Lymantria, falso allarme: ci conviviamo da sempre

di Leonardo Forbicioni *

L'intervento

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I bruchi della Lymantria Dispar


Gentile Sig. Martorella, comprendo la sua preoccupazione e la rispetto anche se non la condivido in nessun punto, e gliene spiego il motivo.
Le preoccupazioni, a mio avviso, devono nascere dalla consapevolezza e dalla conoscenza dei problemi, altrimenti penso si possa parlare solo di allarmismi.
Cercherò di elencarle, punto per punto, i motivi del mio diss enso.
1) “……. i nostri bruchini di lymantria se ne fanno un emerito baffo e continuano tranquilli a mangiare foglie su foglie, finchè le querce ed i lecci sono “spolpati” e spogli e allora si riversano sui corbezzoli, sui carrubi, sui mandorli, sui ciliegi e così via.”
Tutto vero quello che scrive, sono specie defogliatrici e questo è la loro natura. Condivido il trattamento localizzato in caso di attacco importante a piante da frutto e/o comunque da reddito, ma non il trattamento generalizzato alle piante forestali (poi di seguito capirà il perch é).
2) “……Bisogna far attenzione ai bambini e agli animali domestici…..”
Certo, bisogna far attenzione tanto quanto per le punture di calabroni e vespe, che in caso di allergie individuali possono essere ben più pericolose, ma non per questo possiamo immaginarci di eliminare completamente questi preziosi imenotteri.
3) “…..E intanto mangiano, si ingrossano fino a che diventeranno farfalle e dopo ognuna di queste farà milioni di altri bruchi………e il nostro bel verde? La nostra bella isola? Il Parco? I turisti?”
E’ vero, ma questo succede sull’Isola, forse già da prima della presenza degli elbani. Il Bombice Disparo, infatti abita l’Isola, forse già da prima degli abitanti “umani”. Il nostro bel verde, nel giro di un mese sarà di nuovo ancora più verde, il Parco sarà sempre il Parco ed i turisti, continueranno ad apprezzare l’isola, perché magari, evitando di trattare in maniera massiva con le spore del Bacillus thuringiensis, daremo loro modo di poter osservare la straordinaria varietà e bellezza di tutte le altre farfalle dell’isola, che rischierebbero di essere sensibilmente colpite, considerata la scarsa selettività di questo batterio.
4) Per sua stessa affermazione: “….Dopo venti giorni gli alberelli “triturati” dai bruchi hanno ripreso a vegetare e non si vede una sola Lymantria”.
Quindi, perché dobbiamo “trattare” in maniera massiva, addirittura con l’elicottero, se poi dopo 20 giorni tutto torna come prima?? Perché dobbiamo rischiare di impoverire o quantomeno colpire profondamente il preziosissimo patrimonio di specie di Lepidotteri presenti sull’Isola? Delle foglie di Leccio e Sughera, non se ne nutre solo il Bombice, ma anche altre numerosissime specie di farfalle. Poco sopra, lei parlava dei Corbezzoli che verrebbero attaccati dal terribile bruco, in alternativa alle querce. Le faccio presente che in questo periodo, su questa pianta, vive e si nutre il bruco di una delle più belle farfalle dell’Arcipelago, la Ninfa del Corbezzolo (Charaxes jasius). Che facciamo?.....trattiamo?
5) “…..Come erano belle le nostre sughere e i nostri lecci centenari!”
Dice bene a dire “centenari”!! Gli alberi a cui si riferisce erano sull’isola da prima di Lei e di me ed in tutti questi anni sono splendidamente sopravvissuti al terribile Bombice! Immagini quante volte queste piante, durante la loro vita, si sono visti spogliare delle loro foglie e sono tornati dopo pochi giorni più verdi di prima!
Sono anni che le testate locali, trattano di questo argomento, ogni qual volta i bruchi si fanno vivi. Solo qui, su TENEWS, ho contato 15 articoli, che vanno dal giugno del 2006 fino ad oggi (inserisco il link: http://www.tenews.it/ricerca/?... ).
Capisco che sicuramente Lei non sarà d’accordo con questo mio intervento, ma la invito a fotografare, tra 30/40 giorni, le stesse piante pubblicate in calce a questo articolo e vedrà che saranno di nuovo verdi e rigogliose.
Le potrebbe poi essere utile leggere un mio articolo che tratta di questo argomento, pubblicato la scorsa estate proprio su questa testata.
Ecco il link: http://www.tenews.it/giornale/...
Concludo dicendo, che noi siamo soltanto “una” delle milioni di specie presenti sul pianeta e che dovremmo tornare ad abituarci a convivere con le creature che ci circondano, dovremmo cercare di comprendere che “là fuori” c’è un mondo intero di esseri viventi che nascono, crescono, si nutrono, si riproducono e muoiono in un meraviglioso quanto complicatissimo e fragile equilibrio.
 

Leonardo Forbicioni

*entomologo per passione

Indietro mercoledì 1 giugno 2016 @ 11:20 © Riproduzione riservata

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