I "ribelli" del Cerboni a contatto con la fragilità

Con Altamarea gli studenti sospesi trascorrono un periodo in strutture sociali

Scuola

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La preside Battaglini e la dott.ssa Silvia Dini

25 studenti “ribelli” hanno trascorso il loro periodo di sospensione non tra le mura di casa o di scuola, ma presso delle strutture per anziani e disabili. I ragazzi sono infatti stati inseriti all’interno di un progetto antibullismo, un’iniziativa che mira al recupero dei giovani che presentano durante le ore scolastiche comportamenti inadeguati. Una novità per il mondo della scuola elbana, e in particolare per gli studenti dell’Istituto Tecnico Cerboni che grazie alla collaborazione con la Cooperativa sociale Altamarea, per il secondo anno consecutivo ha sperimentato il sistema finalizzato al reinserimento, alla riflessione sui comportamenti adottati e quindi alla formazione: “Per una ragazzo fino ad’ora la sospensione risultava quasi un momento di festa, in quanto restava a casa ed era libero di fare altre attività, senza riflettere veramente su quello che è il fine del provvedimento – così dice la preside dell’Istituto Tecnico Cerboni Maria Grazia Battaglini e continua – una riflessione sui comportamenti sbagliati e quelli invece corretti da seguire. L’idea è nata con l’obiettivo di impegnarli in qualcosa di utilità sociale e che li porti a riflettere sugli errori”.  Gli studenti dunque, dopo un colloquio iniziale con la dott.ssa Silvia Dini, vice presidente della cooperativa Altamarea vengono indirizzati verso l’attività di recupero più adatta a loro. Al termine del periodo di sospensione, avviene la “restituzione”. “Da maggio abbiamo pensato di arricchire a ampliare il provvedimento presso le varie strutture. È importante il percorso che i ragazzi svolgono e abbiamo pensato che riportare l’esperienza che hanno fatto parlandone con la classe fosse utile per tutti - questo l’intervento della dott.ssa Dini – questo ha dato un valore aggiunto all’iniziativa, perché in questo modo si è creato un circolo virtuoso: il ragazzo che esce dalla classe “macchiato” di qualcosa di non positivo, torna poi come portatore di qualcosa che va ad arricchire tutti .
Dunque si tratta di un esperimento che, come ha sottolineato anche la preside Battaglini, ha portato ad una maturazione dei ragazzi e li ha resi protagonisti in positivo: “ è un’esperienza che gli dimostra che ci interessa di loro e che capiamo che può succedere di sbagliare, ma che siamo sicuri che loro hanno le risorse per comprendere gli errori e adottare il comportamento giusto. Gli mandiamo un messaggio di fiducia”.

Fondamentale è stato il contatto e l’integrazione con la fragilità, con il disagio mentale o fisico degli ospiti che si sono rivelati ispiratori di sentimenti di empatia per i ragazzi, ma anche di gioa e novità per le persone delle strutture.
Alla fine del secondo anno del progetto quindi pare tracciata una nuova via per reinserire con successo gli allievi “meno facili” all’interno del gruppo classe in cui si erano distinti per negatività.


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Ilaria Leonelli

Indietro giovedì 7 giugno 2018 @ 17:56 © Riproduzione riservata

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