Francesco Baccini in concerto a Suvereto

La passione e la bravura di uno dei più grandi ed eclettici cantautori italiani

Spettacoli

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Era il periodo in cui cadeva il muro di Berlino, la Nintendo lanciava il Game Boy, usciva il film "L’Attimo fuggente", in America trasmettevano la prima puntata di una delle serie più famose del mondo: “I Simpson”.

A Saint Vincent, quell’anno, con il suo album d’esordio Cartoons, un giovane ed eclettico cantautore vince la Targa Tenco, Francesco Baccini, se l’aggiudica grazie alla categoria “Migliore Opera Prima”. Quell’anno vincerà anche Un Disco Per l’Estate, grazie alla canzone “Figlio Unico”.

Un artista poliedrico, che vive di passione verso la sua arte. La sua discografia contiene pezzi che vanno dalla musica leggera al rock, passando dal jazz al blues. Durante il suo percorso ha duettato con i più grandi, tra cui “il menestrello”, Faber.

Ricco d’animo e di amore verso la sua arte, Baccini ha sempre messo davanti la sua voglia di raccontare, facendosi spesso censurare. Un artista a tutto tondo, che grazie alla sua passione e alla sua bravura in 30 anni non ha mai cambiato la sua idea di musica.

F.B: «Il mio modo di far musica era già talmente variegato fin dal primo disco. Se io ti metto tre delle mie hit, potrebbero essere di tre cantanti diversi. “Prima di innamorarmi”, “Sotto questo sole” e “Le donne di Modena”: sono tre mondi musicali completamente diversi. Ed io ho scelto proprio questa via qui, dell’eclettismo, sin dal primo album, che è la via più difficile perché normalmente la gente si affeziona a un cliché e tu devi fare sempre la stessa canzone. Infatti il mio terrore era di dover fare “Le donne di Modena” 1, 2, 3, 4… “Sotto questo sole” 1, 2, 3, 4… Invece io buttavo proprio via lo stampino. Facevo un pezzo e poi dicevo basta. E la colpa di tutto ciò e di un gruppo che si chiamava “Queen”, perché quando avevo 15 anni mi regalarono un disco che si chiamava “A night in the opera”, di questo gruppo inglese – io, intanto, all’epoca, studiavo musica classica, quindi sentivo tutt’altro genere di musica. E sento questo cantane, che si chiamava Freddie Mercury, e in quei dischi – specialmente i primi due, tre dischi – ogni canzone era un genere completamente diverso: facevano un pezzo anni ’30, poi c’era un pezzo country, poi c’era heavy metal, poi c’era un pezzo tipo ballata… E la cosa che mi divertiva dei “Queen” era proprio che ad ogni traccia aspettavo una sorpresa. Dicevo: “E adesso cosa mi fanno sentire?”. Quindi, siccome mi piaceva questo eclettismo, l’ho applicato poi al mio modo di far musica».

La serata a Suvereto, del 16 luglio, è stata ricca di passione, curiosità e musica. Un Baccini che riabbraccia il suo primo amore, il pianoforte, ed è un fiume in piena. Riproponendo tutte le sue migliori canzoni, facendo muovere e cantare il pubblico, mostrando tutto il suo amore e la sua umanità. E dopo 30 anni, ascoltandolo, si capisce perché senza passione nulla di grande è mai stato fatto.

Per vedere il videoservizio clicca qui.

Andrea Paone   

Indietro martedì 21 agosto 2018 @ 15:10 © Riproduzione riservata

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