| ALBERTO SEVERI FA PARLARE LE DONNE DI SANT’ANNA |
| LA PIECE TEATRALE DEL NOTO GIORNALISTA DI RAI 3 IN SCENA AI VIGILANTI. PER CELEBRARE LA DONNA E RIFLETTERE SULLA INSENSATEZZA DELLA GUERRA |
Nell’ambito delle iniziative promosse dall’assessorato alla cultura di Portoferraio in occasione della festa della donna, è sabato sera ai Vigilanti è andato in scena lo spettacolo teatrale, “Le donne di Sant’Anna”. Autore della pièce Alberto Severi, giornalista del Tg3 Toscana, che nel pomeriggio ha incontrato il pubblico presso il Centro De Laugier. Il giornalista ha parlato di questa narrazione, in forma teatrale di una delle più efferate stragi dell’ultima guerra, tornata prepotentemente alla ribalta dopo il film di Spike Lee “Miracolo a Sant’Anna”. “Non è uno spettacolo nato per la festa della donna – ha spiegato l’autore – anche se è congruo che venga presentato dato in questa occasione. E’ nato su commissione del comune di Stazzema sulla base del libro di Paolo Pezzino che ha messo un po’ a posto le cose dopo le polemiche seguite al film di Spike Lee”. Perché le donne? “Perchè come si sa sono state le principali vittime della strage – ha continuato – si dice di solito donne vecchi e bambini, dimenticando che tra i vecchi ci sono le vecchie e che tra i bambini ci sono le bambine”. Quindi la maggior parte delle vittime furono donne. “Gli uomini, anche quelli validi si erano allontanati – ha raccontato Severi - pensando cha un’azione “militare” del genere non fosse possibile, non avendo forse ancora colto il lato terroristico della guerra nazista. Questo offre la possibilità di un punto di vista totalmente femminile sulla guerra che è sicuramente anzitutto una cosa da uomini, da maschi, non importava che ci fosse Froid a spiegarci, come quasi tutte le armi sono praticamente una metafora crudele dell’organo sessuale maschile. Non è un caso – ha continuato il giornalista- che ancora oggi alle azioni di guerra sulle popolazioni civili seguano regolarmente gli stupri, dai tempi tribali fino alle guerre tecnologiche che, del resto, quando smettono di essere tecnologiche diventano di carne e sangue, e le donne come vittime. Devo dire che è un po’ disperante vedere il fascino che recentemente la carriera militare esercita sulle donne. Speriamo che questa sia in un ottica difensiva o di peace –keeping come si dice – ha terminato - ma certo questa viene presa come una conquista di parità da parte delle donne. Ma potrebbe essere una omologazione del “femminile” che, secondo me, resta l’anticorpo più forte verso al violenza e verso la guerra”. |
martedì 9 marzo 2010 - 11.35
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