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PASSEGGIANDO SUL VIALE DEI GIUSTI, IN TEL AVIV - Tirreno Elba News
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PASSEGGIANDO SUL VIALE DEI GIUSTI, IN TEL AVIV

"FRA LE COSE PIù VERGOGNOSE CHE L'ELBA OFFRE C'E' SICURAMENTE LA NAVIGAZIONE" SOSTIENE BRUNO PATERNO'. RIFLESSIONE SULL'ISOLA DI FANTOZZI

Un amico elbano mi raggiunge con il telefonino proprio mentre sto passeggiando nel Viale dei Giusti, la famosa passeggiata ove sono piantate tante piante, tutte in fila ed ordinate al margine della via, ognuna dedicata ad un Giusto, ad un Colui che abbia aiutato, rischiando di suo e spesso pagando con la
vita, l’aiuto offerto ad un Fratello Ebreo. L’amico mi informa che mi ha inviato, via telefax, un articolo che oggi appare sul Tirreno, pagina nazionale, con il quale Vincenzo Onorato ristabilisce i valori dell’ ospitalità elbana, una volta chiamata l’ isola Verde & Blu, oggi arricchita da un nuovo infelice sinonimo, l’Isola di Fantozzi e dei fantozziani che tali ormai si debbono
ritenere i nostri Ospiti che, imperterriti, incuranti delle risate che suscitano fra i loro conoscenti ed amici, continuano a requentarci, il più delle volte, purtroppo, utilizzando proprio un mezzo che per antonomasia si può senza ombra di dubbio definire fantozziano, un traghetto Moby, che a volte rompe l’elica, a volte si insabbia, a volte diventa mortifero per tutti
i trasportati fuori che uno.
Raggiungo velocemente l’albergo dove risiedo ed in portineria trovo il fax con la riproduzione dell’articolo. Forse per i disturbi elettronici con i quali i Palestinesi cercano di impedire le comunicazioni da e per Israele, forse per il poco inchiostro che gli amici Israeliani usano mettere nelle
stampanti (on est pas Juif pour rien) non riesco che a leggere il titolo dell’articolo ed i sottotitoli stampati in neretto oltre che a gioire per l’immagine felice e gioiosa del nostro Capitano Coraggioso.
Non volendo essere autoreferenziale e noioso non ribadisco neppure più quello che penso di Vincenzo Onorato e della sua compagnia di navigazione né tantomeno ricordo, al colto ed all’inclita, la mia ferma convinzione che le mai nascoste protezioni politiche di cui il Capitano Coraggioso gode, gli permettano di offendere la nostra economia ed il buon senso.
Che l’Elba abbia le sue gravi pecche, mai guarite ne avviate a cura salvifica, è cosa nota e dimostrata dalla continua ed inarrestabile caduta di gradimento e fidelizzazione. Che la politica abbia le sue gravi responsabilità, equamente distribuite a seconda dei tempi di “comando” delle varie fazioni, è altrettanto noto e accertato.
Ma che fra le cose più vergognose che l’Elba offre (si fa per dire) ai suoi Ospiti vi è sicuramente la storia della navigazione elbana, che, superata la fase folcloristica e perfettamente funzionante del Comandante Onorato (quello vero, al quale ancora mi inchino) è entrata, negli ultimi anni, in un vortice di squallore inarrestabile. Il palese disprezzo riservato all’Ospite, da quando cerca di comperare un biglietto a quando sale e naviga poi per il canale è conclamato.
La sistemazione logistica del porto di Piombino (ora per fortuna anche
con il gabinetto ed il bar) la mancanza di qualsiasi indicazione circa orari, navi in partenza, costi paragonabili dei passaggi, disponibilità di posti in ognuna delle navi in partenza, l’obbligo onerosissimo della
prenotazione venduta ad un prezzo irreale in rapporto al servizio reso, l’impossibilità di comperare un biglietto senza dover scendere dalla vettura, fa della nostra navigazione un capitolo a parte nella storia della marineria.
Un capitolo di vergogna e di promesse, purtroppo mantenute, da parte degli
Ospiti, di non mettere più piede nell’Isola del Mascalzone, Latino o Partenopeo
non importa, che tutto il mondo ci invidia.
La storia della terza compagnia di navigazione è nota a tutti. Si permise
l’ingresso di due fallende compagnie marittime per dimostrare che non c’era
volontà persecutoria per alcuno, ne di interdizione, ma non si permise
mai alla Navigare Necesse (Navigazione Elbana), formata da imprenditori
e capitali locali, di mettere in mare una nave sicura ed ottima, a prezzi
incredibilmente concorrenziali e quindi finalmente favorevoli al turismo in senso generale.
Lascio quindi amareggiato il King David Hotel e mi avvio una volta ancora al Viale dei Giusti, Ho gli occhi umidi, il pensiero alla mia bella isola verde & blu così offesa e svillaneggiata. Una sola cosa mi conforta, in questo momento; la certezza che Vincenzo Onorato, ed i suoi numerosi sodali, nel Viale dei Giusti, non potranno mai essere ne ricordati ne sepolti.

Bruno Paternò