L'insostenibile leggerezza del plexiglass

Di Emanuela Gualdi, Hotel Meridiana

Turismo

Foto dell'archivio

Un articolo del 7 maggio di Antonio Preiti presente sul blog di Huffpost dal titolo: “Ma il plexiglass sa cos’è il turismo?” ha attirato la mia curiosità, specchio del mio stato d’animo di una stagione ad oggi inerte.

Riporto alcuni passaggi
E’ tutto un fiorire di “new normal" pieni di alambicchi, plexiglass, distanze sociali, ma il mondo dell’ ospitalità è la vicinanza sociale, non la distanza sociale: con la distanza sociale non c’è il turismo, perché vive della curiosità degli altri, dell’ interesse verso “l’altro”…
nessuno è mai stato attratto dalla sanità, se non per ragioni appunto sanitarie. Non c’è neppure una sola gioia che il termine sanitario possa evocare. Il mondo del turismo è il mondo del desiderio…dell’ auto-realizzazione personale… se quella non c’è, non c’è il viaggio, semplicemente.

Dopo avere letto questa sintesi effetto "doccia gelata”, mi arrampico sul ragionamento del Sig. Preiti nella speranza di trovare un briciolo di conforto in un realismo così nudo e crudo. Qual’è la sua proposta o analisi giornalistica, se non che evidenziare con concetti psicosociali una stato di fatto?

Continua:
...Ovviamente, ci si aspetta che la destinazione sia a posto…che tutte le misure di cautela sanitaria siano adeguate e rispettate…un’ ovvietà. Anzi più si stressa l’aspetto sanitario, più ci si allontana dal cuore e dalle ragioni del viaggio…oggi al centro devono esserci le persone: siamo qui per offrirvi attenzione, per prenderci cura di voi, per alleggerire le paure e coccolarvi.
Abbiamo capito cosa passa per la tua mente, abbiamo capito quello di cui hai bisogno, abbiamo capito quello che ti aspetti: siamo qui per questo.

...Serve usare l’empatia. Negli altri ambiti si può distinguere tra consumatore e oggetto consumato. Nel turismo siamo noi l’oggetto e il soggetto allo stesso tempo.

Il desiderio turistico “è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni”: è l’attesa di qualcosa che ci manca e che speriamo di trovare; di un tempo sospeso di cui abbiamo bisogno; di un’esperienza che ci porti oltre la vita ordinaria. Se dobbiamo restare nell’ordinario, meglio non partire. È su questa linea sottile, intrigante, evocativa che deve poggiare la comunicazione post-virus

Il punto di vista del giornalista non è la ricetta di una pozione magica, ma ritengo sia la direzione giusta da non dare così per scontata.

Emanuela Gualdi, Hotel Meridiana

Indietro domenica 10 maggio 2020 @ 10:11 © Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Attenzione: i commenti sono soggetti a moderazione. Un moderatore deve approvare il commento inserito prima che esso venga visualizzato.

blog comments powered by Disqus