Storia della scuola pubblica all'Elba: Napoleone, il maire e il sacerdote

di Marcello Camici

il saggio

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Sotto il dominio francese la Toscana fu oggetto di legislazione napoleonica alla quale non si sottrasse l’istruzione. I decreti imperiali del marzo 1808 e del novembre 1811 cercarono di mettere ordine in un sistema educativo  dove esistevano scuole un po’ dovunque create per iniziativa di singoli.

“L’autorità dello stato, proprio per assicurare il raggiungimento degli obbiettivi connaturati alla laicità dell’insegnamento,doveva garantire la necessaria  armonia tra le componenti che lo promuovevano. Era dunque opportuno creare un organismo speciale ,permanente ed omogeneo,che per educare i giovani secondo le direttive governative,stabilisse più precisi rapporti tra gli operatori scolastici. Questo organismo fu l’Università Imperiale”(1).

In quel periodo, per quanto riguarda l’Elba e in particolare Portoferraio, Vincenzo Mellini afferma che l’istruzione pubblica comincia ad estendersi con la creazione di due nuovi istituti d’educazione l’uno di disegno e belle arti l’altro per le fanciulle. La scuola femminile  era affidata alla maestra direttrice Blangini Luisa “che insegnava ad un buon numero di fanciulle” (2) mentre la scuola di disegno e di belle arti ai maestri Bartolini Lorenzo e Revelli Vincenzo, entrambe chiamati da Napoleone a Portoferraio come architetti  e pittori delle  sue residenze (Revelli decorò anche il teatro di Vigilanti). Questi istituti si affiancano alla scuola pubblica divisa in tre sezioni, per ciascuna delle quali è disponibile una stanza con un precettore.

Infatti, il decreto del Maire Lapi del 18 marzo 1806 regola in 21 articoli “l’istruzione della gioventù nel comune di Portoferrajo”. In questo decreto vien indicato cosa deve essere insegnato in ciascuna sezione, il minimum del trattamento mensile dei precettori,quanto devono pagare gli scolari iscritti ad ogni sezione essendo ammessi gratis nella prima e nella seconda quattro giovani poveri, nella terza due giovani, scelti tutti dal Maire. I padri possono iscrivere i loro figli a scuole private purché minori di otto anni. I padri  le madri di famiglia saranno”personalmente responsabili al Governo se i loro figli non si applicheranno allo studio ovvero non apprenderanno qualche mestiere, essendo indispensabile dovere dei genitori di allontanare i figli dall’ozio ed iniziarli nelle vie della vita” (3).

“Ai giovani che ad onta della sollecitudine dei genitori trascureranno di portarsi alle scuole per istruirsi, dopo essere stati ripresi, e mortificati dal Maire della città, perseverando ad essere traviati saranno destinati al servizio dello stato o di mare o di terra” (3)
“ogni anno, nel mese di settembre avrà luogo una pubblica accademia nella quale gli scolari daranno un pubblico saggio dei  loro talenti,saranno premiati i più meritevoli” (3)
“ogni anno,a metà dicembre, gli allievi dell’istruzione pubblica sostengono l’esame nel salone del municipio alla presenza del presidente e dei giudici del tribunale civile, criminale  e di commercio dell’isola d’Elba”(3)
La scuola secondaria non era gratuita come la primaria,per la secondaria era pagato un budget all’università imperiale. I giorni di vacanza erano il giovedì e la domenica. Le ferie erano autunnali e non estive e andavano dall’otto settembre all’undici novembre (4). Le ferie avvenivano in questo periodo perché era l’agricoltura attività prevalente  e le famiglie avevano bisogno dei figli per portare avanti il lavoro (raccolta delle castagne, coltivazione della vite ecc).

