"Turismo culturale, sbagliato disprezzare fondi statali"

di Lelio Giannoni

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Lelio Giannoni

Gaetano D’Auria è uno che mette passione nelle cose che fa. E noi piaggesi lo sappiamo bene perché è da noi che ha trascorso gran parte della sua vita. E non abbiamo difficoltà ad ammettere che negli ultimi anni vissuti a Rio nell’Elba, possa essersi affezionato così tanto alle impercettibili diversità culturali e antropologiche (tutte da dimostrare) tra Rio Castello e la Marina, da farsene strenuo difensore, fino al punto di agitarle a mo’ di bandiera contro l’ipotesi di riunificazione (perché di riunificare si tratta e non di fondere). Quelli che come me hanno passato un po’ di tempo nell’archivio comunale e in quello parrocchiale di Rio nell’Elba per raccogliere notizie sui nostri avi e sulla loro storia, sanno che queste differenze (sempre che ve ne siano) non costituirebbero, in alcun modo, un impedimento a ricongiungere le nostre strade. E sanno anche che per difendere e valorizzare l’identità culturale di un popolo o di un borgo non bastano le parole ma ci vogliono progetti e investimenti. Se alle radici delle piante non dai, acqua queste seccano; e così le radici storiche e culturali: se non le studi, le diffondi e le valorizzi, si avvizziscono. E lo stesso discorso vale per il nostro patrimonio storico, archeologico, archivistico, che rappresenta una discreta parte di quello elbano. Qualcosa è stato fatto per valorizzarlo, ma molto resta ancora da fare: gli scavi archeologici di Grassera, interrotti e ricoperti per mancanza di fondi, potrebbero essere ripresi; i sotterranei della chiesa e della piazza del Popolo potrebbero essere indagati; il quattrocentesco castello del Giove potrebbe essere restaurato e reso visitabile; lo stesso dicasi per il Mausoleo Coppedé, magnifico esempio di architettura eclettica, qualche galleria di miniera potrebbe essere riattivata e finalmente potrebbero partire gli scavi archeologici della villa Romana di Cavo. Questo patrimonio restaurato, sommato a quello già fruibile (Chiesa e Torre di Rio Alto, Museo archeologico, Valle dei mulini, Lavatoi pubblici, Parco mineralogico, Museo minerario e Torre della Piaggia), oltre testimoniare la nostra storia, potrebbe diventare meta di visite guidate (che un tempo venivano numerose- ma che da troppi anni ormai, disertano il nostro versante) e delle più recenti escursioni crocieristiche. Gli specialisti dicono che, tra i vari tipi di turismo, quello culturale ha già acquisito una discreta quota di mercato e sempre più si affermerà nel prossimo futuro,fino a diventare il più importante e noi non dobbiamo essere impreparati. Se tutto ciò è possibile e auspicabile, mal si comprende il rigurgito pauperistico dei paladini del No, che disprezzano il nostro interessamento ai contributi statali e regionali e alle economie di scala realizzabili con la riunificazione. Perché una cosa è certa: se commise una gaffe chi disse che con la cultura non si mangia, sbaglia altrettanto clamorosamente chi pensa che si possa produrre cultura senza investimenti … e i nostri due comuni non hanno neanche risorse per garantire i servizi essenziali.


Lelio Giannoni
 

Indietro martedì 10 ottobre 2017 @ 11:44 © Riproduzione riservata

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