Napoleone e i "fratelli" elbani: l'imperatore e la Massoneria

di Monica Guarraccino

storia

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Se è vero, come è vero, che gli storici ancora oggi si domandano se Napoleone abbia o meno aderito alla massoneria, è pur vero che i legami fra Napoleone  e la Massoneria furono molto intensi e che i dieci anni del potere napoleonico, dal 1804 al 1814,  furono i soli nella storia in cui la massoneria godette di una certa libertà.

Figlio del massone Carlo Bonaparte, Napoleone presumibilmente non aderì mai a nessuna loggia, ma tutti i suoi i fratelli e i suoi parenti più prossimi, che ebbero un ruolo decisivo da lui conferito nella gestione del potere in Europa fino al 1814, presero parte attiva alla massoneria. Allo stesso modo, tutta l’alta burocrazia e le principali cariche dello stato, buona parte dell’esercito e numerosi personaggi-chiave del mondo della cultura e dell’arte furono membri di spicco di logge massoniche.

La presenza di massoni in ruoli chiave  caratterizzò anche la permanenza dell’imperatore all’isola d'Elba. Napoleone acquista la tenuta di San Martino da Giuseppe Manganaro, possidente di Portoferraio e uno dei principali massoni giacobini dell’Elba, e qui fa realizzare dall’architetto massone Paolo Bargigli  la sua residenza privata con la famosa sala egizia, ricca di richiami alla simbologia latomistica, dove trasferisce anche parte della sua biblioteca con moltissimi testi legati alla cultura massonica. La madre, Letizia Bonaparte viene ospitata da Vincenzo Vantini, altra personalità di spicco della massoneria elbana. L’imperatore nomina, inoltre, Maire di Portoferraio Cristino Lapi, altro massone di vecchia data, al quale affida dopo la sua partenza il governo dell’isola.

La sera del 27 febbraio 1815 Napoleone fugge dall’isola d'Elba: la notizia si diffonde rapidamente da Livorno al resto della Toscana e tra i massoni sorvegliati dalla polizia c’è grande fermento. I legami fra la Massoneria e Bonaparte durante il suo l’esilio all’Elba, possano essere considerati ben più di un’illazione, tanto da far sospettare una collaborazione attiva dei “fratelli” alla fuga e tanto che, come si legge in un rapporto di polizia del tempo, essi furono in gradi di anticipare la notizia della partenza di Napoleone dall’Elba e il giorno del suo ultimo ingresso trionfale a Parigi.

Indietro venerdì 11 maggio 2012 @ 23:16 © Riproduzione riservata

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