Se dunque durante il dominio francese all’Elba l’istruzione  pubblica cominciò a “estendersi” come afferma il Mellini, la situazione peggiora dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione del granducato di Toscana. Nella prima adunanze  della magistratura di Portoferraio (così veniva chiamato l’organo direttivo costituito da gonfaloniere, priori  e consiglio generale)avvenuta il 2 gennaio del 1816 sotto il restaurato granduca di Toscana, Ferdinando III d’Austria, gli amministratori vengono  a trattare dell’istruzione pubblica. Non si parla più né di scuola per le fanciulle né di scuola di disegno e di belle arti né di terza sezione della pubblica scuola infatti” deliberano all’impiego di primo maestro delle pubbliche scuole la provsione annua di lire milleotto con l’obbligo di insegnare la Lingua Latina dai primi rudimenti fino alla Rettorica e alle Belle Lettere inclusive. E per l’altro impiego di secondo maestro stabiliscono la provisone di lire settecento venti l’anno con l’onere di insegnare a leggere e scrievre e l’Arimmetica con dichiarazione che ambedue i suddetti maestri non potranno percepire emolumento alcuno dai loro alunni e dovranno essere soggetti a quei provvedimenti di disciplina che possa piacere al Corpo della Magistratura di stabilire. Il tutto convalidato con legittimo partito di voti favorevoli 14. Contrari nessuno” (ASCP)
“… e veduto ciò che si praticava al tempo del Governo Toscano felicemente ripristinato…divengono alla deliberazione che appresso. Proposta la conferma del molto reverendo sig.Don Vincenzo Bigeschi nell’impiego di primo maestro delle  Pubbliche Scuole per tutto il corrente anno 1816 con la provvisione annua di lire milleotto ed oneri stabiliti dal General Consiglio  nella seduta di questo giorno”.
Se nessun problema vi fu nella riconferma di don Vincenzo Bigeschi che già era stato primo maestro durante la dominazione francese così non fu per il secondo maestro perché non aveva a dispozione la stanza dove insegnare “… e raccolto il partito la detta conferma ebbe luogo per voti favorevoli 4. Item proposto la conferma del sig Ferdinando Pavolini nell’impiego di secondo maestro di dette Pubbliche Scuole per un anno come sopra e provsione di lire settecentoventi. Girato e scoperto il Partito la proposizione suddetta si trovò perduta per voti favorevoli 1 contrari 4. Atteso che non essere stato vinto il suddetto sig Ferdinando Pavolini per l’impiego di secondo maestro con partito di voti favorevoli cinque lo confermano secondo maestro interino per il corrente mese di gennaio”. Poi  ordinano al cancelliere “ad invitare a mezzo dei soliti editti tutti coloro che fossero interessati a presentare domanda in Cancelleria. Anche lo stesso Pavolini potrà essere ammesso al concorso purché esibisca esso pure la sua stanza…” (firmato Vincenzo Vantini gonfaloniere, Guidoni cancelliere).

La nomina di un  maestro a ricoprire l’ufficio spetta esclusivamente al municipio e questo varrà fino al 1822 quando la  nomina “venne deferita alla soprintendenza degli studi di Pisa”(4) mentre nel periodo immediatamente antecedente alla restaurazione, durante il dominio francese,la nomina era di pertinenza dell’università  imperiale…“ in  conseguenza delle disposizioni contenute nei decreti imperiali niuno può aprire, scuola, né insegnare pubblicamente senza l’autorizzazione speciale di S.E. il Signor Senatore Gran Maestro della Università Imperiale”(5).
Al Municipio spetta anche il pagamento de “la provisione”  (totale 1728 lire/anno per tutti e due i maestri)e il controllo dell’insegnamento dei maestri “dovranno essere soggetti a quei provvedimenti di disciplina che possa piacere al Corpo della Magistratura di stabilire”. Per tale motivo nell’adunanza successiva del 15 gennaio 1816 si affrettano a nominare il sorvegliante “… primariamente destinano Pietro Boccini a sorvegliare la Pubblica Scuola di leggere e scrivere e di arimmetica e caricandolo di proporre quei provvedimenti che riterrà convenienti per il miglior servizio. Con Partito di voti favorevoli 4. Contrari nessuno”(ASCP). Sempre in questa adunanza vanno a trattare le stanze dei sig.ri Ferdinando Pavolini e Paolo Coppi i due insegnanti che si erano presentati per partecipare all’assegnazione di questo “ impiego comunitativo”  in seguito all’editto del municipio.Decidono di assegnare l’incarico a colui che riceverà più voti favorevoli. Viene prescelto Pavolini che così da interino passa a definitivo insegnante della seconda scuola per il solo anno 1816.I maestri nominati, successivamente ogni anno dovevano essere confermati con apposita “tratta” dagli organi direttivi “comunitativi”.
Le cose non andavano per il meglio.

