Dissalatore Mola, il comitato per il No risponde al PD

di Italo Sapere

La nota

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Il dissalatore di Mola (disegno)

Lettera aperta al PD.
Abbiamo letto con attenzione l’articolo del PD sul Dissalatore. Rispettiamo le vostre posizioni, permetteteci però qualche osservazione.
L’acqua per l’agricoltura. L’agricoltura biologica e di qualità, che rappresenta un buon volano per l’economia alternativa al binomio sole/mare, ha senza dubbio necessità di tanta acqua, ma di acqua a buon mercato e non certamente acqua prodotta dagli impianti di dissalazione, visto che – lo ammettete voi stessi - l’acqua prodotta per dissalazione “costerà molto anzi moltissimo, circa tre volte” (forse anche 5 volte) di più di quella normale. Pertanto se le aziende agricole vorranno offrire sul mercato i loro prodotti a prezzi competitivi non potranno certo farlo con l’acqua dei dissalatori, ma dovranno necessariamente dotarsi di pozzi propri.
E’ vero che la scelta del dissalatore di Mola nasce nel 2011 fra i sindaci elbani, della Val di Cornia, ATO, ASA e Regione ma come viene affermato nella relazione iniziale del progetto il programma approvato prevedeva “interventi urgenti finalizzati al miglioramento della qualità dell’acqua potabile nel territorio dell’ATO 5”.
Si parlava di un impianto che avrebbe dovuto migliorare la qualità dell’acqua salmastra dei pozzi di Mola.
Concepito come piccolo impianto per migliorare la qualità dell’acqua potabile, viene partorito un mostro: il progetto definitivo prevede un mega impianto industriale per dissalare 80 l/sec l’acqua di mare, (qualcuno dice 160 l/s), compromettendo irreversibilmente quell’”area vasta”, contigua alla zona umida di Mola e devastando la spiaggia di Lido, una delle più belle e frequentate del versante orientale. Poco meno di 2.000 mq di superficie coperta per un’altezza di oltre 9 metri dal piano di campagna.
Cosa è successo durante la gestazione rimane un mistero!
In questa ottica non ci è molto chiaro come si possa affermare che “gli impatti territoriali,nel progetto ASA, sono così limitati da apparire assolutamente sostenibili” in una zona dove si vogliono ricreare aspetti naturalistici per l’avifauna locale, con 73 Decibel di emissione previsti... Una vera e propria “tranquilla” oasi naturalistica! Forse molti di voi non sanno che per allontanare gli uccelli dalle colture agrarie, oltre al classico spaventapasseri, il metodo più semplice è il rumore.
Gli effetti del rumore sull’avifauna possono determinare: cambiamenti comportamentali significativi (allontanamento dal territorio di nidificazione per trovare cibo); mascheramento dei segnali riconoscimento e comunicazione tra appartenenti alla stessa specie, alterazione nel rilevamento di suoni di predatori e/o delle prede sempre a causa del mascheramento; abbassamento temporaneo o permanente della sensibilità dell'udito, aumento dello stress, alterazione dei livelli ormonali per la riproduzione, ecc.. Possono inoltre verificarsi conseguenze più sostanziali e durevoli a carico dell’accoppiamento e della natalità, con potenziali minacce sulla sopravvivenza stessa di interi gruppi di uccelli o addirittura di specie.
Chi pensa che intorno al dissalatore si possano ricreare quelle condizioni di naturalità di una piccola oasi, crede anche che gli asini possano volare.
Però concordiamo pienamente con voi sulla richiesta di una strategia integrata, anche se le priorità che chiediamo noi sono leggermente diverse.
La manutenzione straordinaria della rete.
Immaginate di avere un’auto con il tubo della benzina rotto, a chi verrebbe in mente, anziché ripararlo, di continuare a fare il pieno di benzina? Questo è quello che continua a fare ASA! Con un particolare, che un domani l’acqua che continuerà a buttare via costerà molto, moltissimo di più. E’ per questo che prima di pensare ai dissalatori è prioritario intervenire sulla rete di distribuzione, sostituendone interi tratti ormai obsoleti.
Durante l’ultimo incontro che abbiamo avuto con AIT (Autorità Idrica Toscana) ed ASA a Firenze, alla nostra richiesta di una manutenzione straordinaria della rete,ci hanno guardato come fossimo alieni e ci hanno risposto che l’argomento era il dissalatore e “perché non parlare anche della Catalogna?” Come se la gestione della distribuzione fosse di un altro soggetto e il problema idrico dell’Elba non fosse un unico grande problema con diversi variegati aspetti, fra cui anche il primo dissalatore della serie.
Lo stesso Presidente Enrico Rossi, all’inizio dell’estate scriveva alle società che gestiscono le reti idriche “di sostituirle per eliminare inutili e dispendiose perdite d’acqua e manutenzioni costose e troppo poco efficaci”.
Per noi rimane prioritario intervenire su quello che è diventato un colabrodo della rete di distribuzione, anziché fare intervenire continuamente le ditte di pronto intervento per tamponare le perdite, è prioritario sostituire interi tratti di tubazioni ormai fatiscenti. Per noi è un delitto continuare a buttare via l’acqua oltreché un danno erariale, a maggior ragione l’acqua che si otterrebbe dai dissalatori, visto i costi che le famiglie e le aziende dovranno sostenere. Pagare un prezzo così esorbitante, finanziario e ambientale, e poi andare a disperdere l’acqua in tubazioni insoddisfacenti, è un controsenso!
Risorse locali.
ASA ha un approccio ingegneristico verso il problema acqua all’Elba, cioè anziché cercarla preferisce “fabbricarla”.
Da un incontro-studio con alcuni geologi locali, risulta in base ad un semplice “conto della serva”, che all’Elba esiste la potenzialità di rendere l’isola autosufficiente da un punto di vista idropotabile, senza fare ricorso ai dissalatori, cercando e captando esclusivamente le fonti locali.

