Le titubanze del Governo ed un rischio sempre maggiore

Di Jacopo Bononi - Promotourism snc

Coronavirus

Condividi
Foto dell'archivio

Il ‘cerchiobottismo’, che sta dominando la scena politica nazionale, impone alcune riflessioni che possono essere lo schema per interpretare l’inerzia di cui anche la nostra piccola realtà potrebbe essere vittima. Non possiamo non considerare diversi aspetti della vicenda tra loro complementari.

Il nostro Governo si è trovato ad affrontare in poche settmane una vicenda senza precedenti ed ha cercato di intervenire come meglio ha potuto, in rapporto agli strumenti che aveva a disposizione e dopo i primi tentennamenti ha proceduto alla chiusura del primo focolaio a Codogno e dintorni. In modo più improvvisato ha inoltre cercato di estendere alla Lombardia e parte del Veneto e dell’Emilia lo stesso provvedimento di chiusura totale che stava già dando i suoi frutti e che poi ha dato. Nella zona del Veneto si è aggiunto inoltre il ‘tamponamento’ a tappeto della zona di Vò che, se fatto come in Corea del Sud anche in tutta Italia, avrebbe di certo consentito di stabilire una precisa valutazione tra i positivi asintomatici ed i sintomatici e quindi avere una chiara definizione dell’estensione del contagio.

La prima grande mancanza è stata forse chiudere quelle Regioni nei confini tracciati in modo titubante: nei primi giorni si poteva in auto ‘evadere’ dai medesimi senza problema. L’esercito degli ‘untori’ involontari che sono scappati dal Nord verso il Sud ha poi reso reale la minaccia di una contaminazione diffusa anche in tutto il resto del Bel Paese. Isole e ‘isolette’ comprese. Nel frattempo il frastuono di una opinione scientifica divisa, almeno all’inizio e in contrasto, amplificata da dirette televisive più o meno da talk-show, ha contribuito al caos mediatico cui abbiamo assistito. Poi la strage quotidiana che ha cominciato a delinearsi ha necessariamente indotto la politica ad intervenire meno goffamente e un po’ di giorno un po’ di notte si sono presi i giusti provvedimenti restrittivi che hanno blindato lo Stivale.

Dopo i primi tentennamenti da mancanza di Spritz e di ‘cazzeggiamento’ da happy-hour serale i nostri concittadini hanno capito e le scene delle bare che uscivano dalle città lombarde nottetempo, sui blindati dell’esercito, li ha indotti a stare a casa. Il resto è cronaca: meet-up on line di artisti, cori dai balconi e appelli del pirotecnico De Luca, l’energico presidente campano che minacciava sarcasticamente l’uso dei lanciafiamma in caso di programmate feste di laurea. Questi i fatti, più o meno riassunti con precisione cronologica, da febbraio ad oggi.

Difficile ma non impossibile azzardare qualche dietrologia che non sconfini in ipotesi complottistiche o in ‘mea culpa’ di sicuro peso specifico, come ad esempio i tagli alla Sanità pubblica che, sebbene non evidenti nei numeri sono di certo più rintracciabili negli sprechi e negli abusi già accertati, specie al centro e al nord Italia. Infatti in queste ore assistiamo a quel ‘cerchiobottismo’ di cui all’inizio da parte del Governo che viene giustificato con la, per altro comprensibile, esigenza di rendere complementare la salvaguardia della salute pubblica e la sopravvivenza del sistema produttivo ed economico italiano. Meno comprensibile però che le esigenze di sopravvivenza umana, in gioco in queste ore, siano in balìa di chi nel blocco delle attività produttive veda il crollo di patrimoni ed attività finanziarie sovente speculativi, che spesso sono dietro al ciclo economico reale e al tessuto imprenditoriale italiano. Non si spiega, da una parte, perché il blocco delle produzioni industriali sia parziale e si abbia notizia di filiere non proprio indispensabili che proseguono le loro attività, suscitando la più che giustificabile rivolta dei Sindacati per i rischi connessi a questa presa di posizione governativa, ondivaga e titubante. Dall’altra parte abbiamo già scritto del ‘decreto polpettone’ da poco emanato che, ripeto, fa quello che può nel tentare di fare tutto, ma lascia ‘autostrade’ di incertezza aperte sul come e sul chi dovrebbe beneficiare dei provvedimenti stabiliti, ma specialmente sul come attuarli.