Il  primo maestro  con una istanza alla Magistratura (gonfaloniere e priori) si lamenta per l’eccessivo carico di lavoro nell’ottobre del 1817 “sentita l’istanza del sig. Vincenzo Bigeschi primo maestro di queste pubbliche scuole con la quale esprimendo sentirsi gravato dagli oneri di insegnare i primi rudimenti di lingua latina che per il passato avanti l’occupazione del governo francese spettavano al secondo maestro domanda in sostanza che sieno questi ripristinati sul piede che lo erano nel 1799.Considerando essere necessario che venga riordinata anche questa branca per torre delle contestazioni fra maestri e maestri in danno della pubblica istruzione della gioventù e fissati i doveri dei Maestri e Scolari stabilmente perciò deliberano e incaricano il sig Gio Batta Barberi e Giuseppe Palmi loro colleghi e deputati con partito di voti tre neri tutti favorevoli  alla sorveglianza sulle Pubbliche Scuole e formare un regolamento sul piede di quello che costuma vasi antecedentemente al 1799 e presentarlo sollecitamente alle loro Signorie per essere sottoposto alla Sovrana approvazione e posto in attività al principio del nuovo anno”(ASCP)
Ma il secondo mastro Pavolini non ci sta al nuovo regolamento infatti dopo appena due mesi dall’istanza presentata dal primo maestro , nel dicembre 1817 così si esprime  la “Magistratura Comunitativa” “…partecipata l’istanza del Sig. Ferdinando Pavolini secondo maestro di scuola con la quale riscontrano avere ricevuto il Regolamento per la suddetta fatto il quindici novembre presente anno,espone di non essere in grado di poter solo disimpegnare il predetto impiego giacché il troppo forte numero di sopra sessanta ragazzi che frequentano la di lui scuola gli toglie assolutamente il mezzo d’insegnare i primi rudimenti di Lingua Latina,come resta imposto dall’art. 6 di detto Regolamento. Considerando che il numero di detti scolari è veramente per un solo troppo forte per cui non può sperarsi che questi possino fare il massimo profitto per la mancanza del tempo nel Maestro ad istruirli che altresì questo numero è forte per la gran quantità di ragazzi che vi sono al disotto dell’età di anni sette i quali non dovrebbero essere ammessi che alla decima età compiuta. E che trattandosi di dare al detto Maestro un aiuto non è nelle loro facoltà giacché deve quell’impiego esser stabilito dal  Pubblico General Consiglio e che altronde fino al ritorno del Bilancio di Previsione non possono essi Coadunati determinarsi al Partito da prendere per fino a che non saranno a portata di vedere gli assegnamenti che saranno stabiliti alla Loro Comunità. Deliberano farsi intendere al predetto Sig. Pavolini che per ora procuri far assistere gli scolari più piccoli sotto la sua direzione da uno degli scolari più anziani e  capace per fino a che saranno prese delle nuove disposizioni non senza togliere la speranza di una qualche gratificazione per queste sue maggiori fatiche” (ASCP)
Quanto sopra dimostra le difficoltà in cui giace l’istruzione pubblica a Portoferraio nel periodo iniziale della restaurazione granducale. (il  maestro doveva provvedere da solo alla stanza dove insegnare). Nonostante ciò spicca la figura di insegnante di don Vincenzo Bigeschi la cui memoria è rimasta a lungo nella comunità ferraiese se nel 1929 (un secolo dopo) così scriveva L. Damiani “…era l’unica scuola che ai primi dell’ottocento per opera di quel valentuomo, sacerdote a modo suo, aveva aperto nella nostra città,allora veramente segregata dal mondo,le prime aure della cultura, gli elementi della lingua latina,la prima cognizione dei classici, sia pure infarcita del bagaglio retorico costituente la umanità di quei tempi” (6)  

1) S. Bucci “La scuola italiana nell’età napoleonica”. Bulzoni. Roma 1976

2) V. Mellini “Napoleone all’isola d’Elba”. Olschki.Firenze.1962

3) A. Gasparri”Dal registro della corrispondenza dei Maires Vincenzo Vantini e Cristino Lapi 1802-1808”in
Rivista italiana di studi napoleonici. Giardini.Pisa 1984

ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio

4) I Gentili” Scuola e società all’Elba dal 1860 al 1900”Belforte Grafica.Livorno. 1988. pg.17

5) I Gentili “Scuola e società all’Elba dal 1860 al 1900” Belforte Grafica. Livorno.1988. pg.14

6) L. Damiani “Ancora dei Foresi all’Elba.(il maestro Angiolino a la sua scuola)” in “Il Popolano”
20 gennaio 1929,pg 1
 

Indietro sabato 13 ottobre 2012 @ 02:00 © Riproduzione riservata

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