Salvini, i problemi degli elbani e il "seghismo di sinistra"

Di Giovanni Muti

Politica

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Giovanni Muti

L’intervento di Salvini a Portoferraio, in una piazza piena di gente, ci aiuta a capire perché la Lega guadagna consensi e la sinistra li perde.

Perché Salvini parla direttamente alla gente in modo semplice, di problemi concreti, di quelli che coloro che ascoltano devono fronteggiare ogni giorno; mentre la sinistra, travestita da Sardina, fa musica e scrive, su fogli colorati, versi delle canzoni di De André.

Che la sinistra si sia allontanata dai problemi e dalle fasce più deboli della società, non è una novità. Il movimento è iniziato oltre 20 anni fa, forse a causa dello spostamento d’aria provocato dal crollo di muri e ideologie. I dirigenti elbani, smarriti, si convertirono in ambientalisti: non potendo più salvare l’uomo dallo sfruttamento si impegnarono a salvare l’ambiente dall’uomo. Per loro, all’Elba non era vi erano più problemi come la sanità, che stavano smantellando, ma quelli della Berta Minore, del Marangone dal ciuffo, del Rospo Smeraldino, e quello della mancanza di un canile. Certo questi erano problemi secondari, ma erano, comunque, dei problemi. Adesso, le sardine, non hanno neanche questi: solo musica e frasi poetiche.

Salvini, invece, come ha aperto bocca ha incominciato a parlare dei problemi degli elbani.

- I trasporti non sono adeguati e questo - dice- nonostante che la Regione dia milioni e chi li gestisce. Alcuni sostengono che con un po’ di vento le corse vengono sospese, e c’è chi passa la notte a Piombino. Se scacciamo Rossi e prendiamo la Regione, risolviamo il problema e per gli amici degli amici, la pacchia è finita.

- Della mala burocrazia e ha raccontato di un pescatore che per potere andare in mare deve avere 19 registri. Gli ci vuole più tempo a gestire tutta questa roba che a prendere pesci.

- Ha parlato delle tasse che colpiscono artigiani e commercianti. Chi esce di casa la mattina alle 5 per alzare la saracinesca, anche se ha la febbre; e che poi deve pagare le tasse su ciò che no ha ancora guadagnato e l’IVA sulle fatture non incassate.

- E poi il governo – dice - con il MES ruba i soldi a voi cittadini per darli alla banche tedesche. I milioni di euro dati alla Grecia, l’80 per cento finirono nelle casse delle banche tedesche e francesi. E questi soli li avete pagati voi.

Chi ascolta non si pone il problema se lui sia un fascista, uno xenofobo, se odia i gay e i Rom, si chiede se quello che dice è vero o è falso. E siccome arrivano degli applausi vuol dire che chi ascolta, potrebbe avere anche qualche dubbio, ma trova giusto quello che dice.

Certo in un comizio nessuno può contraddire, ma siccome quello che ha detto lo sta ripetendo in tutte le piazze d’Italia, gli avversari ( adesso soprattutto le sardine) avrebbero dovuto fare dei grandi manifesti o dei volantini facendo un elenco di tutte le bugie che dice. E spiegare, in modo semplice e convincente alla gente, perché sono bugie. Non fare manifesti artistico colorati e poi riempirli con i versi poetici di De Andrè. E non serve neanche un urlo isolato dalla folla specialmente se è sbagliato: "Vai a lavorare", perché proprio in quel momento non era all’Elba in vacanza, ma come deputato stava parlando con i cittadini dei loro problemi. Cioè stava facendo il suo lavoro. 

Quello che serve quindi, non è l’insulto, e neanche frasi come questa presa da un documento del movimento delle sardine. Prego leggere attentamente:

"Questa “politica”, non risolve le questioni, le aggrava. Non ha come scopo la felicità collettiva ma la paura come mezzo. Non è azione efficace ma ciarliera manifestazione d’impotenza: lavoro, sanità, scuola, trasporti, clima sono temi che vanno affrontati nel quadro più ampio delle crisi globali, in dialogo continuo con la complessità, rifuggendo come da una malattia infantile la logica rinunciataria della piccola patria, arroccata a difesa dei propri forzieri vuoti, che annega sotto il diluvio. È arrivato il momento di scuotersi e opporsi a questa narrazione della realtà".

E questo è il classico esempio di quello che io avevo definito una quindicina di anni fa “seghismo di sinistra” cioè un linguaggio fumoso che ignora i problemi concreti.

Da una parte, quindi, i problemi reali del presente esposti con ferma chiarezza, dall’altra un viaggio agitato nei sogni del futuro, tra slogan ambientalisti, massimalisti, rivoluzionarismi e frittimisti, il tutto espresso nel più puro “Seghismo” di sinistra: un linguaggio astratto, sognato, autoerotico, godereccio, spermatico; un linguaggio agitato che non fa nascere nulla e si affloscia dopo l’uso.
Speriamo di no, ma credo che sia giunto il momento, per chi si colloca nell’aera di sinistra ed intende fare politica, di cambiare strada. E se ha delle idee confuse sulla strada da intraprendere, cambi almeno il linguaggio, e parli di problemi concreti in modo semplice e chiaro.

Ecco un esempio dall’intervento di Salvini:
“A coloro ci accusano di esser dei fascisti dico: questa piazza non è piena di fascisti, ma di gente per bene” .

Grande applauso e inizio della coda per farsi il le foto. 

Indietro lunedì 2 dicembre 2019 @ 12:58 © Riproduzione riservata

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