Lettera aperta di un cittadino elbano

Di Annarosa Colella

Elba

Foto dell'archivio

In questo momento così tormentato, ciascuno ha avuto modo e tempo per ripensare alla propria vita, al suo valore e come sia nostro dovere e diritto cercare di preservarla, ricostruendo anche tutti quei valori, che nel tempo si sono trasformati in futilità, vani sogni, in piccole cose fatte di niente.

Ciascuno ha potuto riscoprire la solidarietà, l’amicizia, l’amore, la vicinanza e imparare come la tutela della salute sia essenziale per la nostra vita. Nessuno di noi può stare bene sapendo che ci sono persone he soffrono e che muoiono da sole, come mai era successo prima, senza la vicinanza di una persona cara e del suo affetto.

Come si può pensare di tornare a vivere come prima dopo questa esperienza? Credo che non sia possibile, ma potremo essere migliori, più attenti verso chi ha bisogno, riscoprendo il senso di una vera umanità, che è stata sostituita dall’interesse per il denaro, dall’aspirazione al successo e dal piacere di apparire.

Così, giorno dopo giorno, chiusi nelle nostre case, ciascuno si è trovato di fronte a scelte da fare, valutando fra comportamenti e abitudini dando la precedenza ad alcuni rispetto ad altri ed è così che noi stessi ci siamo trasformati e siamo mutati come il virus che tanto temiamo. Le nostre priorità sono cambiate. Esigiamo una assistenza sanitaria giusta, adeguata ai tempi, seria e pronta.

Viviamo in un territorio unico per la sua bellezza, ma il nostro ospedale negli anni è stato ridotto a poco più di un prontosoccorso. Abbiamo protestato, abbiamo cercato e voluto momenti di incontro e, sempre con grande civiltà e rispetto, abbiamo aspettato risposte concrete che non sono mai arrivate, tanto che nel fronteggiare questa nuova e pericolosa situazione, ci siamo sentiti tutti molto soli e sprovveduti.

Benchè sicurissimi e fiduciosi nelle competenze del personale sanitario, ridotto nel numero e che opera al meglio e con grande spirito di abnegazione, non possiamo però contare su strutture adeguate. Così si è avvertita la necessità di contribuire per migliorare la situazione e, senza porre tempo in mezzo, ognuno liberamente ha dato quello che poteva, affinché l’ospedale fosse pronto, in tempi brevi, a dare supporto e cura a quanti ne avessero bisogno. Questo slancio di generosità rischia però di non conseguire completamente il suo scopo se chi deve ascoltare, agire e provvedere continua nella sua inerzia portando gli argomenti di sempre. Solo che non ha fatto i conti con il cambiamento dei tempi e se, fino a tre mesi fa, potevamo aspettare, ora invece si avverte che i tempi sono maturi per non rimandare più e non è più possibile tollerare tanta indifferenza nei confronti di una comunità rispettosa sempre, ma determinata a proteggere la propria salute e quella degli ospiti che contribuiscono all’economia del territorio.

Poiché non siamo cittadini di serie B, poiché paghiamo le tasse, poiché abbiamo dimostrato di mettere il cuore e i nostri risparmi in questa impresa così disperata quanto importante, vogliamo essere ascoltati e pretendiamo le giuste risposte alle nostre richieste. Qualora le istituzioni rimanessero silenziose potremmo pensare a vie alternative, magari a forme di partenariato dove i Comuni, esponenti di una possibile Fondazione istituita ad hoc, vadano ad amministrare quote delle tasse destinate alla Regione e spese invece sul territorio per il bene della comunità. Si potrebbe pensare a una sorta di giusta causa condivisa per servizi sanitari irrinunciabili.

Non si può ignorare che nella nostra isola sia successo qualcosa di nuovo e di importante che è andato al di là delle etichette politiche e di parte e siamo anche certi di stare dalla parte della verità e della giustizia, valori che nel tempo hanno sempre vinto.

Annarosa Colella 

Indietro venerdì 24 aprile 2020 @ 10:19 © Riproduzione riservata

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