"PIAZZA AGENO A PORTOFERRAIO, OPPURE CI PENSI PAPI"
LA LETTERA: NON E' UNA VITTIMA, MA UN SIMBOLO DELL'INGIUSTIZIA UMANA |
Sarei felice un giorno di poter mangiare un gelato in piazza Giancarlo Ageno. Mi piacerebbe, fra qualche anno, leggere di polemiche, che so, sulla pedonalizzazione o sui dissuasori della sosta in via Giancarlo Ageno.
La mia conoscenza di Ageno è stata fugace, ma ne ho ricavato l’impressione di un uomo di non comune qualità. Mi colpì l’ostinazione generosa con cui voleva spiegare, chiarire, convincere chi lo criticava, su questo o quel fatto. Una volta uscì dall’aula consiliare, sconcertato per la violenza di certi attacchi, e poi tornò scusandosi. Mi colpì lo scarto di stile e di toni con gli altri, e una certa inesperienza politica (o impolitica) che a volte sembrava sconfinare nell’ingenuità.
Ho sempre spiegato con queste qualità l’attaccamento fedele e profondo che gli hanno dimostrato i collaboratori del suo impegno amministrativo. Credo che non dimenticherò facilmente la mano di Novaro Chiari che non voleva staccarsi dalla bara, mentre usciva dal duomo, il giorno dei funerali. Sembrava una carezza e una benedizione. Invece ci fu purtroppo qualche caduta di stile evitabile che non voglio citare, e qualche incertezza di troppo: le bandiere della Biscotteria esitarono a lungo: su? giu?
Nella immediata vigilia di quei fatti terribili ebbi occasione di parlare con uno che si sarebbe rivelato fra i suoi più inesorabili critici, e confortò la mia considerazione: “Ageno è, una brava persona”, disse, e ricordo quell’intonazione piantata sul verbo essere, a escludere dubbi. Vicende diverse hanno portato in seguito ad avvenimenti drammatici e ingiusti. Ci furono innamoramenti delle teorie accusatorie, delle ordinanze, dei decreti, mentre ora che c'è una sentenza - visto che è di assoluzione - s'invoca una verità storica e politica diversa, che credo non sarebbe stata ammessa nel caso di pronuncia di condanna, alla quale saremmo stati invitati ad attenerci: "Le sentenze non si commentano", dicono in quei casi.
L’essere vittima di qualcosa non è di per sé titolo di merito - anche se le vittime delle stragi sono ricordate in piazze e strade della nostre città. Va bene. Ma rendere omaggio alla memoria di Giancarlo Ageno non è un "premio" per lui o per i suoi cari, a cui va comunque la solidarietà di moltissimi. Giancarlo Ageno non è (più) solo una vittima dell’ingiustizia. Ageno è un simbolo dell’ingiustizia, umana. E come tutti i simboli ha qualcosa da insegnare a tutti, perfino al di là di quello che era. Ricordare Giancarlo Ageno è un gesto che serve a noi, è un gesto vivo, che parla a chi si dovrà occupare della cosa pubblica, di giustizia, di informazione. Un gesto che dovrà ammonire, perché in futuro non siano commessi gli stessi dolorosi sbagli.
alberto
Spero che coloro che scriveranno il programma politico-amministrativo per le Comunali del 2009 - certo, anche per il Pd - inseriscano - nel capitolo “Diritti civili” - la piazza Ageno. Se non ne avranno la forza (ché di questo si tratta oggi) allora sono sicuro che Maurizio Papi come al solito saprà fare il suo dovere di sindaco e di uomo. |
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