Rio, Unificare e costruire sulla consapevolezza

di Gianfranco Vanagolli

L'intervento

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Scrivevo, qualche tempo fa, delle campane di Rio e di Rio Marina che confondono il loro suono, tanto sono vicine. E ricordavo, forse nella stessa occasione, un percorso storico sviluppatosi oggettivamente nel senso di un superamento dei motivi di distinzione che erano stati all’origine della nascita dei comuni omonimi.
 Le mie note facevano parte di un vario panorama di contributi che, ispirati a una dialettica naturalmente vivace di fronte a un tema non certo privo di rilievo, ha continuato a lievitare fino ad oggi.
Se lo ripercorriamo, possiamo osservare come esso offra spazio alle risorse del territorio, sulle quali, tuttavia, merita tornare, perché rappresentano la base su cui fondare ogni prospettiva che possa dirsi realistica.
Si tratta di risorse articolate, che si chiamano ambiente, infrastrutture, soggetti ricettivi, beni culturali. Esse reggono il confronto con quelle che offrono altre realtà e talora non hanno omologhi, come il Parco Minerario.
Il manto boschivo del riese è uno dei più estesi, se non il più esteso dell’isola; la quantità e la qualità delle spiagge risulta considerevole. Le opere portuali di Rio Marina, localmente, sono seconde solo a quelle di Portoferraio e anche Cavo ne vanta di notevoli, incentrate sul grande pontile che un’amministrazione illuminata volle negli anni Sessanta del secolo scorso. Le strutture turistiche sono accoglienti e da qualche anno annoverano anche interessanti iniziative di agriturismo.
In un unico gioco di squadra, ovvero all’interno di una pianificazione di interventi di ampio respiro commisurata agli interessi ed alle aspirazioni di una popolazione di oltre 3.000 unità, con la sua accresciuta capacità di pressione nei confronti degli interlocutori istituzionali a livello regionale, nazionale ed europeo, tutto ciò può trovare una significativa valorizzazione e fare economia più di quanto non ne faccia oggi.
Sottoposti a parametri valutativi e progettuali nuovi, si presentano come ricchi di potenzialità soprattutto il Parco Minerario e i beni culturali nella loro accezione più ampia. Nel momento in cui costituiscono un forte elemento di coesione, rimandando a un patrimonio comune ab antiquo, entrambi, a mio modo di vedere, devono essere visti nello stesso tempo come un punto di partenza e di arrivo. Il Parco ha in sé tutte le caratteristiche per diventare il motore economico principale del nuovo comune. Gli Stati Uniti, la Germania, la Francia, offrono miniere dismesse come altrettante attrazioni, divenute tali grazie ad investimenti importanti e ad un giusto equilibrio tra la partecipazione pubblica e quella privata. Se il lavoro deve essere al centro di ogni proposito di vita e di progresso di una comunità, c’è, nel riese, la concreta possibilità di crearlo, nel rispetto, peraltro, di una tradizione illustre.
Quanto ai beni culturali, devono parlare di una storia e di una civiltà, per suggerire al visitatore amore e rispetto per i luoghi che visita. Se conosciuti, i centri di Rio, Rio Marina e Cavo, regalano uno straordinario racconto di storia dell’urbanistica; essi possiedono opere fortificate, sorte tra il Quattrocento e il Cinquecento, degne di un manuale di architettura militare; le loro chiese conservano dipinti e sculture di pregio; i loro archivi storici abbondano di documenti di primario interesse per la storia della marineria e dell’industria.

Tali sono le armi che hanno a disposizione coloro che, generosamente, si apprestano a un cammino non facile, ma ricco di promesse. E’ indispensabile che ne siano consapevoli, poiché è nella ricognizione di ciò che si possiede e nella rinuncia all’illusione che si possa costruire sulle carte dei burocrati, piuttosto che sulla pietra della cultura, la garanzia di un risultato suscettibile di essere ricordato come una bella pagina della vicenda plurisecolare di una comunità proiettata verso il futuro e tuttavia non dimentica delle proprie radici.
 

Indietro sabato 7 ottobre 2017 @ 12:50 © Riproduzione riservata

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