Trovata carcassa di delfino dilaniata a Norsi

La segnalazione di un biologo: “È stato ucciso e accuratamente sezionato”

Ambiente

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carcassa del delfino di Norsi

Matteo Eugeni, biologo marino, è abituato a ricevere segnalazioni sul ritrovamento di delfini spiaggiati, che le mareggiate spesso riportano sulle nostre coste, ma certo non si sarebbe aspettato di assistere ad una scena di questo genere.

«Stavo preparando un articolo sulla sensibilizzazione riguardo alla plastica in mare, quando sono stato chiamato da alcune persone per uno spiaggiamento di un tursiope» ci racconta Matteo.

Giorni prima che finisse sulla spiaggia di Norsi, nel comune di Capoliveri, la carcassa sventrata del delfino era stata segnalata a Lacona. Qualcuno l’aveva notata anche dall’Innamorata e l’aveva fotografata in acqua. «Il delfino è arrivato sulla spiaggia di Norsi a causa delle onde di scirocco nel primo pomeriggio di sabato. Più volte ho assistito a spiaggiamenti di delfini o delfini purtroppo morti in mare, ma questo è diverso, è stato ucciso e accuratamente sezionato al fine di prenderne i due filetti del dorso per farne il “mosciame”, ossia i filetti del dorso essiccati».

Questa pratica veniva fatta dai pescatori in passato, quando i delfini, non ancora dichiarati specie protetta, venivano anzi considerati un intralcio alla pesca. Oggi, questo cibo viene consumato solo clandestinamente, in quanto la legge italiana vieta espressamente di commerciare esemplari di cetacei.

Secondo il biologo, il povero animale – adulto, di lunghezza superiore ai due metri e mezzo e pesante un paio di quintali – presentava degli inconfondibili segni di violenza, anche se le cause della sua morte non sono certe: «Sulla coda era presente una cima con legata una catena, forse per trainarlo o per cercare di farlo affondare, magari legandoci un peso. Presentava anche ematomi rossi sotto il “collo”, forse per strozzatura o per una botta. Impossibile definirne il sesso in quanto l’animale era in stato quasi di putrefazione e troppo dilaniato».

Probabilmente, il delfino è rimasto impigliato in qualche rete, soffocando, e la sua carcassa è stata poi lavorata e "sfilettata", prima di essere ributtata in mare. È stato il bagnino di Norsi ad accorgersi del suo cadavere che galleggiava in mare. La Guardia Costiera di Portoferraio è stata opportunamente allertata e la carcassa del povero delfino è stata rimossa.

Tuttavia non possiamo che essere d’accordo con Matteo Eugeni, quando afferma che «quanto accaduto è veramente grave e l’uomo si rivela sempre il peggior animale».

Indietro domenica 22 luglio 2018 @ 23:14 © Riproduzione riservata

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