Livorno: l’integrazione fra ospedale e territorio del percorso assistenziale per il tumore al seno studiata dal Laboratorio MeS come buona pratica regionale

Di Azienda Usl Toscana nord ovest

Sanità

Foto dell'archivio

Il percorso assistenziale offerto dalla zona livornese per il tumore alla mammella è stato individuato dal Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Sant’Anna di Pisa come buona pratica da studiare.

“Dallo scorso anno - spiegano i rappresentanti del Laboratorio MeS che si occupa di supportare la gestione e innovazione nel sistema sanitario misurando la capacità di essere efficaci ed efficienti - abbiamo avviato un filone di ricerca basato sull’individuazione e analisi delle buone performance, per valorizzare le pratiche organizzative che determinano buoni risultati. Per il percorso oncologico, i livelli regionali di qualità dell’assistenza ospedaliera sono buoni, pertanto abbiamo scelto di focalizzarci soprattutto sugli indicatori di integrazione ospedale-territorio e sulla presa in carico territoriale dell’utente. La fonte dei dati utilizzati per individuare le buone pratiche sono il Programma Nazionale Esiti e il Sistema di Valutazione della Performance della sanità toscana, a livello di zona. Il percorso assistenziale della zona livornese è stato scelto per essere approfondito, attraverso un incontro con i protagonisti dell’intero processo, da un gruppo di ricercatori del laboratorio MeS e da un gruppo di partecipanti al corso di formazione manageriale per direttori di struttura complessa. L’obiettivo comune è stato quello di imparare a riconoscere e valorizzare le buone performance e scoprire le specificità organizzative che fanno la differenza”.

“Nel corso dell’incontro avvenuto nei giorni scorsi – ricorda Maria Letizia Casani, direttore generale dell’Azienda USL Toscana nord ovest – i ricercatori del MeS hanno voluto confrontarsi con i tutti professionisti impegnati nel percorso offerto, proprio perché ciascuno di loro rappresenta un tassello fondamentale e insostituibile del servizio. Lo dimostrano gli stessi indicatori presi in considerazione, che riguardavano tutte le fasi del percorso, partendo dallo screening fino all’appropriatezza prescrittiva, dal trattamento agli esiti ottenuti, ma anche follow-up e cure palliative. Gli ottimi risultati sono sicuramente legati anche alla creazione a Livorno di una Breast Unit, che offre quanto di meglio si possa assicurare alle pazienti. Per queste donne è, infatti, ben definito un percorso diagnostico-terapeutico con una presa in carico globale che riesce a integrare le componenti territoriali e ospedaliere, ma non solo. Penso ad esempio ad altri soggetti, come i medici di famiglia, spesso i veri attivatori del percorso, o le associazioni di volontariato, che riescono a dare risposte magari in aspetti non strettamente sanitari, dei quali le istituzioni hanno maggiori difficoltà ad occuparsi”.

Indietro venerdì 3 gennaio 2020 @ 12:33 © Riproduzione riservata

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