I marittimi di Toremar: "Il nostro è un lavoro usurante"

Un documento rivolto ai politici italiani: "Riconoscete i nostri disagi"

La lettera aperta

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Marittimi Toremar al lavoro

Egregi rappresentanti del Popolo Italiano, conoscete il mondo “ALIENO” dei marittimi ? Eccolo: la nostra attività lavorativa è un susseguirsi di disagi morali, fisici e affettivi.
Disagi morali: Restiamo sul posto di lavoro non per 8 ore ma per 24, e non per 5 giorni alla settimana, ma 7 giorni su 7. Quante ricorrenze passate in solitudine! Natale, Pasqua, nascite di fi gli e nipoti, matrimoni, lauree, funerali, gli eventi che costellano la vita di un individuo noi troppe volte ce li perdiamo.

Disagi fisici: sbalzi termici dovuti ai lunghi viaggi, micro vibrazioni continue, anche quando riposi in una piccola cabina a cuccetta con la nave ferma in porto, che durante la navigazione aumentano. Consumo di generi alimentari perlopiù surgelati, l’esposizione alle intemperie o chiusi in ambienti artificiali. Riceviamo assistenza sanitaria quando è possibile, in quanto il medico di bordo esiste solo sulle navi da crociera!

Disagi affettivi: se sei uno dei “fortunati”, che da 40 anni lavora senza interruzione, vuol dire che nella migliore delle ipotesi sei stato un marito e un padre a metà, perché l’altra metà l’hai passata a bordo con i tuoi colleghi. Per ultimo, ma non per importanza, per noi “gli esami non finiscono mai”: per mantenere gli standard di sicurezza, i marittimi imbarcati, dal Mozzo al Comandante, tutte le settimane devono svolgere esercitazioni obbligatorie e, inoltre, a determinate e ripetute scadenze, dobbiamo frequentare corsi e sostenere esami per mantenere il nostro ruolo professionale, qualunque esso sia. Considerato tutto ci , ti illudi che il tuo lavoro sia uno di quelli chiamati “usuranti”. Ci siamo documentati, eravamo presenti con questa definizione nella Tabella “A” del D.L. 374/93 come “Marittimi Imbarcati a Bordo”; poi nel Decreto Salvi del 1999 siamo scomparsi, e non siamo tenuti in considerazione con il Decreto 67/2011.
Secondo Voi il nostro lavoro non ha titolo per essere considerato usurante? Immaginate una delle esercitazioni incendio o abbandono nave con un equipaggio di 67 enni? E figuriamoci cosa potrebbe accadere quando non si trattasse di una esercitazione. Ci saremmo ora aspettati di rientrare fra le categorie dei lavori usuranti o almeno fra le nuove categorie di lavori gravosi, o lavori pesanti, quelli a cui, secondo il Disegno Legge per la Finanziaria 2017, dovrebbe essere consentito almeno di decidere l’uscita dal lavoro: illusione! Forse ha ragione chi dice che in mare si fa un lavoro CONSUMANTE, che è tutt’altra categoria. La Legge si ricorda dei marittimi italiani solo per obbligarli a costosi corsi di formazione per poter continuare a lavorare sulle navi. Se ne dimentica in tante altre occasioni, come quando da imbarcati non possiamo esprimere il Diritto/Dovere di votare, o come quando vecchie Leggi sul lavoro nautico, che risalgono a Regi Decreti, non vengono adeguate agli standard attuali. Noi che convivevamo e forse ancora conviviamo con l’amianto, siamo stati esclusi dal diritto a usufruire dei benefici previsti per altre categorie dalla normativa su questo Killer silenzioso che ha portato via tanti nostri colleghi. Scusateci siamo Gente di Mare, siamo abituati a essere sinceri e diretti nel dire le cose: quanto stiamo sopportando noi MARITTIMI è VERGOGNOSO, indegno di un paese come l’Italia, Popolo di Santi Poeti e Navigatori. Premesso tutto ci vi chiediamo di farvi carico di questa incresciosa condizione, vogliamo parità di diritti, siamo lavoratori di mare, non esseri “Alieni”. Siamo gli equipaggi della Toremar, ma pensiamo, per gli argomenti di questa lettera, di poter rappresentare lo stato di frustrazione di tutti i marittimi Italiani.
 

Indietro venerdì 18 novembre 2016 @ 00:25 © Riproduzione riservata

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