Questa Gattaia "restaurata"? Dicono sia più alta della vecchia

di Riccardo Nurra (consigliere comunale)

portoferraio

La Gattaia dopo i lavori

Quando, per motivi militari e bellici, fu deciso di costruire quel manufatto a ridosso di un superbo bastione delle Fortezze Medicee, non si fecero tanti scrupoli: doveva essere costruita una stazione di pompaggio per la nafta che veniva portata dalle bettoline, nafta poi stoccata in enormi depositi ancora esistenti sopra via Ninci. Successivamente accostavano le navi da guerra per il rifornimento del carburante. L’estetica non aveva importanza: quello che si cercava era un robusto contenitore per le pompe. Col passare degli anni l’opera dell’Ingegnere Nervi (il progetto era suo) acquisì un certo valore, essendosi – si dice – realizzato per la prima volta un solaio in cemento armato a prova di bomba (“Mi hanno chiesto qualcosa di veramente resistente – avrà pensato l’Ingegnere – e io gliel’ho fatto. Brutto, ma resistente”). Gli anni sono passati, le guerre sono lontane, ma lo “scatolone”, contenitore di pompe inutilizzato e sempre più cadente e brutto, è rimasto all’ingresso del paese. Qualcuno, dopo tanto tempo, ha pensato di buttarlo giù, rendendo così nuovamente visibile, in tutta la sua imponente altezza, il bastione retrostante: rendendo in tal modo l’ingresso del paese più accogliente. I cittadini si sarebbero finalmente “levati di torno” quel brutto manufatto estraneo al contesto mediceo: immaginiamo con soddisfazione postuma dell’Ingegnere Nervi.

Ma a qualcuno, di quelli bravi, è venuta in mente la parola fatidica “restauro conservativo”: a quel punto tutti gli altri si “so’ sentiti morì”. La Provincia, con un accordo con il Comune di Portoferraio, prima se l’è fatto cedere per un notevole numero di anni poi ha annunciato che alla “Gattaia” sarebbe stata inaugurata una splendida sede dell’Apt (Azienda per il turismo): in altri luoghi turistici è sufficiente una piccola costruzione in legno all’ingresso del paese, con personale qualificato che conosce le lingue e che, soprattutto, è gentile, sorridente, “accogliente” con gli ospiti, ma noi si vuole strafare. Così il nostro Comune, come al solito, si prostra verso la Provincia e acconsente: “Sì, si, facciamoci l’A.p.t.!” nonostante tutta la cittadinanza si mostri contraria (e forse anche Nervi è un po' stizzito...). Si cominciano i lavori, e la prima cosa che levano, tanto per confermare il restauro conservativo, è tutto il solaio, quello in cemento armato, unico motivo valido alla “conservazione” del manufatto. A seguire si distrugge completamente quasi tutta la struttura da restaurare e poi, già che l’intenzione è di conservare, si dice che l’abbiano fatto un pochino più alto... e comunque si fanno grandi tracce nel bastione retrostante... Si ripristina il tutto con foratoni di laterizio e si aprono altre tre finestre nella facciata così ora ce ne sono sei dove ce n’erano tre. Infine si intonaca ben bene, dando un colore giallino così da simulare il muro delle Fortezze... Inutile dire che tale manufatto è sempre stato grigio perché fatto di cemento e non si dovrebbe far finta che sia del “500... Spero sempre di sbagliare ma... le finestre non mi sembrano di legno, mi sembrano realizzate con materiale moderno...Ma la Sovrintendenza lo sa? E il Comune, che ha vietato giustamente infissi in alluminio nel centro storico, come può permettere il montaggio di queste finestre in un edificio restaurato? Complimenti per il restauro conservativo. L’Ingegnere Nervi se la sarà legata al dito... immagino.

 

Indietro lunedì 24 giugno 2013 @ 04:12 © Riproduzione riservata