Il camposanto di Portoferraio

di Marcello Camici

storia

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Tantissime volte sono entrato nel camposanto di Portoferraio. I ferraiesi sanno che è diviso in Bianchi e Neri per una storia antica risalente a guelfi e ghibellini. Eppure dentro il cimitero non ho mai avvertito questa divisione piuttosto sovvengono alcuni versi .. “all’ombra dei cipressi e dentro le urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?.... a egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte:e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta…”.

Sono versi, parole che talvolta tornano alla memoria dopo la preghiera per i miei cari defunti e che si accompagnano spesso a pensieri, riflessioni. A questi pensieri segue sovente che lo sguardo inevitabilmente casca sopra la tomba dove c’è una foto o su qualche lapide. Non mancano le lapidi nel cimitero e le più antiche che sono riuscito a leggere risalgono intorno al 1860. Sicché ho sempre ritenuto che il cimitero di Portoferraio fosse stato costruito in quell’epoca fino a quando ho letto alcune carte conservate nell’archivio storico.

Il 10 febbraio del 1816 il consiglio generale della comunità di Portoferraio è riunito in adunanza: presenti il gonfaloniere Vincenzo Vantini con priori e consiglieri. Il Consiglio delibera: “ …inerente all’istanza di Giovanni Corsi convengono pagarsi al medesimo franchi quarantotto corrispondenti a lire 57.28 per due annate maturate a tutto dicembre 1815 del canone d’affitto del terreno di sua proprietà contiguo all’Oratorio di San Rocco che serve per mancanza di un Camposanto per tumularvi i cadaveri…”.

Siamo in epoca immediatamente post-napoleonica e i cadaveri non avevano un luogo predisposto dove essere sepolti: il camposanto con annesso cimitero. Era una condizione non solo elbana legata all’editto napoleonico di Saint-Cloud del 12 giugno del 1804, esteso più tardi all’Italia,che impone la sepoltura fuori dei centri abitati in cimiteri suburbani. Un campo contiguo all’oratorio di San Rocco, fuori dal centro suburbano, era stato prescelto quale luogo per la sepoltura-camposanto appunto- manca però il cimitero ma presenti erano due “becchini” (Giovanni Bianchi e Fortunato Cardinucci) con “l’impiego di becchino e di interratore di cadaveri”.

All’inizio del 1816 i becchini erano “dipendenti comunitativi”: così erano definiti gli impiegati del comune e come tale percepivano uno stipendio. Nell’adunanza numero venti dell’undici novembre 1816 riunita la “magistratura”(così allora erano chiamati coloro che amministravano) il cancelliere Luigi Guidoni legge la ministeriale dell’Ufficio Fiumi e Fossi di Pisa (a quell’epoca l’amministrazione di Portoferrario dipendeva esclusivamente da questo ufficio) in cui si ravvede indispensabile provvedere a dotare di un camposanto la città di Portoferraio. L’amministrazione individua il luogo della costruzione sul piazzale sotto la Santissima Annunziata a forma della relazione dell‘ingegnere Giovanni Pacini. Letta la relazione l’ingegnere che fa una previsione di spesa di lire 8489.13.4. Considerato che tale cifra è quasi pari al deficit di bilancio previsto per l’anno 1816 e considerato che tale voce non è compresa tra quelle del bilancio di previsione si decide di concludere un lavoro “a cottimo “da iniziare per l’anno successivo: tale cifra per l’anno corrente non può essere sostenuta. Prendono però decisioni importanti per la futura realizzazione del camposanto che sono:

