Dissalatore, all'Elba con il "cerino acceso in mano"

Tra ricorsi e controricorsi il TAR al momento ha accolto le motivazioni della ASA, tanto che i lavori per l’installazione del dissalatore di Mola dovrebbero riprendere in questi giorni. Di Alberto Zei

Dissalatore

Foto da Alberto Zei

L’Elba e il dissalatore

A qualcuno doveva pur restare il cerino acceso in mano quando, dopo le altalenanti decisioni sull’approvvigionamento idrico tra i vari Comuni dell’Elba, altri dall’ esterno hanno deciso per tutti.
D’altra parte, era anche prevedibile, dal punto di vista della ASA e dell’impresa aggiudicataria, l’ interesse ad installare un dissalatore in una comoda area sulle coste elbane più pianeggianti. Si tratta però di un luogo che per la particolarità ambientale della zona prescelta, confligge in senso generale soprattutto con le esigenze turistico-economiche dell’ intera Isola.

La scelta del luogo – L’ area preferita e ottenuta per la realizzazione dell’impianto di dissalazione è stata quella alle spalle della spiaggia del Lido di Capoliveri, indicata in figura; spiaggia che per la magnificenza orografica e marina di contorno, non ha bisogno di commenti per comprendere il danno economico e paesaggistico arrivato dal ”continente” sotto le apparenze di un rimedio che nella sostanza si rivelerà molto peggiore dello stesso male.
Come si vede in figura, la spiaggia è incastonata, similmente ad un gioiello, all’ interno di un lungo golfo chiuso da tre lati. Si tratta di un’ area delicata che non potrà essere immunizzata dall’ inevitabile inquinamento del dissalatore.
Infatti, le scorie saline di funzionamento dovranno comunque essere smaltite. Ma dove? In mare, potrebbe essere la pronta risposta. In mare a largo, scaricate da una bettolina? Niente di tutto questo. Partirà dalla spiaggia una tubatura sottomarina in pianta stabile attraverso la quale verrà fatta defluire la salamoia ricavata da circa 80 litri al secondo di acqua di mare.
Ma allora da dove viene prelevata l’acqua per la dissalazione? Semplicemente dal tratto di mare davanti alla stessa spiaggia.
Si potrebbe allora pensare quantunque i punti di prelievo e di scarico salino possano essere distanti tra loro, che questi non potranno non risentire in special modo durante le mareggiate da scirocco, l’ effetto di qualche rientro da una parte di ciò che esce dall’ altra. Ma non finisce qui.
Da notizie assunte nel luogo, vi sarebbe un altro e ben più delicato problema da chiarire, rappresentato dai liquami di tutti i generi che fuoriescono dal condotto di fognatura sottomarina che convoglia gli scarichi dei numerosi insediamenti abitativi del circondario a qualche centinaio di metri dalla spiaggia del Lido, sul lato ovest delle medesime acque del golfo. Ma dove esattamente?

L’intossicazione salina
L’aumento del rapporto salino inevitabilmente causato per un motivo o per un altro dal dissalatore nel mare antistante, è destinato ad un progressivo e cronico avvelenamento di tutta la vegetazione e della fauna ittica presente nell’insenatura con conseguenze facili da immaginare anche altrove.
Tali considerazioni non provengono da previsioni pessimistiche indimostrabili ma dall’analisi statistica effettuata sulle conseguenze rilevate in altri siti in cui sono stati installati simili sistemi di dissalazione a “osmosi inversa", come quello di cui si parla.
Nel caso della campagna di Mola comprendente i terreni circostanti al dissalatore, non occorre lungimiranza per prevedere che il sale trasportato dalle acque residue dell’ impianto si infiltrerà nelle falde presenti nel sottosuolo. Si verificherà così la salinizzazione della zona interessata con i devastanti effetti agricoli anche al di fuori del circondario.

Le problematiche sollevate intorno al dissalatore di Mola necessitano altre precisazioni che per non appesantire l’ articolo, saranno pubblicate nei prossimi giorni. 

Alberto Zei

Indietro mercoledì 24 giugno 2020 @ 09:46 © Riproduzione riservata

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