"Livorno nel cuore, vicinanza e solidarietà alla sua gente"

di Maria G. Catuogno

La lettera

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I Volontaria a lavoro (foto Misericordie Toscane)

L’intensa perturbazione di questi giorni ha per fortuna solo sfiorato l’Elba, ma la tragedia di Livorno – sei morti, due dispersi e devastazione ovunque – ci coinvolge profondamente. “Siamo tutti livornesi”: per necessità, per affetto, per legami familiari e amicali con chi, nel cuore della nostra provincia, vive e lavora.
La Terrazza Mascagni, i Quattro Mori, il bel profilo della Stazione, i Fossi, Montenero appartengono da sempre alla nostra geografia sentimentale. Eppure è bastata la pioggia di un giorno e di una notte – intensissima, una vera bomba d’acqua dopo tanti mesi di siccità – per mettere in ginocchio la città e porre fine alla vita di tanti innocenti, compreso un bambino annegato nel fango con i suoi genitori e il suo nonno, che inutilmente ha cercato di salvarlo, come la sorellina, morendo a sua volta. Sappiamo tra l’altro che la famiglia colpita è quella di un giovane medico del 118 e del Pronto Soccorso del nostro ospedale e la circostanza ci rattrista ulteriormente.
Le principali notizie dei telegiornali della brutta domenica appena trascorsa erano concentrate sul nubifragio a Livorno e sull’uragano Irma in Florida, oltre che sul terribile terremoto in Messico. L’impressione era di assistere alla vendetta della Natura contro il genere umano. Perché, se è vero che non siamo responsabili dello scatenamento dei terremoti – ma delle costruzioni antisismiche e del consumo di suolo sì – sicuramente invece abbiamo gravi colpe nell’aver deteriorato il clima, innalzando la temperatura del Pianeta con l’inquinamento e immettendo nell’atmosfera una quantità di calore eccessiva, motore a sua volta di improvvise e micidiali bombe d’acqua. Inoltre, non contenti di tale disastro epocale, che ha tropicalizzato il clima delle fasce temperate, mettiamo tutto il nostro impegno a trascurare un ambiente bellissimo e fragile, qual è quello italiano: abbiamo abbandonato la cura di montagne e colline, sfruttato il suolo a dismisura ricoprendolo di cemento, costruito sui fianchi di vulcani, incendiato boschi e macchie che trattengono le frane, trascurato gli argini, impedito ai corsi d’acqua di scendere regolarmente, tombandoli. Insomma, una scellerata serie di errori, dettati dall’egoismo, dall’incuria, dall’ignoranza o dalla smania di speculazione, e dall’incapacità di previsione delle possibili conseguenze future, che ora ci si ritorcono contro e spingono la Natura a dimostrare tragicamente tutta la sua potenza devastatrice.
Pure lo stesso uragano Irma ha una grandezza, una forza e una durata sconosciute, dipendenti dalle stesse cause – inquinamento, calore, energia – che provocano i repentini diluvi concentrati in aeree ristrette.
Eppure, di fronte a simili e paurosi fenomeni, esistono ancora i “negazionisti” del cambiamento climatico, che chiudono gli occhi anche sul drammatico scioglimento dei ghiacciai, mentre il presidente degli Usa (!) si rifiuta di onorare il trattato di Parigi, piccolo argine all’evidente disastro planetario. E’ proprio vero che la follia umana non ha confini!
Oggi però il nostro cuore è a Livorno, per piangere le sue vittime e per esprimere vicinanza e solidarietà alla sua gente, a chi ha subito lutti e danni materiali, perdendo i frutti del lavoro di una vita e per augurare alla città di risorgere presto dal fango di questi giorni in tutta la sua integrità e bellezza.
                                                                   Maria G. Catuogno

Indietro lunedì 11 settembre 2017 @ 09:09 © Riproduzione riservata

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