'Deluso dalla poca partecipazione all'intitolazione'

di Riccardo Nurra

l'intervento

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L'unica consolazione che mi è rimasta della giornata di sabato, quando dopo la decisione di questa amministrazione, si svolgeva la cerimonia di intitolazione della piazzetta a Giovanni Ageno, è che la memoria dell'ex sindaco – che ha subito un'enorme ingiustizia che forse lo ha portato alla morte – potrà così essere memoria e monito per sempre, anche per quanti verranno dopo di noi.

 Come ho già avuto modo di ricordare, quel grande uomo che era Pietro Gori, ha già una strada ed una significativa lapide a lui dedicata, mentre la figura e la storia di Giovanni Ageno non potevano che essere ricordati proprio davanti alla Biscotteria, davanti a quel Palazzo Comunale che l'ha visto alla guida del paese e che ha generato tanto livore.

 Sabato scorso non mi è stato sufficiente per consolarmi neanche vedere le Forze Militari e gli ex Combattenti schierati, anche se con la loro presenza hanno dato lustro e onorato la cerimonia e chi veniva ricordato, così come la banda musicale che ha arricchito l’evento. E neppure mi ha consolato la presenza dei vecchi amici di Ageno, di quanti con lui hanno collaborato in quel tempo o la presenza di coloro che, subendo la stessa ingiustizia, hanno pure dovuto resistere ai quasi tre mesi di carcere e poi attendere quei lunghissimi 4 anni, per vedersi completamente e definitivamente assolti.

Capisco la giornata prefestiva ed anche il cattivo tempo: acqua e vento durati quasi tutta la mattina non invitavano ad uscire. Forse per questo i tanti con i quali avevo parlato e che mi avevano detto di condividere la scelta ed il luogo da intitolare ad Ageno, non sono venuti. Peccato, ma oramai si sa, i portoferraiesi sono fatti cosi. Avranno pensato “E' tempaccio, chissà se la cerimonia ci sarà?” o anche, “Ma perché farsi vedere? Perché schierarsi?”  Oppure, “Del resto ho anche amici che si sono opposti... meglio restarsene a casa, meglio non metterci la faccia, tanto la piazzetta gli verrà intitolata lo stesso!” E così non sono venuti.

Devo poi dire che non mi hanno consolato neanche quella quarantina di persone assiepate sui gradini dell'ex palazzo delle Poste, quelli contrari alla intitolazione della piazzetta ad Ageno: per raggiungere un numero così esiguo di persone c'è stato bisogno di un buon rinforzo dal Continente e gli altri quasi tutti provenienti dal resto dell'isola.
In ogni caso penso che i “continentali”, anche se la decisione di contestare mi è sembrata fuori luogo, siano comunque da ammirare per la loro determinazione: si sono alzati presto e sono rimasti al freddo e all'acqua per manifestare il loro dissenso.  Tanto di cappello, almeno loro la faccia ce l'hanno messa e anche il sacrificio. Gli altri, i contestatori elbani, a parte uno sparuto gruppo, sono rimasti a casa anche loro, forse per lo stesso motivo di quelli dell'altro fronte: si sono limitati a scrivere dietro i loro computer, magari anche dietro l'anonimato o variegati pseudonimi. E poi sono rimasti a casa. Della contromanifestazione, di natura anarchica, non mi è sembrata tanto in tema la bandiera con la falce e il martello o la presenza di persone appartenenti a partiti ben allineati. Forse mi sbaglio, ma chissà se Pietro Gori l'avrebbe gradito. Mi è piaciuto sentir cantare “Addio Lugano”, per ricordare ed onorare Pietro Gori, mentre i fischi all'Inno Nazionale mi sono proprio sembrati di cattivo gusto.

Oggi, comunque, andando come al solito in Comune, ho alzato la testa e ho visto davanti alla Biscotteria la targa con il nome di Giovanni Ageno: questa è stata la mia vera e unica consolazione.

Riccardo Nurra
 

Indietro martedì 6 febbraio 2018 @ 12:40 © Riproduzione riservata

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