Anche nel nostro caso di economia turistica stagionale abbiamo già evidenziato le mancanze e le incongruenze che speriamo siano superate da un probabile nuovo provvedimento. Il delicato equilibrio che si deve tenere nelle cosidette ‘stanze dei bottoni’ si evince anche dal risibile importo stesso del Decreto, laddove in Francia o in Germania si è stabilito un ordine di cifre in miliardi di euro anche venti volte superiore. La ‘botte piena e la moglie ubriaca’, come linea guida, è uno stato di necessità in Italia, dato il debito pubblico esistente e le cifre davvvero necessarie sono improponibili per chi deve chiederle, se simili a quelle stanziate dai nostri confinanti. La difficile ed inevitabile esigenza di ottemperare il doveroso contenimento dell’epidemia, con la sopravvivenza del nostro sistema produttivo e della nostra economia per un un dopo crisi che si deve poter intravedere, non sempre si può tradurre in una concreta politica governativa. Il cruciale equilibrio di queste due all’apparenza opposte esigenze costa immani sforzi comunicativi che vediamo in tutti i TG e in tutti i comunicati ufficiali: anche nella nostra piccola realtà isolana non mancano.

Linee governative di natura politica ed istituzionale si intrecciano con evidenti esigenze di garantire un proseguimento della nostra industria turistica, della quale anche noi facciamo parte. Tuttavia quella chiusura totale dello Scoglio, di cui da settimane ci facciamo interpreti anche per una parte abbondante della nostra cittadinanza e per una buona parte del tessuto imprenditoriale elbano e che trova voce su alcuni organi di stampa locali, come il presente che ci ospita e meno su altri forse più filo-governativi, se così si può dire, sta incontrando chiare resistenze. Senza ipotizzare che la ‘botte piena’ e ‘la moglie ubriaca’ di cui sopra sia il voluto viatico per più o meno chiari ‘osti felici’, laddove con questa conclusiva espressione proverbiale si vuole intendere quel noto intreccio sempre esistito e quasi fisiologico nelle moderne democrazie, tra politica e impresa a livello di organi rappresentativi, occorre tuttavia esplicitare il seguente assioma. Chiudere tutto per un mese in un periodo di bassissima stagione potrebbe scongiurare esiti infausti riguardo alla giusta temenza che il sistema sanitario possa collassare e che gli inevitabili tragici conseguenti esiti possano restituire e amplificare nel Pianeta l’idea che all’Elba non solo c’è stato lo stesso tragico destino del nord Italia, ma che poco o nulla si è fatto per impedirlo, sia nella prevenzione sia nella cura.

Siamo certi che queste riflessioni trovino nelle Autorità la convinzione che le medesime siano solo uno stimolo e un puntiglioso, ma sereno appello alla comune responsabilità e che tra le diverse e comprensibili esigenze si possa trovare la giusta quadra e quindi agire con chiarezza e determinazione, lasciando ad altri il ‘cerchiobottismo’ già spiegato. Nessuno abbia mai a tacciarci, in futuro, di avere le mani se non libere e ‘pulite’ e di non aver agito nel solo interesse della colletttività e del nostro consolidato benessere politico, economico e culturale.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro lunedì 23 marzo 2020 @ 18:10 © Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Attenzione: i commenti sono soggetti a moderazione. Un moderatore deve approvare il commento inserito prima che esso venga visualizzato.

blog comments powered by Disqus