| TOZZI: "COI TAGLI IL PARCO CHIUDE, LICENZIA O PEGGIO" |
| SFORBICIATA SULLE RISERVE NATURALI, INTERVISTA AL PRESIDENTE MARIO TOZZI: "SE SI CONTINUA A TAGLIARE FONDI IN MODO COSI DRASTICO ALLORA SI' SARANNO SOLO VINCOLI. MA NESSUN SINDACO PROTESTA. NON VORREI CHE IL DISEGNO FOSSE QUELLO DI REGIONALIZZARE GLI ENTI. MEGLIO NIENTE" |
Un Parco senza fondi come quello che ci consegnano i tagli alla finanza pubblica? O chiude, o licenzia metà dei dipendenti, o diventa regionale – che è peggio che chiudere. Non lo dice Teletirreno in un rigurgito anti-parco, lo dice - a Teletirreno - Mario Tozzi, presidente dell’ente Parco nazionale dell’Arcipelago toscano.
Ma presidente Tozzi, secondo lei dal tempo della sua istituzione, dal lontano ’96, il Parco è riuscito è riuscito nella sua azione di protezione dell’ambiente flora e fauna dell’arcipelago?
“Sì, la risposta è sì. C’è riuscito, nonostante mille difficoltà. Quello è il primo punto del Parco e c’è riuscito, perché i territori tutelati non sono stati più oggetto di alcun tipo di speculazione edilizia, che comunque altrove è continuata. Le riserve marine che ci sono hanno retto tutto sommato bene, dunque in questo, a tutelare l’ambiente naturale per quello che concerne le percentuali di territorio sotto la giurisdizione del parco marino o terrestre, il Parco ci è riuscito".
Molti detrattori del parco interpretano questa tutela come un vincolo e basta. Hanno torto?
“Oggi c’è un piano del parco in cui il vincolo è diventato una regola condivisa, perché il piano del parco è stato fatto, diciamo cosi, dai vincoli ministeriali o comunque statali insieme con le comunità del parco stesso, con tutti i rappresentanti e con tutti i portatori d’interesse. Dunque il piano del parco è il passaggio dal vincolo imposto alla regola condivisa, e noi oggi siamo tra i pochi parchi ad avere un piano del parco. Questo discorso quindi non esiste, oggi ci sono regole condivise”.
Ecco, un’altra aspettativa era quella del parco come motore di sviluppo. Solo illusioni?
“Come tutti i parchi nazionali questo è stato volano di sviluppo, se si considera che i parchi nazionali portano 30milioni di visitatori e tra 2 a 9 miliardi di euro di fatturato. Francamente il parco dell’Elba ha fatto la sua parte, ma quello non è il suo compito, il parco può favorirlo, può renderlo più facile, può auspicarlo, può fare pubblicità gratuita a tutti, perché il parco quando pubblicizza se stesso pubblicizza i territori comunali di tutti quelli che sono rappresentati li, ma il parco non è un attore economico né un promotore del turismo. In ogni caso il parco permette uno sviluppo basato sul turismo sostenibile che è l’unico possibile, ma di fatto se i turisti diminuiscono all’Elba - facciamo conto non so ancora i dati di quest’anno - la colpa è di chi opera male nel settore del turismo, non del parco,il parco non è un ente turistico”.
Ma quali potrebbero essere i punti di forza anche turistica, e le criticità dell’arcipelago?
“I punti di forza sono l’area marina protetta, cioè le riserve marine delle isole, visto che sono territori più facili da controllare nonostante gli episodi sfavorevoli, ma insomma i mari di Pianosa o quello di Montecristo sono dei successi, dei punti di forza, perché son visitabili oggi, anche se ci sono delle regole, mentre un tempo c’erano solo i carceri o l’abbandono. Le criticità sono le solite: non si riesce ad avere un’area marina protetta al Giglio e all’Elba, anche se ho appena ricordato che quelle aree marine si faranno. Certo sarebbe stato meglio farle prima con quei progetti che avevamo già messo in piedi ma che poi non sono mai stati eseguiti. Le criticità poi sul territorio sono di altra natura. Certo che se si continuano a tagliare i fondi ai parchi e si prospettano questi tagli cosi drastici per i parchi non si potrà fare granché a quel punto sarà solo un vincolo”.
