"Prete albergatore". Lettera aperta di 22 parrocchiani

Seguono le firme

Porto Azzurro

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Don Jarek

Qualche parrocchiano, forse troppo coinvolto, e qualche ristoratore (probabilmente uno), forse troppo interessato, hanno collegialmente assunto, senza contraddittorio ed argomentando con grandissima fantasia, la difesa d’ufficio nella vicenda giudiziaria che ha puntato i riflettori su don Jarek per ”l’attività alberghiera” intrapresa pare abusivamente nell'ex Istituto S. Vincenzo da circa tre anni e rimasta nell’ombra e nel silenzio grazie a scrupoli religiosi e tanta omertà. Da quelle dichiarazioni sembrerebbe che il Reverendo sia prossimo alla beatificazione, tanto è reclamizzato il suo interesse per gli indigenti, i bambini e l’intera cittadinanza che, con amorevole dedizione, cura, ascolta e aiuta; la verità è invece che gli indigenti non sa neppure chi e dove siano (anzi, pare addirittura che le loro richieste siano state più volte respinte in malo modo), che i bambini li intraveda soltanto il giorno della Prima Comunione e che per le vie del paese lo si adocchi solo per la processione o, al massimo, alla guida del suo fuoristrada!
E questo è bene ribadirlo in quanto, come si legge nell'articolo dei “parrocchiani”, il sacerdote sarebbe diventato un punto di riferimento e aggregazione per tutti (quali tutti?).
Forse chi ha scritto quelle righe non si riferiva al parroco di Porto Azzurro, il quale anche in occasione dei funerali sembra esigere il passaggio della questua (talvolta persino dai familiari del defunto che poi “cristianamente” accompagna al cimitero standosene comodamente seduto sul carro funebre), che farebbe  vendere ad 1,50 euro boccette con l’ “Acqua Benedetta di Monserrato” (forse anche miracolosa, come sosterrebbe l’assidua venditrice di turno) e che in casa lo si trovi solo mezz’ora prima della messa.
Altro che fragilità dell’uomo e forza della fede!
Nello stesso panegirico parrocchiale si dichiara inoltre che la Confraternita della Misericordia (di ispirazione cattolica!), da ben diciotto anni, riceve gratuitamente ospitalità nell’istituto in questione. Un altro mito da sfatare: la Misericordia, fino alla primavera scorsa, ha sempre pagato le altrui bollette di luce e acqua (spesso molto salate in quanto sembra  riferite ai consumi e agli usi di tutto lo stabile, compreso quello “alberghiero estivo”), facendosi inoltre carico delle spese suppletive concernenti lavori dovuti a danni o guasti.
E comunque non dimentichiamoci che stiamo parlando di un’associazione di volontariato e di mutuo soccorso: ma probabilmente questi concetti, a qualcuno, sono sconosciuti o ritenuti secondari, tant'è che la Reverenda Misericordia è stata sfrattata dai locali che utilizzava in estate per ospitare i volontari di supporto. Viene dunque spontaneo chiedersi il perché di questo “bel gesto”: per motivi di sicurezza? Per ragioni igienico-sanitare? Perché disturbavano il vicinato? No, niente di tutto ciò, secondo noi, semplicemente per poter affittare anche quei locali con le stesse modalità degli altri.
Stessa cosa per l’Associazione Bersaglieri, per qualche anno ospitata gratuitamente in cambio di piccoli lavori, ma sfrattata per una richiesta d’affitto che il Presidente non sarebbe riuscito a pagare (oltre 1500 euro annui); emblematico, comunque, il modo in cui è stato costretto a sgomberare, che di carità cristiana ha ben poco.
Come se non bastasse, in questo polo parrocchiale, per un triennio ha trovato ubicazione la biblioteca comunale che pagava, con regolare contratto, un affitto di circa 600 euro al mese (oltre 20.000 euro in tre anni) e persino una scuola di danza, anch’essa sottoposta a locazione (sembrerebbe di 500 euro mensili).
E adesso il giro di affari si è allargato anche al Teatrino delle Suore che, ristrutturato di recente dall’Amministrazione Comunale sebbene proprietà della parrocchia, sarebbe  stato ceduto in affitto allo stesso Comune per una somma che supera i 600 euro al mese.
Non male per una piccola parrocchia in cui i bambini devono oltretutto pagare 15 euro (per contribuire alle spese, come loro vorrebbero far credere) per frequentare il catechismo (da cui germoglia l’essenza cristiana) proprio in quell’istituto che di manutenzione non ne ha mai ricevuta, se non piccoli lavori inerenti gli alloggi estivi (basti guardare le gronde ed il muro di recinzione esterno); anzi, adesso una parte del primo piano è stata interdetta mentre le altre, come è risaputo, necessiterebbero di urgenti lavori ai quali si sarebbe dovuto ottemperare proprio utilizzando tali e cospicui proventi.
Non dimentichiamoci comunque che ad una recente riunione, i genitori furono rassicurati che la Struttura aveva tutte le carte in regola per accogliere i ragazzi del catechismo, così in regola, però, che dopo tre giorni era già in mano ai Vigili del Fuoco!
Adesso che il parroco è partito per uno dei suoi lunghi ed innumerevoli viaggi, come da copione il sostentamento del povero sacerdote di rimpiazzo è stato affidato al buon cuore di qualche parrocchiano che è costretto a chiedere in giro un’offerta per i pasti, nonostante la Perpetua raccolga le tante buste delle messe a suffragio celebrate da quest’ultimo per poi consegnarle al parroco titolare una volta rientrato!