ASA afferma di aver erogato nel 2016 circa 7,7 milioni di metri cubi all’anno.
L’isola ha una popolazione residenziale di circa 32 mila persone che raggiungono (e forse superano) le 100 mila unità nel mese di agosto. Una stima della popolazione presente sull’isola nel corso dell’anno, in termini di giorni/uomo, conduce ad valore di circa 17 milioni di presenze/anno.
Per quanto approssimativa possa essere questa stima se ne ricava che la disponibilità media pro-capite di acqua al giorno è di oltre 450 litri. (l’ISTAT ha stimato il consumo procapite in Italia in 175 litri al giorno).
Il valore di 450 l/pro-capite è circa 2 volte e mezzo il consumo nazionale,e probabilmente è ancora più alto, se consideriamo che all’Elba non esistono industrie, che le aziende agricole sono tutte autosufficienti, in quanto dotate di pozzi propri, e che molte abitazioni fuori dai centri urbani sono anch’esse dotate di pozzi propri (se ne calcolano da 4.000/5.000), pertanto possiamo affermare che la ragione di un consumo così elevato, è dovuto alle perdite della rete di distribuzione, che per ammissione della stesso gestore si stimano pari a circa un 40%.
L’Elba ha una superficie di 223 chilometri quadrati ed una piovosità media annua fra 500 e 600 millimetri. Su questa superficie cadono all’incirca 120 milioni di metri cubi di pioggia. Assumendo un valore ragionevole di infiltrazione del 30% si può stimare che nel sottosuolo elbano penetrino e si accumulino qualcosa come 30-35 milioni di metri cubi di acqua all’anno. Circa cinque volte la quantità erogata da ASA.
Manca un bilancio idrico un po’ più credibile di questa semplice stima, ma si può affermare, con ragionevole sicurezza, che l’isola è potenzialmente autosufficiente. Sarebbe opportuno e assai vantaggioso economicamente, intervenire con ulteriori ricerche, per la realizzazione di nuovi pozzi, con una severa normativa sugli emungimenti privati, con la raccolta di parte del ruscellamento, con la manutenzione e sostituzione della rete di distribuzione idrica, con modifiche ai Regolamenti Urbanistici per le nuove abitazioni, per obbligare a creare sistemi di raccolta delle acque piovane, sull’esempio delle tradizioni del passato (Cosmopoli), con campagne educative verso i residenti e gli ospiti per l’utilizzo consapevole di una risorsa limitata (anche se rinnovabile).
Il raggiungimento dell’autosufficienza implicherebbe l’avvio dei citati interventi sin da subito, anziché un progetto ben più oneroso che la realizzazione di almeno due dissalatori, per sostituire l’acqua portata dalla condotta sottomarina.
Avete mai notato che nei in paesi come Porto Azzurro, Campo, Rio Marina, le vecchie abitazioni non avevano una cantina sottoterra? E a nessuno dei nostri nonni, molti dei quali minatori, era mai venuto in mente di costruirle, ci sarà stato un motivo? Se qualcuno recentemente l’ha fatto, si è dovuto dotare urgentemente di pompe per evitare continui allagamenti!
Condotta sottomarina.
ASA due anni fa scriveva a Lega Ambiente rassicurando sulla “salute” della condotta sottomarina, che godeva di ottima salute. “ L’integrità dell’importante infrastruttura è costantemente monitorata da sistema di telecontrollo ASA, operativo h 24, per 365 giorni l’anno”…e ancora “portate e pressioni vengono registrate in continuo ed una piccola anomalia sarebbe segnalata in tempo reale”. “A Piombino sono stoccate tubazioni e giunti speciali di collegamento e di riparazioni ed abbiamo accordi con una società specializzata per interventi di emergenza. Quindi anche in caso di incidente è possibile intervenire in tempi rapidi. La condotta risulta in piena efficienza , senza perdite e sotto controllo”.
Quest’anno la condotta è una spada di Damocle che sta per rompersi, Allarmi, Rischio catastrofe, Scenari apocalittici di gommoni con turisti/profughi che sbarcano esausti a Piombino, Evacuazioni di massa, Esercito, Protezione civile, ecc.
Verrebbe da pensare: ASA raccontava balle prima o le racconta ora?
Con l’acqua del primo dissalatore non sarebbe sempre emergenza idrica? Dovremo forse tornare all’approvvigionamento via mare con le bettoline della Marina?
Ma non sarebbe più onesto e corretto dirci che la Val di Cornia si vuole tenere la acqua dei suoi pozzi? (Trivellati con i soldi dell’Elba!)
Visto che oggi abbiamo accertato che Cavo è più vicino al continente, con la vecchia condotta se ne sarebbero potute fare due (11 km anziché i 24 degli attuali, o magari tenerne una di scorta?).
Consumo energetico.
Il progetto non fa cenno all’enorme consumo di energia elettrica necessaria per alimentare tutte le apparecchiature elettromeccaniche necessarie al funzionamento dell’impianto. Non fa cenno al costo di gestione. Ma da indagini presso altri impianti, si stima che l’acqua prodotta costerà da 3 a 5 volte il prezzo attuale. Non esiste un piano finanziario che contabilizzi come saranno ripartite le spese della gestione, e in poche parole di quanto aumenteranno le bollette dell’acqua.
Il Comitato per la difesa di Mola e di Lido – NO ai dissalatori!
*Il presidente
Italo Sapere

 

Indietro giovedì 9 novembre 2017 @ 17:47 © Riproduzione riservata

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