Elbana Petroli sulla vicenda Porto Cantieri

Quale verità? Basta leggere gli atti.

Portoferraio

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Nella correttezza che ha sempre caratterizzato il nostro operato e soprattutto nella convinzione che le vere soluzioni per questa città non possano nascere dalla travisamento dei fatti e degli atti e dalla falsa informazione, siamo costretti ad intervenire sulla vicenda ESAOM /Porto Cantieri in quanto chiamati in causa.
Vale la pena di ricordare che il progetto in questione è stato, caso raro in Toscana, archiviato dai competenti uffici della VIA regionale con la seguente esplicita motivazione contenuta nella Delibera della Giunta Regionale n. 288/2015:
“Il proponente non ha ottemperato nel merito alla richiesta di integrazioni… da parte del settore VIA del 23 settembre 2014 con particolare riguardo agli impatti più critici del progetto (bonifica dei suoli e delle acque sotterranee, sedimenti marini terre e rocce da scavo aspetti idraulici ed aspetti paesaggistici) e per le motivazioni e le considerazioni sviluppate precedentemente nell'ambito del presente verbale. Conseguentemente non si procede a ulteriore corso della valutazione e l'istanza di avvio del procedimento depositata il 16 ottobre 2013 viene pertanto archiviata…”.
Del resto in vari punti della Delibera la Regione fornisce elementi chiari ed inequivocabili sui veri motivi del fallimento di una procedura che somma responsabilità ambientali a incoerenze urbanistiche.
Recita infatti un altro illuminante passaggio:
“In considerazione di quanto evidenziato nei due capoversi precedenti, già a partire dagli anni 2011/2012 erano disponibili - quantomeno per la Esaom Cesa ed il Comune di Portoferraio - dati analitici che dimostravano lo stato di contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee di alcune aree facenti parte del perimetro del progetto in esame.
Pertanto è dal 2011 che sussistono le condizioni per avviare il procedimento di bonifica ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo 152/2006.
E’ indispensabile nell'ambito del procedimento di VIA avere a disposizione dati analitici completi circa lo stato di contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee delle aree interessate dal progetto.
E’ altresì indispensabile avere a disposizione gli esiti di eventuali analisi di rischio e la presentazione di ipotesi degli interventi di bonifica e/o messa in sicurezza necessari al conseguimento delle destinazione d'uso previste dal progetto per le diverse aree che lo compongono.”
Se ancora non fosse chiara al proponente l’inutilità di accuse rivolte a soggetti pubblici e privati estranei alla vicenda, è ulteriormente ribadito come in un sistema di legalità le valutazioni non possano prescindere dalla trasparenza dei dati forniti.
Prosegue infatti la delibera in questione “In assenza dei dati e degli elementi di cui al capoverso precedente risulta impossibile nell'ambito del presente procedimento di VIA addivenire ad una decisione informata circa la compatibilità ambientale del progetto con particolare riferimento alla necessità inderogabile di garantire il rispetto del principio comunitario di prevenzione di cui all'articolo 3 ter del decreto legislativo 156/2006. Pertanto nel rispetto del principio comunitario di precauzione di cui agli articolo 3 ter del decreto legislativo 152/2006, non vi sono gli elementi per esprimere una pronuncia positiva di compatibilità ambientale del progetto”.
E’ evidente pertanto come l’unica responsabilità dell’intera vicenda sia quella di chi non ha fornito elementi obbligatori per concludere correttamente il procedimento, ma continua a chiamare in causa gli altri che da tempo invece hanno attivato iniziative a tutela dell’attività e nel rispetto dell’ambiente.

L’Amministratore Unico dell’Elbana Petroli srl

Dott. Corrado La Rosa
 

Indietro venerdì 15 febbraio 2019 @ 17:54 © Riproduzione riservata

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