Cemento a Bagnaia, il Partito Comunista Italiano, i dirigenti regionali e quelli locali ed il retroscena

Scritto da Giovanni Muti

Politica

Giovanni Muti

L’articolo di Pietro Chionsini (Tullio per i riesi) pubblicato sabato 2 gennaio dal titolo “Lo sviluppo urbanistico a Rio dopo la chiusura delle miniere" http://www.elbanotizie.it/articolo.asp?key=17080 è una lucida analisi di quello che successe in quel periodo. Un periodo caratterizzato dalla crisi e successiva chiusura delle miniere, ma anche dalla speranza di uscirne, attraverso sviluppo turistico. Questo influenzò, in alcuni casi negativamente, lo sviluppo urbanistico sopratutto nelle zone vicino al mare, come Nisporto Nisportino e Bagnaia, e aizzò l’appetito degli imprenditori d’oltre canale che vi vedevano la possibilità di fare grossi profitti. E siccome non erano degli ingenui arrivavano all’Elba dopo essere passati dai palazzi fiorentini e livornesi. E questo creava problema agli amministratori locali che reagivano come potevano, ma con pochi risultati, come spiega Chionsini nelle ultime righe del suo articolo.

“In ogni caso allora funzionava così. Il PCI era un partito fortemente gerarchico e tutti gli iscritti osservavano rigidamente le regole. Comunque ti dò un'altra testimonianza che credo abbia ancora più importanza: i miei colleghi di maggioranza ed opposizione, i sindaci con cui ho lavorato erano persone rispettabili serie ed oneste e se ci sono stati degli errori sono stati fatti in perfetta buona fede. E anche quando alcuni di loro, cercavano di opporsi e andavano addirittura a Firenze a discutere, non ottenevano nulla e se ne tornavano con la coda tra le gambe. Come successe ad una commissione di dirigenti PCI che andarono a Firenze per bloccare un progetto edilizio a Bagnaia.”

E’ interessante sapere come nacque l’idea di questa commissione, come fu formata e cosa successe a Firenze.

Ecco il retroscena

Io, in quel periodo, siamo nel 1975, facevo parte della Commissione Urbanistica per il PCI, che era minoranza nell’amministrazione di Centro Destra guidata dal Sindaco Luigi Paoli ed ero quello che aveva sollevato il problema e bloccato il rilascio della licenza di un grosso insediamento a Bagnaia.

Un giorno si è presentato, in agenzia turistica a Portoferraio dove lavoravo, l’impresario a dirmi che il mio atteggiamento stava creando un danno enorme alla sua impresa e che, per evitare tutto questo, aveva una proposta da farmi. Gli dissi che non ne potevamo parlare in quel momento, ma ci potevamo vedere nel pomeriggio un’ora prima che aprisse l’agenzia.

Capii che doveva essere un'offerta molto vantaggiosa per me, di “quelle che non si possono rifiutare”. Ma io gli preparai una sorpresa di quelle che nel suo ambiente non si possono prevedere: quando aprì la porta vide, insieme a me, due consiglieri della minoranza. (Pietro Chionsini e Romano Mengini. Rimase sulla soglia e guardarci e poi rivolto a me disse:

“La credevo più intelligente”

Passano una quindicina di giorni, sto per entrare in Comune a Portoferraio e lo incontro che scendeva le scale. Appena mi vide con un gran sorriso che mi sorprese disse:

"Caro Sig.Muti, adesso lei ha perso la sua battaglia. Avremo la licenza e partiremo con i lavori."

Gli dissi che avrei mosso la questione al livello regionale e lui scoppiò a ridere e mi disse esattamente:

"Sig. Muti, mi faccio meraviglia di lei. Ma io in Regione ci ho fatto lo stradello. Ha capito? Ma per chi mi prende?”

Qualche giorno dopo, incontro Fabrizio Antonini (dirigente circondariale PCI) che usciva da un ristorante e glie l’ho accennato. E lui mi disse che non gli dovevo dare retta e che la cosa non era credibile..e se ne andò. Comunque qualche dubbio dovette averlo se, il giorno dopo, mi telefonò in ufficio e mi disse se potevo andare al partito.

Quando entrai c'erano un decina di compagni. Mi ricordo tutti i capi locali tra i quali l’Arch. Nedo Volpini, Sauro Giusti, Fabrizio Antonini, Vezio Colli, Giampiero Berti. Forse anche Danilo.

Fabrizio mi disse:

“Giovà ieri mi ha fatto quel discorso e io ti ho detto che non ci dovevi credere .. ma, siccome si tratta di una cosa molto grave, dovresti ripeterla davanti a compagni.”

I compagni, intanto, sotto i grandi ritratti di Marx e Lenin mi guardavano. Qualcuno con un’aria annoiata.

