Alessia Bulleri: "Vi racconto il mio primo Giro d'Italia"

Nostra intervista alla campionessa elbana della Aromitalia Vaiano Fondriest

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Alessia Bulleri al Giro d'Italia

Alessia Bulleri, ciclista elbana già due volte tricolore di mountain bike , da quest'anno professionista su strada, ha concluso da qualche giorno quello che va considerato il suo vero e proprio "esame di maturità" nel ciclismo che conta: il Giro d'Italia femminile. Nella nostra breve intervista , Alessia ci spiega com'è andata, facendo capire molte cose anche ai non addetti ai lavori. Ecco cosa ci ha raccontato.

Alessia Bulleri, il tuo primo Giro d’Italia: te l’aspettavi così duro?
Si mi aspettavo che fosse molto duro tanto che avevo il pensiero fisso di non farcela a finirlo e di tappa in tappa partivo con la paura che fosse l'ultima. E’ solo il primo anno che corro su Strada e fare il corridore al Giro d’Italia mi sembrava impossibile, ho sempre visto questo appuntamento fin da piccola come la massima espressione del Ciclismo.
Quanto è difficile ritagliarsi uno spazio nel gruppo? Quanto contano le compagne di squadra? Ho avuto subito un approccio positivo con questa squadra sia durante i ritiri che le gare, hanno sempre cercato di insegnarmi qualcosa, furbizie, strategie, “colpi d’occhio” che non avevo;  su Strada gioca un grosso ruolo la squadra, fondamentale è ascoltarsi e aiutarsi anche psicologicamente perché la fatica fa brutti scherzi. Il mio spazio nel gruppo new entry in una squadra con corridori già di esperienza ha sempre avuto fin dall’inizio il solo intento di imparare.
Vanno davvero così forte le prime 10? Chi hai ammirato di piu?
Si, sono mostruose! Tirano rapporti e velocità impressionanti ( in alcune tappe abbiamo fatto 45 KM/H DI MEDIA!) e anche in salita spesso la velocità non cala, le volte che sono riuscita ad arrivare nel gruppo con loro ho guardato bene di comandare l’andatura. Per non parlare delle straniere ho apprezzato molto alcune atlete che già conoscevo per le mie precedenti esperienze in Pista e nel Ciclocross: Maria Giulia Confalonieri, Elisa Longo Borghini e Alice Maria Arzuffi.
E delle tue compagne di squadra chi è andata più forte?
Ogni compagna ha caratteristiche diverse dalle altre, sicuramente la più completa è la lituana Rasa Leleyvite che non a caso è il capitano della squadra ma abbiamo anche la forte Beatrice Bartelloni in preparazione per le Olimpiadi di Rio.
 C è mai stato un momento in cui hai detto “ora ci provo”?
Sinceramente no: il mio obiettivo era il poter finire il Giro, non avrei mai pensato di fare in 9 tappe 870 km e non solo di pianura…
E il momento in assoluto piu duro della corsa Rosa?
Inizialmente pensavo fosse la tappa del Mortirolo salita di 13 km con pendenze al 18%, invece la tappa successiva si è rivelata un vero massacro per le gambe, 118 km con 4 salite da 10 km con pendenze al 10% e strappi al 18%. Sono riuscita a rimanere in gara dando veramente tutta me stessa.
Oltre alla soddisfazione di aver superato questo esame, quali sono le tue prossime gare e i tuoi obiettivi stagionali?
Soddisfazione alle stelle condivisa con tutta la mia squadra, i miei familiari e tutti i miei sostenitori e tifosi; ora qualche giorno di riposo e la prossima gara sarà lo Sparkassen Giro in Germania il 31 Luglio. Seguono vari giri: Polonia, Emilia e Toscana, ma tengo a serbare un po’ di tempo per la preparazione specifica alla stagione di Ciclocross
A quando una "incursione"  nella "tua" mtb?
Torpado mi ha fornito di un mezzo supersonico per potermi allenare ma per il momento spazi per la Mountain Bike non ne ho avuti; ora che sono qualche giorno a casa mi diletterò alla prova del mezzo con i giovani della Scuola di Ciclismo Elba Bike.
 

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Indietro martedì 12 luglio 2016 @ 16:53 © Riproduzione riservata

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