"Frangioni, le tue ragioni del 'no' deboli e legate al passato"

di Renzo Galli

la lettera

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Caro Frangioni,
di ritorno dal Forum di Civitas, dove ho potuto apprezzare come anche i portoghesi siano avanti sui temi dell’accoglienza e della mobilità sostenibile, ho avuto modo di leggere la Tua lettera al giornale sul progetto di riunificazione, perché di riunificazione e non di fusione si tratta, fra le due Rio.
Francamente ridurre una proposta strategica e vitale per le due Comunità in un calcolo sulla possibile perdita d’introito del contributo di sbarco, del tutto relativa perché le opere comprensoriali andranno a beneficio di tutti, o della presunta perdita di posti barca per i piaggesi, come argomentano alcuni o, ancora, come evidenzi, la “quisquilia del patrono”, mi pare quanto mai improprio.
Il tema dei contributi di sostegno mi sembra invece più pertinente, ma va affrontato al contrario di come tu lo esponi. Tu dici “Cari Sindaci, ma siete sicuri che la fusione porterà 6,5 milioni per 10 anni?” e argomenti: no di certo, perché interverranno nel durante le fusioni obbligatorie e i contributi vi saranno tagliati, oppure di fronte ad una crescita esponenziale delle fusioni verranno meno le risorse.
Appunto! Allora per non rischiare di farsi tagliare i contributi è meglio aspettare la legge che imporrà le fusioni senza incentivazioni? Tutto ciò, consentimi, mi pare paradossale.
Io non so prevedere quando e come il Legislatore legifererà in proposito, ma conosco la normativa attuale che mi dice che i comuni di piccole dimensioni non hanno spazi finanziari, che è sempre più difficile far quadrare i bilanci ed erogare servizi, che le altre forme di aggregazione non funzionano e le esperienze di casa nostra, di unione o di gestioni associate, ne sono un tangibile esempio.
In proposito, non vedo perché non raggiungendo la soglia minima di popolazione di 3.000 anime, dovrei andare a mendicare l’associazione delle funzioni ad un comune più grande, mettendomi, come è successo, nelle sue mani. L’unica cosa che può funzionare è la fusione e nel nostro caso la riunificazione delle due Comunità che erano una soltanto con gli stessi valori storico-culturali ed economici, da realizzare su basi paritarie nel pieno rispetto dei bisogni dei cittadini.
Se per Rio Marina la riunificazione è un’opportunità per creare economie di scala e per migliorare i servizi e gli investimenti, che altrimenti risulterebbero sacrificati, per Rio Elba è una necessità assoluta, date le condizioni finanziarie emerse dalla pronuncia della Corte dei Conti che non si può eludere e che invito a leggere.
Siccome, come accade spesso, da una minaccia può nascere un’opportunità, dalla pesante situazione finanziaria di Rio, che non è debitoria, ma di ricostituzione di fondi spesi in via corrente, che gli imporrebbe insostenibili sacrifici per fare poi gli investimenti finanziati, l’erogazione dei contributi alla fusione realizzerebbe tale ricostituzione con una possibilità quindi si spesa di cui beneficerebbero ambedue le Comunità, senza nulla togliere ai cugini piaggesi che potrebbero contare sui residui contributi liberi.
Non capisco Giovanni perché lo Stato dovrebbe vincolare questi contributi per evitare spesa corrente e in questa la libera possibilità di assunzioni di personale, quasi che non ci si fidi della misura dei futuri amministratori nell’affrontarne la destinazione.
Anche qui il ragionamento va svolto al contrario, ben venga il libero impiego dei contributi, ma non per un’effimera riduzione della fiscalità locale, che non reggerebbe nel tempo e che deve invece trovare stabilità in una legislazione diversa da quella che ci obbliga oggi a contribuire ad un fondo di solidarietà per noi negativo – e questo argomento, ai più ignoto, meriterebbe un approfondimento -, ma per un ricambio generazionale e non per mobilità del personale, purtroppo obsoleto per le nuove sfide che le autonomie locali saranno chiamate a compiere, fatte di progettualità e non di finanziamenti a pioggia secondo meccanismi non rigorosi.

Caro Giovanni,
non trovo nel tuo argomentare una plausibile ragione per dire no, come consigli, al progetto di riunificazione della Comunità Riese, ma ragioni deboli legate più al passato – legate al concetto del “meglio non cambiare” – che ad una visione del futuro che faccia davvero delle autonomie locali, per capacità di spesa e progettualità un motore di sviluppo.
 

Indietro martedì 3 ottobre 2017 @ 11:40 © Riproduzione riservata

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