Il futuro dell’Elba: non c’è una cosa chiara, se non la totale incertezza

Di Jacopo Bononi - Promotourism Snc

Elba

Foto di Jacopo Bononi

Siamo di fronte alla più totale incertezza riguardo alla nostra realtà economica elbana e al suo futuro prossimo. In un’ottica nazionale si evidenziano le insufficienze sia del decreto Cura Italia, sia del nuovo Decreto che, sebbene dal 4 maggio riapra in parte le Attività, non sembra definire alcunchè nel dettaglio per le singole aziende. Il mese entrante dovrebbe essere un periodo di prova, ossia un periodo nel quale allentando il lock-down si dovrebbe capire come ne potrà risentire l’andamento epidemiologico. Nelle Regioni più colpite la situazione sembra migliorare, ma il numero dei decessi non cala così vistosamente, né si riduce in modo drastico quello dei nuovi contagi, mentre in molte altre Regioni sembra scampato quel boom epidemico che si temeva il mese scorso.

Un attento osservatore, come il direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napolitano, ammonisce di come le risorse date alle imprese siano state dei prestiti mal congeniati e condizionati da paletti messi in termini di limitazione legate alla presenza dei cosidetti ‘crediti deteriorati’, sottolineando che così si condannano al fallimento la maggior parte delle imprese italiane che sono abbandonate a sè stesse e che invece avrebbero, in condizioni normali, potuto giocarsi buone chances di riprendersi e di continuare la propria attività. Lo stesso veterano della politica, Pierferdinando Casini, che sostiene l’attuale maggioranza, sottolinea come la Presidenza del Consiglio sembri non avere, nei fatti, un indirizzo di unità politica nazionale, ma che anzi sembri cavalcare le divisioni, invece di cercare di sopirle. Si continua a sottolineare, inoltre, da più parti come la crisi economica incombente non avrebbe precedenti nella Storia Moderna, se non nel periodo successivo all’ultimo conflitto mondiale, con abbattimenti del PIL previsti in percentuali da periodo post-bellico. Il nostro piccolo microcosmo economico isolano non fa eccezione.

Sono settimane che si assiste ad un balletto di buone intenzioni e di altrettanti appelli, di progetti di rilancio e di ipotesi di promozioni post-epidemia, in modo che si possa superare in breve tempo questo incubo che ha stravolto la nostra vita sociale ed economica. Eppure nulla si fa nel concreto o almeno così pare. Anzi, il diffuso sentore tra gli operatori è che fatte quelle ‘due cose’ in modo autonomo e per sentito dire, confidando in chi tra i cosidetti scienziati comincia a far circolare l’idea che coi primi caldi tutto sparirà e saremo felici e contenti, allora si sistemerà tutto. Nulla viene affrontato con la minima razionalità. Se stare chiusi in casa non può essere la soluzione del problema, parimenti non può esserlo ‘il tutti fuori’, perché se il rischio del collasso economico appare inevitabile nel primo caso, nel secondo l’ipotesi dello sviluppo di una epidemia, anche solo minima rispetto alle realtà delle regioni del nord, qui da noi causerebbe una strage ben evidenziata nel recente appello del prof. Camici sulla stampa proprio due giorni fa. Prima ancora di essere un eccellente storico e uomo di cultura di grandi qualità, Camici è un uomo di scienza. Egli teme che, basandosi sulle rassicurazioni che il presidente Rossi fece, rispondendomi cortesemente alcune settimane or sono, le misure prese in caso di esplosione dell’epidemia sullo Scoglio sarebbero insufficienti, data la situazione con due letti di terapia intensiva e che la stessa diverrebbe drammatica in breve tempo. Intanto dai tavoli che si sono approntati, di certo con le migliori intenzioni, nulla emerge.

