Geby, cane marinaio: una storia elbana d’altri tempi

Un filmato d'epoca datato 1966 ci racconta le sue singolari abitudini

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Geby cane marinaio

Forse non tutti sanno che, nello stesso modo in cui Campiglia ha avuto in passato il suo cane capostazione, l’Elba – o meglio, Portoferraio – ha avuto qualche anno dopo il suo cane marinaio. La storia di Lampo, il cane che negli anni ’50 andava alla stazione per imbarcarsi sul treno che andava a Genova per poi fare ritorno qualche giorno dopo, è conosciuta in tutto il mondo. Non è stato tramandato molto, invece , della storia di Geby, un vero e proprio cane marinaio, conosciuto da tutti sul porto di Portoferraio. Alla metà degli anni ’60 un portuale dell’epoca, tal Ghelardini, raccolse questo cane per strada e lo tenne con sé, portandoselo spesso al lavoro. Il cane scodinzolava felice dietro al suo padrone, intento a scaricare ed imbarcare le merci, e si affezionò così tanto alle navi da far loro festa quando arrivavano, ed arrabbiandosi invece fino ad abbaiare e piangere, tentando di trattenerle, quando mollavano gli ormeggi per ripartire.
Le singolari abitudini di Geby non passarono inosservate, tanto che a lui furono dedicate poesie ed articoli di giornale, ed abbiamo la fortuna di poterlo rivedere in questo filmato d’epoca, gelosamente conservato da quell’appassionato ricercatore e collezionista di video che è il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari.
Gli articoli e i video sono del 1966, anno in cui una nota penna dell’epoca, “Ninna” (al secolo Frediano Frediani) dedicò a lui una poesia (di seguito allegata) che fu pubblicata sul Corriere Elbano.
Una storia d’altri tempi che merita di essere raccontata, quella di Geby, e fissata nella memoria magari non con una statua, come avvenne per Lampo, ma almeno con un filmato che possa farne da testimonianza.

 

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ecco di seguito la poesia dedicata a Geby

 

I “VERSACCI” di Ninna
Geby (Il cane che piange)

C’è stato un tempo un cane ferroviere
A Campiglia, nativo di Piombino,
abile nel difficile mestiere,
e si chiamava Lampo, oppur Lampino
Le manovre seguia con attenzione
Tal quale fosse lui Capo Stazione

Egli era un eminente personaggio
Conosceva gli orari, ed ogni giorno
Faceva il preferito suo viaggio:
Pisa-La Spezia-Genova e ritorno.
Ma era –furbo lui- fedele amante
Dei treni con vettura ristorante.

Abbiamo pure noi, nel nostro porto,
(al Massimo) un bel cane molto esperto
In cose portuali, e molto accorto.
Però lui non affronta il mare aperto
Sopra la passarella mai non sale
Di Piombino non supera il canale.

Egli è di quei che dicon: “Loda il mare
Quanto tu vuoi, però alla terra tienti”
È per questo che si affanna ad afferrare
Con le zampe non sol, ma pur coi denti
I cavi a cui le navi stan legate
Come per dire: “i cavi non mollate”

E allor che il comandante col sottile
Fischio, il segnale dà della partenza
Geby corre su e giù per il pontile
E abbaia di dolor, con insistenza.
Ei non vuole – se pur non lo può dire – 
Ei non vuole veder navi partire.

Agli arrivi fa evviva col codino
Alle partenze invece assai patisce
Agli arrivi farebbe anche il facchino
Alle partenze a capo chin guaisce.
Sembra che voglia dir: “si, si, venite
Ma, fatemi il piacer, non ripartite”.

Il siculo poeta Ferraù
A lui una poesia ha dedicato
(mentre da terra gli facea bu bu)
E con quella l’ha quasi immortalato
Lo meritava. Io no, non son da tanto
E gli dedico solo un magro canto.
Però, lasciamo andare, a cosa siamo
Giunti . Dobbiamo dir degli animali
Molto bene, al contrario non possiamo
Dirne altrettanto ai miseri mortali.
Ed è strano, fra tanti fatti strani
Il fatto di elogiar in versi i cani!

Ninna
Dal Corriere Elbano  del 13 ottobre 1966


 

Indietro domenica 30 aprile 2017 @ 08:49 © Riproduzione riservata

Video allegato: Geby, cane marinaio: una storia d'altri tempi

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