Ecco, torniamo al peccato originale del Parco, da 14 anni.
“Ma lì la colpa è dell’Elba, non ho sentito protestare nessuno per i tagli dei fondi ai parchi”.
Quindi il parco dell’arcipelago è solo?
“E sì, è sempre stato cosi, è sempre stato visto come un fastidio, ma questo lo sappiamo bene. Al Giglio e all’Elba ci si opponeva al parco prima ancora che fosse imposto. Poi ti dicono che ci saranno dei tagli ai parchi e non sento un solo sindaco rivoltarsi. Se a me dicessero che al Comune di Portoferraio saranno ridotti i soldi per l’ambiente..io penso che direi qualche cosa, invece non sento nessuno protestare per questo. Poi a quel punto se non ci sono più soldi ma permane l’area protetta, francamente diventa difficile il futuro del parco”.
Infatti è la nostra domanda: se ci saranno questi tagli che futuro avrà il Parco dell’arcipelago?
“Eh...o chiude, ma questa è l’ipotesi meno realizzabile, o può licenziare la metà dei dipendenti, ma pure questo mi sembra difficile, oppure forse il disegno che c’è dietro è quello di volerli regionalizzare. E questo è peggio della chiusura”.
Perché?
“Regionalizzare i parchi nazionali è peggio che chiuderli”.
Il motivo?
“Perché a livello regionale, comunale e provinciale il vincolo e la conservazione della tutela dell’ambiente naturale non sono garantiti per niente, perché ci sono troppi interessi”.
Un augurio o un consiglio da parte sua. Al parco o al territorio…
“Al territorio. E’ che capiscano che questa è l’unica strada che hanno se vogliono evitare di finire come Ischia o come Malta, ecco se si vuole ancora un’isola d’Elba naturale meta di un turismo intelligente e di qualità, che rimane a lungo e che torna - perché queste sono le cose importanti non tanto che arrivi e basta - l’unica via è quella di una scelta coraggiosa in termini di tutela e protezione dell’ambiente naturale accettando l’area marina protetta. Anzi proponendola per poi poter trasformarla in una regola condivisa attraverso il piano. Ecco questa è la via per aver un futuro altrimenti rischi ad esempio la cementificazione, assalto turistico, insostenibile perché le spiagge sono sempre quelle”.
Quanta gente dell’Elba auspicherebbe un assalto turistico?
“Beh, soltanto quelli non tanto intelligenti possono auspicare questa cosa, perché significa quindici giorni di ferro e fuoco, con gran danno, e poi niente più per il resto dell’anno, insomma nessun ambiente regge più di tanto, e rischia di trasformarsi come Malta, in una piattaforma di cemento, in cui ci sono alberghi da 2mila persone, ma la spiaggia non si vede più. Ma Malta regge perche ha i corsi d’inglese, e un clima dove puoi fare il bagno a novembre. Oppure fai la fine di Ischia anche lì assaltata dai turisti, senza più nessun ambiente naturale. Lì ci sono le terme e i congressi che ti tengono in piedi tutto l’anno, ma all’Elba non ha tutte queste risorse e può contare solo sulla sua natura incontaminata".
Dunque?
“Un augurio a tutti quanti: che capiscano bene che questa è l’unica strada, non ci sono altre alternative e non se ne vedono, anche la maggior parte degli amministratori si orientano in questo senso. A volte possono trovare antipatiche le mie parole, ma alla fine mi devo dare ragione per forza perché i fatti sono quelli…se gliele avesse dette un elbano l’avrebbero accettate più volentieri, ma a me non m'importa, purché si faccia”. |
giovedì 29 luglio 2010 - 02.07
Foto 1: Il presidente del Parco Mario Tozzi
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