I presidi elbani al convegno internazionale delle piccole scuole a Roma

Di Istituti Scolastici Elbani

Scuole

Dal 2 all’8 dicembre le piccole scuole italiane sono state protagoniste di un interessante convegno internazionale organizzato da Indire (Istituto nazionale documentazione innovazione ricerca innovativa) all’auditorium parco della musica in Roma. Erano presenti nella capitale, martedì scorso, anche i quattro dirigenti scolastici delle scuole elbane, Enzo Giorgio Fazio, Lorella Di Biagio, Alessandra Rando e Carlo Maccanti (guarda le video interviste) insieme a un gruppetto di docenti appartenenti agli istituti secondari di primo e secondo grado dell’isola.

Il progetto di ricerca di Indire intende sostenere la permanenza della scuola nei territori geograficamente svantaggiati, mantenere un presidio educativo e culturale e contrastare il fenomeno dello spopolamento. Alcune scuole nelle piccole isole e zone montane italiane hanno iniziato a sperimentare modalità di lavoro comune grazie a Internet e a sistemi di videoconferenza; le reti così create hanno permesso di superare l’isolamento, collegare classi con pochi alunni e sviluppare percorsi formativi basati sull’uso delle Ict. Il tema riguarda attualmente circa 300mila studenti di circa 200 scuole delle isole e 3500 comuni montani italiani.

L’obiettivo della conferenza, che ha visto la presenza di ricercatori e docenti provenienti da paesi come Francia, Scozia, Inghilterra e naturalmente Italia, è stato dunque di incentivare e portare a sistema una rete nazionale di Piccole scuole, al fine di trasformarle in un presidio socio-culturale che coinvolga allievi e famiglie in attività di cittadinanza attiva e iniziative culturali che partono dalle attività didattiche. I testimoni presenti hanno parlato di scuola come centro di una comunità di memoria e come luogo dove si realizza la convivenza e l’incontro felice tra culture diverse, in questi che sono spesso territori interessati dall’arrivo di famiglie straniere. 

Ma qual è il modello didattico per scuole di piccole dimensioni, geograficamente isolate e a rischio di spopolamento territoriale, nelle quali la dimensione pluriclasse pare non garantire elementi di base per una scuola di qualità? E come sostenere la relazione sociale, l’educazione e il confronto tra pari e un’ampia comunità educante che permetta scambi esperienziali e nuovi stimoli?

Una risposta a queste domande è arrivata dal progetto “Classi in rete”, l’esempio canadese per le piccole scuole, presentato a Roma durante i lavori. “Classi in rete” è il modello formativo frutto di un percorso di studio, analisi e adattamento intrapreso dai ricercatori Indire nell’ambito del progetto “Piccole Scuole”, nato a seguito di un accordo scientifico internazionale siglato tra l’Istituto, il Cefrio e la Commission scolaire du Fleuve-et-des-Lacs, Ministère de l’éducation et de l’enseignement supérieur del Québec in Canada. 

La proposta trae origine da un’iniziativa governativa che lo stato canadese ha commissionato al Cefrio per la salvaguardia della qualità educativa delle piccole scuole, trasformatasi poi in un’esperienza didattica di tele-collaborazione capace di mettere in contatto istituti geograficamente lontani. L’analisi di queste esperienze canadesi ha portato il gruppo di ricerca Indire all’elaborazione di “Classi in rete”, un modello di lavoro per la progettazione della didattica a distanza, facilmente utilizzabile dagli insegnanti delle piccole scuole italiane. Tale modello è stato presentato in anteprima lo scorso 3 dicembre a un gruppo di docenti individuati dall’Usr Abruzzo, in occasione della Settimana delle Piccole Scuole organizzata all’Auditorium Parco della Musica di Roma. 

Praticamente, uno scenario prevede l’uso quotidiano della videoconferenza tra due o più classi appartenenti a istituzioni scolastiche diverse. Nelle piccole scuole lo scarso numero di studenti fa sì che i ragazzi siano raggruppati in pluriclassi; in questo contesto, la lezione condivisa favorisce lo scambio di esperienze e garantisce tutti gli insegnamenti disciplinari.

Nel secondo scenario una o più classi lavorano a un progetto comune e organizzano incontri periodici tra docenti, studenti ed esperti che possono fare uso anche di videoconferenze così come di altri setting tecnologici in base al tipo di progetto; in questo caso la didattica a distanza non è destinata a sostituire la prassi consueta, diventa piuttosto una metodologia complementare all’insegnamento ‘tradizionale’ che offre il vantaggio di ottimizzare risorse e servizi professionali e consente maggiori opportunità d’interazione tra docenti, studenti e loro familiari. (Fonte Indire).

In uno scenario non molto lontano allora, i ragazzi dell’Elba potrebbero essere quotidianamente coinvolti, tramite internet, in uno scambio di idee, informazioni, lezioni didattiche e semplici desideri, con altri coetanei che dimorano in Italia o al di là del mondo, forse in Giappone, Argentina, Stati Uniti o Sudafrica. Investimento tecnologico, comunicazione, cooperazione in rete e integrazione multietnica sono quindi le direttrici e i sentieri che stanno percorrendo le piccole e le grandi scuole italiane e internazionali.
 

Indietro lunedì 9 dicembre 2019 @ 09:17 © Riproduzione riservata

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