Il decreto Cura Italia e l'Elba. Un decreto ‘rivedibile’ per il nostro turismo stagionale.

Di Jacopo Bononi - Promotourism snc

Turismo

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Il Ministro Dario Franceschini con Jacopo Bononi

Il Ministro Dario Franceschini, che fu gradito ospite nel 2017 di Marciana Marina in qualità di vincitore del Premio letterario la Tore isola d’Elba che mi onoro di presiedere, confortato dall’Amicizia dei coniugi Semeraro della Libreria Rigola co-promotrice dell’Evento, non avrebbe alcunchè da obbiettare dall’Incipit della presente analisi. 

Disse il Ministro allora e confermerebbe adesso, quale uomo di estrema attenzione e perspicacia: …l’obbiettivo è quello di destagionalizzare l’attività turistica all’Elba ed estenderla il più possibile attraverso la cultura, l’ambiente e altre iniziative correlate… Nulla avrebbe fatto immaginare allora che pochi anni dopo ci potessimo trovare in una situazione tanto drammatica dal punto di vista umano e anche da quello economico.

Mentre le Autorità preposte ondivagamente valutano chiusure di porti e controlli più o meno serrati degli ingressi dell’isola e confidando nelle misure prese con tanto impegno per garantire un minimo di possibilità di salvarci dal Covi_19 se colpisse l’isola, anche solo in modo lieve, occorre fare un minimo di puntualizzazione sul Decreto ‘Cura Italia’ appena pubblicato in Gazzetta. Ad una prima lettura e confortati da consulenti locali e del ‘continente’ sembra del tutto evidente che l’aspetto relativo alle agevolazioni relative per le imprese, sebbene da contestualizzare con la nostra realtà imprenditoriale, non manchi di approfondimento dall’art 49 e seguenti. Attraverso richieste di moratoria, ad esempio, agli Istituti di credito per prestiti e mutui aziendali, potranno di certo essere messe in sicurezza le aziende turistiche elbane per un tempo relativo sufficiente, affinchè la ormai data per morta stagione turistica entrante non abbia a ricordarsi come la stagione dei pagamenti senza incassi.

Tuttavia balza all’occhio la non chiara definizione dei termini relativi al rapporto coi dipendenti stagionali, da parte delle aziende turistiche, allorquando all’art. 29 si dice ...(omissis) ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore della presente disposizione, non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.(…). La fattispecie indicata pare comprendere solo il caso nel quale il dipendente sia già assunto dall’azienda, per cui si chiosa in merito da parte degli analisti consultati:’ Il dipendente stagionale avrebbe dovuto essere già assunto dal 1 gennaio per poi perdere il lavoro in un momento successivo, indipendentemente dalla sua volontà: allora prende i 600 euro. Altrimenti no.

Ora, due semplici riflessioni a margine riguardo a questo argomento in generale: non mi risulta esistano sull’isola aziende turistiche che, sebbene con licenza annuale, tengano assunte persone nel periodo invernale per cui diventerebbe impossibile garantire loro il beneficio economico indicato e comunque non avrebbe, tale intervento, alcuna minima utilità per garantire una forma di sostegno per i lavoratori stagionali che magari da anni fanno affidamento sul lavoro estivo e poi, se non proseguono in altre realtà aziendali invernali, sul sussidio di disoccupazione. Seconda semplice riflessione: come potrebbe un datore di lavoro elbano assumere in prospettiva i suoi abituali dipendenti, anche solo per garantire loro una forma di cassa integrazione eventualmente prevista, se non avesse la certezza della medesima per sé e per il collaboratore. Se, come sembra, la stagione sarà del tutto da sospendere o da limitare in termini di redditività, come potrebbe essere garantito all’azienda di sopravvivere se oberata da questi costi ma priva di ricavi adeguati.

Altrove il decreto non sembra fare riferimento a quello che può essere definito il problema delle attività produttive stagionali e del mondo del lavoro ad esse collegato, forse perché il carattere di urgenza dello stesso non ha dato un margine di possibile approfondimento, ma data la drammatica urgenza del momento si è pensato in sede di elaborazione di poter fornire gli elementi essenziali, per poi addivenire ai doverosi aggiustamenti. Si ha notizia che già le Associazioni di Categoria, ‘in primis’ quella degli Albergatori Elbani, si stanno interessando alla questione, anche se dalla stampa si apprende di come impellenti problemi di logistica alberghiera, legati all’emergenza sanitaria, stiano assorbendo le stesse con prodighi e generosi slanci di generosità e argute soluzioni degli stessi, per cui occorrerà attendere per la presa di coscienza delle riflessioni appena fatte.

Nel frattempo si apprezzano sinceramente gesti non solo simbolici, come quello dell’amico Fabio Murzi di Acqua dell’Elba, che testimoniano sensibilità imprenditoriale e specialmente la consapevolezza che da settimane cerchiamo di suscitare anche noi nelle Autorità riguardo al problema delle terapie intensive eventualmente da garantire. C’è tempo per pensare alla realtà economica e allo sconquasso della stessa che l’evento funesto in corso potrebbe creare. Tuttavia cerchiamo di vedere o almeno intravedere un futuro possibile delle nostra attività imprenditoriale, confortati dal lodevole ottimismo del presidente De Ferrari quando oggi si spende in fauste previsioni sull’incerto futuro legate alla meteorologia. Forse il grande scrittore e critico letterario Elio Vittorini quando scrisse la nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio non avrebbe mai immaginato di rapportarsi ad una realtà tanto angosciante quanto dolorosa come quella che stiamo vivendo.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it 

Indietro giovedì 19 marzo 2020 @ 08:57 © Riproduzione riservata

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