“stabiliscono di rilasciare in accollo la costruzione del nuovo Camposanto a forma della perizia dell’ingegner Pacini al maggiore e migliore offerente in ribasso sopra la presagita cifra di lire 8489.13.4 alle seguenti condizioni ed oneri. Primo. L’accollatario dovrà nel tempo e termine di mesi quattro decorrenti dal giorno in cui verrà notificata la superiore approvazione del cottimo,far costruire a tutte sue spese a buon regola d’arte e con valersi dei materiali della migliore qualità tutti lavori annoverati nella relazione del Sig. Ingegnere Pacini e nella precisa forma indicata in tal relazione. Secondo. Il prezzo che verrà stabilito per questo cottimo dovrà pagarsi con tre rate eguali nel prossimo anno 1817, la prima dietro l’esibita del certificato della totale e perfetta costruzione del nuovo Camposanto che il Cottimante sarà ritenuto di riportare dal Sig.Ing. Pacini e le altre di tre mesi in tre mesi compatibili dal giorno del primo effettuato pagamento. Terzo. Non ultimando l’Accollatario nel prescritto termine di 4 mesi tutti i lavori dei quali si tratta sarà in facoltà degli amministratori della comunità di Portoferraio di far eseguire i mancanti a tutte spese e danni dello stesso Accollatario. Quarto. Il medesimo Cottimante dovrà obbligarsi a mantenere del proprio i Muri o quanto altro avrà costruito per il termine di dieci anni esclusi i casi fortuiti e così tutto ciò che deperisse non per difetto di costruzione ma per una forza superiore. Quinto. Sarà pure tenuto l’impresario ad offerire un idoneo mallevadore da riconoscersi ed approvarsi dal magistrato loro il quale mallevadore dovrà solidamente obbligarsi con detto impresario al puntuale adempimento di tutte le condizioni e patti relativi a questo cottimo con ipotecare a tale effetto un di lui stabile cauto e sicuro e suscettibile di tale ipoteca. Sesto. Tutte le spese di editti, contratto, copie, carta bollata, gabella ed altro saranno ad intero carico del Cottimante. Settimo. E finalmente tutti quelli ai quali piaccia di attuare quest’impresa, dovranno nel termine di giorni venti computabili da quello della notificazione che a questo effetto commettono trasmettersi esibire nella Cancelleria la rispettiva loro offerta in carta chiusa e sigillata con la nomina di uno o più mallevadori dopo il qual termine non verranno più ammesse istanze ed il Magistrato loro diverrà all’apertura di quelle che sono state presentate per prescegliere quella che reputerà la più cauta e vantaggiosa e così rimarrà concluso il contratto d’accollo di cui si tratta salvo l’approvazione dell’Uffizio Fiumi e Fossi di Pisa”. (Adunanza novembre 1816). Firmato Vincenzo Vantini gonfaloniere, Luigi Guidoni cancelliere.

Nell’anno successivo (1817) come sempre avveniva per ogni nuovo anno si era proceduto alla nomina di un nuova Magistratura (gonfaloniere, priori, consiglieri) per l’amministrazione di Portoferraio. Gonfaloniere divenne Gaetano Savi con Ugolini cancelliere. La Magistratura nell’adunanza del 27 giugno 1817 fa presente tramite la persona del Gonfaloniere che ancora non si è proceduto ad un profilo definitivo per la costruzione del Camposanto poiché sono intervenuti problemi di natura tecnica che sono “gli ostacoli che presenta il Piano tanto superiore che inferiore del piazzale dell’Annunziata “ostacoli rappresentati dalla presenza di massi nella parte superiore mentre per la parte inferiore c’è solo bisogno di riporto di terra per cui una variazione del progetto è necessaria insieme con l’acquisto di terreno adiacente,il tutto comporterà a detta dell’ing. Pacini anche una riduzione del costo totale dell’opera. Deliberano perciò nella stessa adunanza che la definitiva sede del camposanto sia nella parte inferiore del piazzale sotto l’Annunziata.

Nella successiva adunanza (13 agosto 1817) la magistratura delibera l’acquisto di terreno adiacente di proprietà del signor Benedetto Baroni. Poi approvano la variante al progetto eseguita dall’ingegnere architetto Pacini e il costo totale dell’opera si riduce a lire 7103 dalle iniziali 8489. Approvato il tutto con la solita rituale “tratta” ordinano al cancelliere “di richiamare per mezzo di pubblico avviso i concorrenti a presiedere in accollo l’esecuzione dei predetti lavori con le seguenti condizioni…” seguono 12 precise condizioni che praticamente ricalcano quanto già deliberato nell’adunanza dell’ 11 novembre 1816 dalla precedente Magistratura. Si indicano in aggiunta le modalità di partecipazione all’accollo che riguardano modalità dell’ editto di partecipazione e la mallevadoria. Si provvede tramite “ donzelli” (“impiego comunicativo” che aveva funzioni di comunicazione tra l’amministrazione e gli amministrati) a far affiggere editto e a propagarlo tramite la tromba).

Il 30 agosto 1817 la Magistratura in adunanza apre le buste chiuse pervenute in numero di due. Una offerta è del maestro Domenico Belloni e l’altra del maestro Angelo Baragli. Viene prescelta l’offerta di questo ultimo ritenuta migliore in quanto offre la somma in ribasso di lire 6900 e con una “mallevadoria convincente” nella persona di Vincenzo Coli. Quindi “s’incarica il Gonfaloniere di stipulare con l’accollatario del Cottimo del Campo Santo e suo Mallevadore l’opportuno contratto con i patti”. (Firmato Geatano Savi gonfaloniere. Guidoni cancelliere). La lira di cui tratto è quella detta toscana (Granducato di Toscana). Una lira toscana di 12 Crazie o 20 soldi o 60 quattrini è equivalente a lire italiane 0,8406 (dalla pubblicazione di A. Martini “Manuale di Metrologia” ed. Loescher. Torino 1883). Dunque il costo totale del camposanto in lire italiane è intorno a lire 5800 (equivalenza riferita all’anno 1883).

Indietro sabato 18 agosto 2012 @ 03:13 © Riproduzione riservata

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