Quantcast
L'UNICA VIA D'USCITA E' IL RIFORMISMO - Tirreno Elba News
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

L’UNICA VIA D’USCITA E’ IL RIFORMISMO

QUATTRO CHIACCHIERE CON GIANCARLO DIVERSI

Egregio Signor Giancarlo Diversi,

Noi non ci conosciamo personalmente, anche se leggo sempre ed apprezzo quello che da tempo scrive sui giornali telematici. Apprezzo l’onestà intellettuale con cui mette in discussione le vecchie ideologie (forse anche quelle che un tempo le sono appartenute) e la ricerca appassionata di una via nuova da percorrere. Forse un giorno, l’umanità la troverà, chissà? Nel frattempo però dobbiamo vivere, confrontarci con l’esistente, tenendo conto anche delle esperienze del passato. Io sono un socialista. Per essere più precisi sono un socialista craxiano e condivido con te una certa antipatia verso il liberismo. Credo che la competizione sfrenata dei capitali, senza limiti senza correzioni, lasci troppe vittime sul campo, troppa povertà, troppa emarginazione tra coloro che non riescono a stare dietro alla sua inesorabile corsa (per non dire di quello che accade nel terzo mondo).

Questo non significa, però, che dobbiamo curare la società con una medicina peggiore della malattia. Perché il comunismo, vale a dire l’assenza di competizione e di libertà ha prodotto danni peggiori del liberismo. Tutto sta quindi nel trovare il giusto equilibrio tra l’uomo con le sue esigenze ed il mercato con le sue leggi. La ricerca di quest’equilibrio si chiama riformismo. Che non è un dogma, ma semplicemente una ricerca quotidiana, un metodo che tiene sempre l’uomo al centro dei suoi disegni (umanesimo socialista). Questo che un tempo era patrimonio esclusivo della bistrattata socialdemocrazia, sembra essere, almeno a parole, patrimonio di larghi settori dell’attuale sinistra. Riformismo è diventato ora una specie di parola magica che viene usata da molti, spesso anche a sproposito.

Quello che lei dice aver contagiato la dirigenza delle sinistre, non è in realtà liberismo, ma solo assenza di un progetto politico, assenza di un’autentica visione riformista, che li fa oscillare tra liberismo e massimalismo, provocando dei guasti irreparabili come la svendita di tutte partecipazioni statali. Hanno venduto tutto, quello che era giusto e quello che era sbagliato vendere. Per fare cassetta, ed in ossequio ad una supposta ideologia europeista, hanno venduto tutte le banche, hanno venduto tutte le grandi aziende (anche quelle ben gestite) dove si faceva la ricerca. Oggi in Italia la ricerca non la fa più nessuno. Oggi l’Italia è diventata una specie di supermercato dove le grandi multinazionali vengono e comprano le nostre aziende ex statali, con annessi brevetti e laboratori di ricerca.
In Italia non ha perso il liberismo di Berlusconi, Bush, Blair e Putin (mi sembrano comunque accostamenti azzardati:non dimenticare che Blair è socialista ed è stato eletto dai lavoratori). In Italia ha perso la Casa delle Libertà che ha al suo interno liberisti e statalisti, così come l’Unione ha al suo interno liberisti e statalisti. Purtroppo quello di cui difettano entrambi, nonostante i proclami, sono appunto i riformisti.
Mi unisco a le nel piangere la perdita del Papa e nell’esaltarne l’impegno la coerenza nella difesa degli umili, dei poveri e degli emarginati. Bisogna, però, intendersi sul significato delle sue espressioni. Il Papa, condannando il capitalismo ed il comunismo intendeva riferirsi ai guasti ed agli eccessi provocati da questi sistemi, non intendeva certo indicare una specie terza via (di amendoliana memoria) tra capitalismo e comunismo. Una terza via che nessuno ha mai trovato e che forse non esiste. A meno che non la si riconosca, appunto, nel riformismo.

Lelio Giannoni