Turismo, fallimenti e alibi: l'Elba tocca il fondo della crisi

L’isola è fuori mercato, mancano completamente progettualità e promozione e chi le dovrebbe gestire non ha il polso della situazione. Intanto fa paura il fatidico momento dei conti di fine stagione, che stavolta non torneranno

bilanci - editoriale

Un'immagine di questo desolante fine stagione

I numeri saranno impietosi, alla fine dei conti. E non solo quelli delle presenze, ma anche e soprattutto quelli della “càntera”, come dicono gli elbani riferiti al cassetto dove di solito si tengono i soldi degli incassi giornalieri degli esercizi turistici.

La stagione turistica 2012, con la sua inevitabile conclusione all’insegna del segno “meno”, che non sarà evitata neanche da uno strepitoso  - quanto improbabile - bel tempo nei giorni che restano  di settembre e in ottobre, è da considerarsi un punto di arrivo per l’Isola d’Elba. Sul fondo, ovviamente. E non solo per colpa della congiuntura economica, dello spread e della spending review, tanto per usare termini alla moda. Inutile difendersi dicendo: “Gli italiani non hanno più potere di acquisto, hanno paura a spendere”, oppure cercare alibi come quello del “terrorismo fiscale” del Governo, o ulteriori – ennesimi – tentativi di nuove vie d’uscita provando ad attaccarsi  al turismo straniero, ai "Brics", ai russi, ai cinesi o agli emiri di turno, o a appellarsi alla solita gestione associata della promozione turistica miseramente fallita, non si sa se volutamente o per la solita incapacità di fare squadra da parte degli elbani. Le difficoltà hanno fatto emergere la debolezza strutturale di un sistema che non sa valorizzare le enormi risorse di cui l’Elba  dispone.

Un sistema che, soprattutto, si è fatto trovare impreparato di fronte al cambiamento in atto delle necessità dei potenziali turisti, facendoli letteralmente scappare: basti pensare che negli ultimi due anni l’Elba ha perso qualcosa come  500/ 600 mila presenze turistiche, e che non ha fatto niente per recuperarle in qualche modo.

Inutile girare intorno al problema: tutti gli attori principali dell’industria turistica all’Elba, albergatori in testa,   hanno fallito. Nessuna progettualità,  nessuna promozione, giusto qualche scarna idea dell’ultim’ora. Qualcuno  ha continuato imperterrito a coltivare il proprio prezioso orticello, infischiandosene  di ricercare il necessario allungamento della stagione ed accontentandosi di riempire per due mesi o poco più le proprie strutture, mentre altri  hanno  dovuto arrabattarsi alla meglio vedendo assottigliarsi un anno dopo l’altro clientela da una parte e promozione (inesistente) dall’altra. Dieci anni persi verrebbe da dire, prima con battaglie intestine, dopo contro ipotetici nemici  e infine senza più alibi  la resa. All’Elba si vendono camere e mare (forse) e niente altro. E adesso?

L’Elba ha toccato il fondo, e risalire sarà davvero dura. Basta vedere la progettualità promozionale messa in campo quest’anno, basata sul  ricorso sistematico al last minute o su estemporanee  proposte di aprire boutiques di grandi marche per lo shopping dei vip,  per capire come chi la gestisce non abbia assolutamente il polso di un mondo che sta cambiando le proprie abitudini, e che sia soprattutto  lontano da quella che è la domanda dei turisti del ventunesimo  secolo. Oggi, estate 2012, non c’è più neanche l’alibi delle compagnie di navigazione “ciniche e bare” che spolpano il turista: ci sono stati fino al 15 settembre 4 vettori diversi, oltre 80 corse al giorno, e i prezzi dei biglietti  si sono calmierati da soli. Se si continuerà ad impostare il lavoro turistico su una stagione che dura 2 mesi, se non si farà niente per migliorare l’attuale qualità dei servizi che i nostri ospiti ricevono, se si continuerà ad imporre i cambi negli alberghi da sabato a sabato costringendo la gente a pagare di più, se non si capirà l’importanza del trasporto aereo concentrando tutti gli sforzi imprenditoriali e amministrativi per il potenziamento dello scalo della Pila, beh, allora forse riusciremo a fare anche  peggio di così, isolandoci ulteriormente con una offerta turistica completamente fuori mercato. Previsioni per il 2013? Non ne facciamo. Ci basta sapere che saranno in tanti, a fine 2012, a chiudere mestamente i battenti. Purtroppo.

Indietro giovedì 20 settembre 2012 @ 16:24 © Riproduzione riservata

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