"Eradicazione errore, meglio interventi su strutture"

di Claudio De Santi

Pianosa

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Repertorio

Ho seguito i diversi interventi critici apparsi sulla stampa sul progetto di eradicazione di specie aliene dall’isola di Pianosa e anche la risposta del direttore Sammuri. Devo dire che sostanzialmente, condivido le osservazioni critiche fatte dall’Fondazione Isola Elba Onlus su questo tema.

Vorrei solo aggiungere qualche altro elemento. Sul concetto di biodiversità che ha portato il Parco a decidere sull’eradicazione di due specie ritenute pericolose per la biodiversità, solo perché importate da altre zone, vorrei significare che questo accanimento terapeutico nell’eradicare queste specie è, a mio avviso, incomprensibile. Perché quelle specie, insediate da tempo, fanno ormai parte dell’ aspetto evolutivo del territorio.
La scelta di riportare all’anno zero la situazione in ambienti protetti, credo debba essere fatta nei casi in cui ci sia una specie che potrebbe veramente danneggiare il territorio, l’ambiente la stessa fauna. Ma non credo che possa essere fatta indiscriminatamente.
Ricordo il taglio dei pini ricordo, e anche l’inizio dell’ eradicazione della lepre di Pianosa poi bloccato per un ripensamento ecc
Secondo la mia idea, nel tempo, tutte le specie viventi si incrociano, si modificano e si contaminano, l’uomo compreso. E, come è stato detto in un intervento, gli stessi linguaggi compreso quelli artistici si arricchiscono contaminandosi, come è avvenuto nella storia con quello architettonico.
Questo mi fa pensare ad una Pieve Romanica che ha subito negli nel 1600 la sovrapposizione dei pavimenti in marmo . Me lo ricordo perché fu oggetto di una domanda che mi fecero nel corso di un esame sul tema del Restauro Monumentale alla facoltà di architettura di Firenze.
Mi chiesero se era il caso di riportare il pavimento della pieve romanica al selciato in pietra originario, distruggendo quello era stato aggiunto nel seicento . Io risposi di No. E fu questo il motivo per cui riuscii a superare un esame importante. Apprezzarono che io avevo capito che tutte le modifiche che, nei successivi periodi storici, venivano fatte su un’opera originaria, erano testimonianza di una evoluzione storico culturale e quindi non potevano esser tolte.
Per questo io, ripeto, sono vicino alla posizione della Fondazione Isola Elba Onlus che, giustamente, si preoccupa di queste eradicazioni di vita animale e che si preoccupa anche dell’idea secondo la quale l’ecosistema dovrebbe essere riportato all’anno zero.
C’è poi un altro aspetto di cui si parla poco . secondo me il Parco farebbero meglio, e di più, a mantenere in vita quello che ancora esiste delle architetture dell’isola, che stanno lentamente scomparendo.
Si tratta di strutture e che fanno parte di quel sistema carcerario che rappresenta una testimonianza storica importante e che fanno parte integrante della identità dell’isola.
Adesso non vengono minimamente mantenute. E se non vi sarà un piano organico di recuperò, tutto il capitale architettonico andrà verso un degrado definitivo e irrecuperabile. E lo sarà, purtroppo, insieme a tutto ciò che questo rappresenta per l’isola, perla sua identità e per la sua storia.

 

Indietro lunedì 5 marzo 2018 @ 12:38 © Riproduzione riservata

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