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L’OSSESSIONE DEL REVISIONISMO

LA STORIOGRAFIA DEVE INDAGARE A 360 GRADI E NON FARE SCONTI A NESSUNO

C’è qualcuno che ha paura del revisionismo, perché ha paura degli scheletri che da sessant’anni nasconde ben accuratamente nei propri armadi. E quando qualche studioso della portata di Renzo de Felice o Giampaolo Pansa, si avvicina un po’ troppo a quegli armadi, i cani da guardia dell’ortodossia resistenziale partono con il linciaggio morale, la calunnia e “l’insulto culturale” alla Togliatti. Così, detto e fatto, questi storicii, rei di avere osato tanto, vengono tacciati d’essere dei poveri “storicuzzi”. Già, perché solo chi scrive sotto dettatura della direzione del Partito può godere del crisma dell’ufficialità ed essere considerato storico con la “S” maiuscola. La stessa sorte è toccata ad alcuni conduttori televisivi e di TG, colpevoli di mettere a confronto le diverse tendenze storiografiche, anziché propagandare il verbo ufficiale. Sono diventati “sbavanti e vergognose espressioni di un morente regime” (comunque non c’è da preoccuparsi, tanto i TG sono come l’Araba fenice, riescono sempre a rigenerarsi dalle ceneri dei regimi caduti per tornare prontamente a servire il regime di turno; l’ unica eccezione è il TG3 che da trent’anni serve sempre e comunque il solito padrone)

Poi ci si lamenta se il 25 Aprile a Portoferraio, appena è stato intonato il canto di Bellaciao, molti hanno abbandonato la manifestazione. Forse sarà stato un gesto forte ma certamente comprensibile, se si pensa che solo pochi giorni prima i dirigenti comunisti di tutte le risme (ex, neo, post, para, filo ed in servizio permanente effettivo) avevano invitato i cittadini democraticoprogressisti a cantare proprio quell’inno, ma non tanto per onorare il sacrificio dei molti eroi caduti per la libertà, quanto per protestare contro la riforma costituzionale in corso d’approvazione. E così un bellissimo canto partigiano è stato trasformato in una mediocre esibizione di parte . Sembra che qualcosa di simile sia accaduto anche a Rio Marina, allorché il rappresentante della minoranza, co-relatore ufficiale della cerimonia (questa bieca destra riese che nelle cerimonie ufficiali fa parlare anche la minoranza!!!), ha sparato un banale comizietto tutto infarcito di polemici riferimenti all’attualità politica. E così una bellissima cerimonia , un momento di unità, ha rischiato di trasformarsi in una bagarre politica. Per fortuna sembra che nessuno abbia raccolto la provocazione, e così tutto è filato liscio.
E’ evidente che nell’Unione c’è chi, sull’onda dell’entusiasmo per le recenti fortune elettorali, sta cercando di forzare la mano, per creare un clima di scontro politico tendente a delegittimare per l’ennesima volta l’avversario e questa volta proprio sul piano della fedeltà costituzionale e repubblicana. Stiamo attenti perché questo è un gioco miope e pericoloso. Questa volta la posta in gioco è troppo alta: è lo stesso concetto di Patria comune che non temono di mettere a rischio pur di raccattare qualche voto in più.

Una cosa dovrebbe essere chiara a tutti: la Patria, la Costituzione, la Repubblica non sono proprietà privata di nessuno, e tutti hanno lo stesso diritto-dovere di celebrarne le ricorrenze e di difenderne i valori. Altra cosa è la storiografia, questa non ha valori da difendere, né miti da alimentare. Questa deve indagare e portare alla luce i fatti così come sono accaduti, senza abbuoni per nessuno. Non si può nascondere un documento o minimizzare un evento per non nuocere ad una certa idea della storia, che qualcuno ha voluto rappresentare per finalità politiche e non certamente culturali.

NANNI GIOIELLO