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IL SENATORE MUGNAI INTERROGA IL MINISTRO DELLE ATTIVITA PRODUTTIVE SUL FUTURO DELLA MAGONA

IL PARLAMENTARE DI AN ELETTO NEL NOSTRO COLLEGIO HA PRESENTATO OGGI UN DOCUMENTO SULLA DRAMMATICA SITUAZIONE DEGLI STABILIMENTI DI PIOMBINO DOPO IL GRAVE INCIDENTE DI MARTEDI

IL SENATORE MUGNAI INTERROGA IL MINISTRO DELLE ATTIVITA PRODUTTIVE SUL FUTURO DELLA MAGONA

In data 12 Aprile u.s., nel reparto laminatoio dello stabilimento siderurgico de “La Magona d’Italia” di Piombino, si è sviluppato un grave incendio che costringeva i lavoratori di turno a fuggire mentre un fumo irrespirabile invadeva la città.
Dai risultati delle prime ricostruzioni parrebbe che il rogo fosse stato originato dal mancato funzionamento del sistema antincendio collocato all’interno del medesimo stabilimento, essendo stata, la scintilla originaria, verosimilmente prodotta nel momento in cui alcuni operai hanno tentato di tagliare con la fiamma ossidrica un nastro di lamiera rimasto incastrato negli ingranaggi. Un lavoro questo, tra l’altro, usuale ed effettuato in sicurezza, cioè ad impianto fermo.
Sembrerebbe, dunque, che le fiamme si siano in tal modo propagate senza che il sistema automatico antincendio partisse e senza che neanche quello manuale rispondesse ai vari tentativi di attivazione, peraltro immediatamente effettuati dagli addetti alla fabbrica.
Attese le dimensioni dell’incendio, sono state necessarie tredici ore per domare le fiamme che dopo qualche istante già correvano sul tetto del capannone del reparto laminatura, andato completamente distrutto.
Frattanto sulla città calava una nuvola nera, alimentata dall’olio che bruciava, spargendo un odore così acre da strozzare il respiro a centinaia di persone; molti sono scesi in strada per cercare di capire che cosa stesse succedendo e che cosa si potesse fare. Molti sono rientrati nelle proprie case solo quando il fumo, dopo molte ore, si è leggermente diradato ed il pericolo sembrava ormai passato.
Dopo la paura del rogo notturno e della densa nube nera che in pochi attimi ha avvolto la città, tenendola a lungo prigioniera col fiato sospeso, rimane ora il timore grande per la sorte dei posti di lavoro dei circa mille dipendenti della “Magona d’Italia” piombinese e dei quasi trecento del suo indotto.
Il fuoco è stato spento completamente solo dopo una notte ed un giorno di lavoro continuo, il rogo ha ridotto a ferraglia annerita – ovviamente del tutto inutilizzabile – gran parte dello stabilimento: il reparto addetto alla laminatura, in particolare, dove nastri d’acciaio venivano stirati da grossi cilindri, non esiste più.
I dirigenti dello stabilimento del gruppo francese “Arcelor” dicono di non aver ancora fatto il conto dei danni, e per ora si limitano laconicamente ad affermare che “il capo distaccamento dei Vigili del Fuoco di Piombino ha parlato di gravissimi danni”, riservandosi di diffondere cifre, in attesa che vengano effettuate, da parte di tecnici specializzati, le necessarie approfondite ricognizioni.
Insomma, per intanto (e, verosimilmente, per lunghissimo tempo) nessuna ripresa della produzione.
Siffatta vicenda, che ha colpito uno dei più qualificati produttori del panorama siderurgico europeo (la Magona, va ricordato, nasceva nel 1891 come unico produttore italiano di “banda stagnata”, diventando oggi leader nei prodotti laminati d’acciaio sottili, per quasi cento anni quotata nelle Borse italiane e detenuta, dal 1998, dal gruppo Arcelor, primo produttore europeo d’acciaio), rappresenta un fatto molto grave, un colpo pesante per la capacità produttiva dell’azienda che, proprio in questi giorni, avrebbe dovuto raggiungere, tra l’altro, un traguardo importante come la firma del protocollo d’intesa con l’ambiente.
Ma non v’è dubbio che la più rilevante delle preoccupazioni attuali sia per l’andamento futuro dello stabilimento per il quale, già nelle assemblee dei giorni scorsi, si parlava di cassa integrazione: questo incendio aggrava la situazione (di fatto l’incendio ha, infatti, bloccato tutta la produzione Magona) e si teme per le sorti dell’Azienda e, soprattutto, per il destino di tutti gli operai che – sebbene siano rimasti attoniti e sgomenti davanti alle fiamme altissime, soffocati dal fumo acre – hanno comunque continuato con dignità a lavorare per la fabbrica, prima tentando di domare le fiamme con i tanti Vigili del Fuoco intervenuti e poi restando davanti alle macerie in attesa di chissà quali notizie.
Respirando un’aria di tremenda insicurezza e con il pensiero alle famiglie che hanno da mantenere, i magonisti – forse fiduciosi nelle istituzioni – vorrebbero conoscere ciò che li attende e, possibilmente, essere in tal senso rassicurati.

Tutto ciò premesso, si chiede di sapere:

– se il Consiglio dei Ministri nonchè il Ministero delle Attività Produttive ritengano di predisporre un intervento, a mezzo di ogni e qualsvoglia idoneo provvedimento si reputi necessario, atto:

a. in primo luogo ed innanzi tutto, al reimpiego di tutti gli operai magonisti attualmente rimasti “senza lavoro”;

b. al sollecito ripristino dello storico stabilimento de “La Magona d’Italia” di Piombino facente parte del gruppo “Arcelor”, primo produttore mondiale di laminati ed, in particolare, al riavvio del cuore dell’Azienda, costituito dal reparto laminatoio.”