Anche i lavori fatti all'interno della chiesa hanno visto quasi sempre il contributo di privati cittadini (e se volete possiamo fare nomi, cognomi, costi ed interventi effettuati) e del Comune (che, tra le altre cose, ha acquistato la passerella per disabili collocata sul lato sinistro della chiesa, ha sovvenzionato il rifacimento del tetto del corridoio crollato nel dicembre 2008 ed ha riparato l’orologio e parte della torre campanaria).
Sorvolando sul pietoso stato della chiesa del Sacro Cuore di Maria (ripulita e resa presentabile da alcuni volontari autotassati la scorsa estate dacché trasformata in autentico magazzino, nonostante già nel 2008 fossero disponibili per il suo futuro restauro 75.000 euro lasciati dal precedente parroco, dei quali non si è saputo più nulla) e dell’organo che da tre anni attende d’essere riparato, entrambi vittime del germe del disinteresse, capiamo bene che quella “parrocchia ideale” che qualcuno ha tentato di glorificare siano ben lontane dalla realtà descritta (ed abbiamo omesso tanti altri miserevoli fatti di vita quotidiana).
Quanto, invece, alle parole dei ristoratori (o del ristoratore), i quali chissà perché hanno deciso di parlare dopo due mesi dall’operazione che ha visto coinvolti i loro camerieri alloggiati nell’“ostello abusivo” (sembra infatti che le forze dell’ordine nel primo sopraluogo del 16 settembre abbiano rinvenuto circa quindici letti e altri materassi disposti per tutto lo stabile a mo’ di camerata da caserma), dobbiamo far presente che quanto hanno asserito nell’articolo degli scorsi giorni è in netto contrasto con le dichiarazioni rilasciate dagli stessi ragazzi e già agli atti dell’inchiesta: non si trattava di un contributo libero, bensì d’una somma prestabilita pari a ”250 euro al mese” che venivano puntualmente RICHIESTI E RISCOSSI a fine mese. 
Se questa non è un’attività imprenditoriale volta al raggiungimento di un guadagno, cosa potrebbe mai essere? Ormai è lontana la giustificazione del “gratuito” o del “contributo libero”, come qualcuno vorrebbe ancora sostenere, dimenticando forse che siamo un paese di 3500 anime e le cose le sanno “TUTTI”, anche se talvolta regna il silenzio e il disinteresse.
Difficile comunque stabilire quanto denaro sia entrato nelle casse della parrocchia, dato che sembrerebbe che per le locazioni e per ”l’attività alberghiera” non siano state rilasciate ricevute e che il Consiglio Economico, che in base al Diritto Canonico (art. 537) dovrebbe essere istituito e riunirsi per coadiuvare il parroco negli affari, nella gestione patrimoniale e di tutte le entrate economiche della chiesa, non è stato più rinnovato e pertanto non si riunisce da anni.
Divertente, in ogni modo, anche l’affermazione che all’interno dell'edificio sotto indagine si potesse respirare uno “spirito cristiano” (almeno nel periodo estivo) specialmente quando, la notte, urla e schiamazzi dei giovani ospiti tenevano sveglio il vicinato, che più volte ha fatto presente quest’incresciosa situazione (e quel che dicevano non erano litanie, rosari o canti sacri).
Ed i rapporti fra parrocchia, bambini e adolescenti di cui anche un povero idiota capisce l’assoluta necessità? Assolutamente nulli. Su questo argomento è meglio stendere un velo pietoso e lasciare ad ognuno le proprie considerazioni, benché se ne potrebbe parlare per ore, e non in toni positivi.
E’ la presenza che manca, è l’esempio che non c’è: ci siamo forse dimenticati di don Renato?
Non è importante di chi sia la “magistrale” mano che ha scritto entrambi gli articoli comparsi sulla stampa locale gli scorsi giorni; è senz’altro una mano coraggiosa, una mano che tenta disperatamente di difendere ciò che non è difendibile, provando a colpevolizzare l’altrui (presupposta) “cattiveria e spirito disfattista” per giustificare davanti all’opinione pubblica tutta una serie di comportamenti che definire censurabili è fin troppo benevolo.
Adesso è importante che questa triste storia possa davvero concludersi al più presto; dovrà essere una conclusione e contestualmente un inizio, un nuovo inizio all’insegna di giustizia, correttezza, verità e sani principi. Essere obiettivi, talvolta, significa accettare scomode verità.
In ultima analisi, se le indagini in corso potranno dimostrare che il “PRETE ALBERGATORE” abbia agito nel rispetto delle leggi e delle normative vigenti e se il Reverendo potrà rendicontare con inconfutabile, legale e veritiera documentazione a noi parrocchiani e cittadini le opere di bene e carità cristiana che “alcuni fedelissimi” dicono avrebbe fatto con i tanti soldi che ha introitato (dimenticavamo gli incassi di Monserrato), siamo pronti a chiedere scusa, a cospargerci la testa di cenere e ad inoltrare una calorosa rogatoria a sua Eccellenza il Vescovo affinché proroghi la permanenza del buon don Jarek nella nostra comunità per altri, lunghi, dieci anni. 

seguono le firme

Indietro sabato 19 novembre 2016 @ 20:04 © Riproduzione riservata

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