Raccontai per filo e per segno la faccenda e terminai con la “frase dello stradello” di cui mi aveva parlato l’imprenditore. Tutti avevano l’aria incredula. Io gli dovevo apparire proprio un ingenuo, e io stesso incominciai a pensarci.

A questo punto Vezio Colli, che fino ad allora non aveva aperto bocca, fece una proposta che venne accettata. Si sarebbe formata una commissione che sarebbe andata a Firenze a chiarire tutto con i compagni dirigenti regionali.

Poi rivolto a me disse:

“Così te Giovà ti renderai conto che questo è un partito di persone oneste e che i compagni di Firenze non sono degli intrallazzatori”.

Da chi doveva essere composta? Da un compagno tecnico che non poteva esser che l’Arch. Nedo Volpini; poi chi aveva sollevato il problema nella Commissione Edilizia di Rio che era Giovanni Muti detto il Monello; poi un rappresentante della segreteria circondariale che era Pino Coluccia e un rappresentante del comitato che si era formato a Bagnaia di cui non ricordo il nome.

Dopo qualche giorno partimmo. Trovammo sulla nave Giovanni Fratini che, anche lui, andava a Firenze e si unì a noi.

Arrivati davanti al palazzo della Regione Volpini disse che l’ufficio era al secondo piano. Montammo su e il corridoio iniziava con un lungo tappeto rosso al centro del quale c’era un striscia più chiara, il segno di polvere lasciato dalle scarpe di chi ci camminava.

“Ecco lo stradello dell’imprenditore - dissi ad alta voce. “Basta Giovà co sto stradello - disse uno - ci hai rotto i coglioni."

Quando ci trovammo davanti alla porta, Volpini bussò e attese. Dopo un attimo ribussò. Poi mise l’orecchio alla porta: nulla. Allora aprì lentamente e chiamò:

"Compagno Lusvardi. . . . Compagno Lusvardiiii"

Dopo un po’, una voce lontana disse forte: "Entra Entra . . .vieniii !!"

Entrammo e ci trovammo davanti ad un enorme tavolo e dietro un signore che, con dei fogli in mano, si stava avvicinando con un’aria agitata.

Qualcuno gli chiese se era tutto a posto e lui, con un forte accento fiorentino disse, più o meno:

"O compagni un vu potete immaginare i che glie successo …. Stamattina sono stati denunciati 3 compagni per qualche cazzata che hanno combinato durante i lavori di restauro dei danni dell’alluvione".

Continuò sullo stesso tema per un po’ e poi ci spostammo tutti dall’altra estremità del tavolo e Volpini spiegò di che si trattava. Appena parlò di Bagnaia, il tizio fece un gesto e io capii che lui conosceva tutto e che forse era quello che era stato contattato. Infatti, appena incominciò a parlare, spiegò che per i lavori di Bagnaia, non c’era bisogno di un Piano di Urbanizzazione, semplicemente perché poteva essere rilasciata una licenza singola, come si fa con un condominio. E questo mi confermò che lo stradello portava a lui.

Intervenni io e gli dissi che questo era semplicemente contro il Regolamento Edilizio e citai a memoria la norma. Lui Rimase un po’ a guardarmi e poi disse:

“Scusa ma te … un sei mica il compagno che organizza manifestazioni a Bagnaia e che ha fatto tutto sto po’ po’ di casino?”

Gli dissi di si e lui partì con una predica sul fatto che i compagni, in periferia, non dovevano creare problemi perché che ce ne erano anche troppi. Andò avanti con questa predica finché dentro di me scattò il Monello. Lo interruppi e gli dissi che tutte quelle cazzate le doveva dire ai suoi compagni che lo avrebbero ascoltato. Gli dissi che io me ne sarei andato e li avrei aspettati fuori. Lui sorpreso non replicò e io me ne andai sbattendo la porta.

Un’ora dopo eravamo tutti seduti in un ristorante. Chi era amareggiato e chi incazzato per quello che era successo. Siccome io insistevo ironizzando uno di loro disse:

"Basta . . . . perché altrimenti mi fai incazzare, torno in quell’ufficio e gli butto la poltrona dalla finestra."

Quindi la licenza fu rilasciata, i lavori poterono iniziare e Bagnaia poté avere un'altra cementificazione.

E questo episodio fa capire come, in alcuni casi, si realizzavano in quel periodo le speculazioni edilizie e le difficoltà che dovevano superare gli amministratori locali. Difficoltà che affrontavano con i loro limiti ma anche e soprattutto la loro sostanziale onestà.

G. Muti

Indietro sabato 9 gennaio 2021 @ 17:54 © Riproduzione riservata

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