, io avevo anche la borsa termica con gli specifici medicinali
consegnatimi all’ospedale di Pisa. Gentilmente i gestori del ristorante al
piano superiore della stazione Marittima mi hanno permesso di conservarli
nei loro frigoriferi.
Mi sono messo in coda alla biglietteria della Moby Lines , arrivato il mio
turno mi dicono che non c’è posto. Io allora cerco di spiegare che sono
residente e che sto riportando mia moglie a casa dopo una lunga degenza per
una grave malattia. L’operatore non si consulta con nessun collega, mi
ripete che non c’è posto e mi prega di farmi da parte. Io insisto, lui è
inflessibile e scocciato, mi dice di far salire mia moglie a piedi, ma lei
non può neppure camminare, non può respirare dove ci sono molte persone, per
lei anche il respiro degli altri è un’insidia.
Esasperato chiamo il 112, mi rispondono che hanno tutte le pattuglie fuori.
Mi dicono di chiamare un’ambulanza, ma con il 118 mia moglie sarebbe stata
ricoverata inutilmente presso l’ospedale di Villa Marina.
In preda alla rabbia e lo sconforto esco dalla stazione marittima e proprio
là sotto vedo un’auto dei Carabinieri di scorta ad un importante
personaggio. Mi avvicino, parlo con il Brigadiere, mostro tutta la
documentazione. In un attimo si rende conto della gravità della situazione,
ed insieme al Maresciallo della Guardia di Finanza del presidio delle Fiamme
Gialle al Porto di Piombino coordinano le operazioni.
Il maresciallo si presenta personalmente alla biglietteria e dopo ulteriori
spiegazioni ed insistenze, parlando anche con i responsabili dell’ufficio,
riesce ad acquistare il biglietto per la mia auto. Nel frattempo il piazzale
è totalmente congestionato dai mezzi in imbarco, diversi agenti riescono a
liberare una corsia di transito, attraverso una ginkana di auto, pullman e
passeggeri ci fanno arrivare sul ponte della nave e di autorità ci fanno
salire a bordo con l’auto
Abito a La Zanca, dopo un’ora di traversata avevo davanti a me ancora un’ora
di viaggio, ammesso che ci fosse stata disponibilità di posti in quel giorno
caotico per gli imbarchi, non avrei potuto aspettare la nave successiva, con
i medicinali nella borsa frigo, con mia moglie stanca dietro la mascherina
ed i guanti.
Sono profondamente indignato per come sono stati calpestati i diritti di una
persona malata: la struttura portuale di Piombino si sta rivelando sempre
più a misura di tir, distanze faticosamente percorribili a piedi, parcheggi
sotto il sole, scarsa attenzione per i pedoni.
Ma sono indignato soprattutto per la mancanza di un corridoio privilegiato
per i residenti elbani in difficoltà, che non ci stanno a cedere il proprio
sacrosanto diritto alla salute in cambio di un pullman in più di turisti da
traghettare sull’isola felice. Io ho dovuto fare la voce grossa, ed ho avuto
la fortuna di incontrare agenti delle Forze dell’Ordine umani ed
efficientissimi, che ringrazio pubblicamente, ma altrimenti non so come
avrei fatto. Di fronte ad un’ urgenza reale e dimostrabile, non esistono
posti riservati, la sofferenza è carta straccia.
Se ho parlato del mio dolore privato è perché mi auguro che situazioni come
questa non debbano più ripetersi, e perché mi auguro che la moderna
struttura portuale di Piombino ed il sistema dei collegamenti marittimi
siano ripensati a misura d’uomo: abitare su un’isola non può essere un
handicap ulteriore, non può esistere nessun diritto negato in nome di
nessuna economia turistica.
Walter Ciangherotti