Certo, le condivisibili buone intenzioni e le rassicuranti parole per un futuro che dovrà far rinascere al meglio la nostra bella isola non mancano, come pure gli ambiziosi progetti di un associazionismo prima frammentato in mille rivoli campanilistici e che il virus ha compattato miracolosamente in favore di un turismo ecologico e ambientalmente compatibile. Ed intanto il nostro gestore di bar elbano non sa come mettere un tavolo o come servire in sicurezza un gin-tonic. Il nostro albergatore, che magari da decenni vive con la propria famiglia del lavoro del proprio hotel e garantisce una vita dignitosa per sé e per qualche decina di famiglie che ruotano attorno alla propria attività, si chiede: ma se un malato mi viene in hotel che faccio? Chiamo un’ambulanza, chiudo la struttura o lo invito ad andarsene al più presto? Rischio di aprire per un fatturato che sarà parzialissimo o magari tengo tutto chiuso e aspetto la fine di questa stagione, fatta di rischi e di incertezze di ogni tipo? Intanto passano le settimane, non si delinea una strategia e non si impone alcunchè che non siano le solite e confuse e frammentarie raccomandazioni. Nel paese delle mille regole e dei mille obblighi da ottemperare, dei cento corsi di HACCP e delle migliaia di normative incomprensibili da rispettare per la sicurezza e per l’igiene sul luogo di lavoro, nella Nazione dei protocolli e delle rigide limitazioni in ogni campo legate al mondo del lavoro e dell’impresa, dei mille lacciuoli e della burocrazia più complessa e più dispersiva che si conosca ecco che si va incontro alla ‘fase .. come vi pare ‘, come ebbe a titolare il quotidiano Il Manifesto giorni fa.

Consulenti di parte, si ha notizia, cominciano a confortare gli esercenti che sì, fatte quelle ‘due cose’ tipo spostare i tavoli e passare l’amuchina a ‘spugnate’, tutto sarà risolto e tutto andrà bene. Nel Paese dei corsi obbligatori ed infiniti che ogni stagione titolari e dipendenti delle varie attività da anni sono costretti a seguire e a pagare di tasca propria, ora che in gioco c’è la Vita, in termini fattuali e concreti nulla viene stabilito e imposto. Nulla all’orizzonte si prospetta come necessario per poter aprire le proprie imprese nella massima sicurezza. Anzi, se provi a proporre una seria impostazione da dare in questo senso sei magari messo in condizione di difficoltà e visto con sospetto, come se avessi un interesse particolare o una finalità secondaria, dando la sensazione che in fondo ‘se non è obbligatorio fare nulla, cosa ci informiamo e ci prepariamo a fare’. Dall’altra parte, le cosidette Istituzioni, tacciono e se parlano diffondono ancor più nebbia nella valle dei desideri dell’elbano medio, che pur vorrebbe solo poter salvare, almeno in parte, una stagione data per morta. Non si sa neppure, se preparandoci con la dovuta coscienza e adottando protocolli severi e autolimitanti, ci sarà qualcuno da ospitare e servire almeno in Luglio e in Agosto: ossia se si potrà almeno garantire il passaggio da Regione a Regione, essendo il turismo dall’estero compromesso ormai pare al cento per cento. Aleggia una specie di ragionata rassegnazione nella quale si attendono gli eventi, confidando che poi alla fine qualcuno prenderà la decisione risolutoria, che in fondo tutto andrà bene e che potremo essere felici di nuovo. Centinaia di spot, convertiti alla teoria del nuovo orizzonte del futuro sereno che ci aspetta, ogni sera invadono le nostre case: il marketing del no covid-future. Non viene programmato alcunchè, non viene preparato un piano concreto, non si dà la possibilità ad un esercente serio di poter dire ho fatto le cose che mi hanno imposto di fare, mi sono impegnato e le ho ottemperate, quindi posso ragionevolemente confidare che alla riapertura dei porti ai turisti sarò pronto e con me tutti i miei collaboratori.

Tutto tace. E in questo silenzio assordante rimane il nostro isolato e programmato tentativo di proporre un percorso formativo completo e dettagliato anti-covid che il pressapochismo e la superficialità di questa Italia che mai smentisce a sé stessa la sua peggiore caratteristica, ossia l’improvvisazione in ogni campo, sembra quasi porre in una posizione tra il superfluo e il pretenzioso. Proseguiremo sereni e se saremo inascoltati, specie da chi avrebbe il dovere morale e istituzionale di darci la sponda, vorrà dire che avremo una volta di più la coscienza a posto di essere seri professionisti con un’idea di futuro concreta: meno spot e più fatti. 

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro domenica 3 maggio 2020 @ 13:08 © Riproduzione riservata

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