Accordo sulle riaperture: tana liberi tutti

Di Jacopo Bononi - Promotourism Snc

Italia

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Un salto nel buio di Stato. Non ci sono altri modi per riassumere l’accordo raggiunto nottetempo tra Stato centrale e Regioni. Attenzione: chi scrive è il primo a rallegrarsi che attività turistiche, ristoranti e bar possano avere una speranza di risollevare le proprie sorti in una situazione che sembrava destinata ad arenarsi del tutto per questa estate. Siamo sicuri che dal 3 Giugno non potrà che essere positivo, per il nostro rilancio economico, che non solo si aprano i confini tra le Regioni, ma che si possa anche venire in Italia dall’Estero. Già in queste ore si nota che i movimenti sono aumentati negli spostamenti locali e di certo tra quindici giorni sarà ancora più netta la possibilità di un ritorno alla quasi totale normalità. Si sono ridotte le distanze fino a un metro tra commensali nei ristoranti, si potrà quindi stare di nuovo tutti insieme in una unica sala, a pranzo e a cena: non ci saranno più distanze chilometriche da mettere in pratica. Non sarà necessario che nei bar si occupi molto spazio all’esterno e poco all’interno. Basterà la buona volontà e il giudizio degli Avventori. E un metro di distanza. Nelle spiagge lo stesso: non ci sono più calcoli di metratura da effettuare, né particolari distanze da valutare tra gli ospiti degli stabilimenti balneari, né sui lidi liberi. Potremo crogiolarci a nostro piacimento, ma a un metro di distanza anche qui. Poi negli hotel sarà un’oasi di gioia con percorsi differenziati tra chi esce e chi entra con segnaletica stradale e ‘pavimentale’, gel igienizzante per i dipendenti che usano le tastiere alla reception e ‘potrà’ (opzionale) esserci un divisorio tra cliente e operatori alla reception: se invece la febbre sale oltre i 37,5 vietato l’accesso. Sull’igiene delle camere, invece, si lascia spazio creativo al gestore.

Queste, in sostanza, sembrano essere le linee guida stabilite nella notte tra Governo Centrale e Regioni alle quali resta la facoltà di allentare, ma non si vede come di più o di restringere le stesse. Questo repentino passaggio da una situazione di incertezza e di stasi totale ad una riapertura che dai primi giorni del prossimo mese sarà totale o giù di lì non può trovare altra spiegazione se non nel fatto che la crisi economica e le sue conseguenze, anche di carattere sociale, nel senso della tenuta sociale, ben valgono ogni rischio. Non si può immaginare che il Sistema Italia possa reggere una crisi del genere con un debito pubblico che è già destinato a schizzare verso livelli che solo cinque mesi fa era improponibile solo pensarli: non ci sono soldi e se il primo decreto ha mostrato tutta la sua inconsistenza nei fatti, con CID non arrivate e finanziamenti garantiti non erogati, il rischio che anche il ‘poderoso’ secondo decreto del Rilancio mostrasse le congenite pecche del primo era troppo grande. Fare arrivare turisti low-cost con bonus spendibili in hotels, già massacrati dal blocco totale, che erano in sostanza crediti fiscali per l’albergatore il quale intanto si doveva pure sobbarcare tutti i costi senza incassare un euro, forse è parso eccessivo. Molto meglio riaprire tutto tra le Regioni e anche tra gli Stati Membri: un po’ di gel qui, una barriera là, insieme al buon giudizio dei gestori e il gioco è fatto. Intanto quel che conta è garantire qualche ‘vagonata’ di miliardi ad aziende come Alitalia o FCA tramite garanzie al novanta per cento dello Stato e consentire al Sistema Italia, quello che interessa, di non collassare. Quello della grande industria, perché quello della piccola o piccolissima che ha visto proteste pacifiche multate per violazione delle regole di distanziamento o singoli imprenditori fare lo sciopero della fame, perfino mettendosi sotto la pioggia di notte per protesta, per quello i soldi non c’erano e se c’erano non arrivavano: allora meglio liberi tutti.

Il contagio non è finito e i morti salgono invece di scendere, non si sa nulla di preciso sulla sopravvivenza temporale nell’aria del virus, non si è fatto un test a tappeto se non nel piccolissimo paese del Veneto che fu chiuso tra i primi, non abbiamo una cura, né un vaccino, se non tra un anno nella migliore dell’ipotesi. Abbiamo invece notizia certa di persone chiuse in casa da febbraio che oggi sono positive al Covid-19 per aver preso il giornale dalla cassetta della posta, ma non importa. Ciò che conta è fare le cose all’Italiana e che Dio ce la mandi buona. Perché se non ce la mandasse e se solo la metà dei timori e delle titubanze di tutti gli scienziati di questi giorni verso la strategia aperturista a tutti i costi fossero veri, allora che Dio ci aiuti. Questo gigantesco tira e molla tra prudenza e fuga in avanti sarebbe uno schianto colossale contro il muro di un Paese che ha lottato e si è difeso con le unghie e con i denti verso un nemico crudele e subdolo che è ancora tra di noi. Ma quello che conta in questa Povera Patria sprofondata nella confusione narcisistica più bieca non è il chiedersi se sarà giusto aprire tutto così, con quattro linee guida da bar dello sport, ma invece, in prima serata TV, il far vedere come si cuciono i sedili in pelle personalizzati dei bolidi milionari, fiore all’occhiello di uno stordimento culturale e mediatico.

Nelle ‘Lettere’ il più grande scrittore e poeta dell’ultimo Novecento, Pier Paolo Pasolini, ebbe a sottolinare: (…) Nell’insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. (…) Anche nel suo caso il rischio della morte era parte del gioco e per lui quella fu la partita. Speriamo che a noi tocchi sorte migliore.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it 

Indietro sabato 16 maggio 2020 @ 12:22 © Riproduzione riservata

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