Tasse e ottusità burocratiche, gli esondati sono rimasti soli

di Paolo Franceschetti

dopo l'alluvione

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Foto Adolfo Tirelli

Oggi a Marina di Campo le ferite dell'alluvione quasi non si vedono, il turista distratto potrebbe pensare a un paese dove ci si è attardati a chiudere qualche cantiere privato, ancora in opera in piena stagione turistica, oppure potrebbe osservare un po' di incuria nei lavori pubblici e nella manutenzione di strade e marciapiedi. Niente può far pensare che in piazza della Vittoria ci fosse un metro d'acqua, che la spiaggia fosse un enorme estuario di un fiume di fango e che ci sia stato un morto quella mattina del 7 novembre. Sono molti i motivi per essere ancora preoccupati a 6 mesi dall'alluvione del 7 novembre, non tanto per i lavori di messa in sicurezza del territorio che saranno eseguiti con scadenza almeno decennale. I tempi dei lavori pubblici sappiamo essere lunghi ma sono i tempi della burocrazia a minare ulteriormente la fiducia dei cittadini.

A preoccupare cittadini e imprese sono le scadenze fiscali inderogabili, cieche a ogni evidenza. Quasi 1.000 tra abitazioni civili e sedi di aziende sono state invase dal fango e pesantemente danneggiate, eppure l'Imu sarà da pagare su quegli immobili dove già gravano i costi della ricostruzione. Facciamo qualche esempio, per la legge l'Imu non è applicabile ai fabbricati dichiarati inagibili, pochi a oggi a Marina di Campo, eppure come considerare i tanti casi di una prima casa completamente rintonacata, riverniciata e ammobiliata completamente a carico dell'alluvionato? Le case e gli alberghi erano “agibili” ma inabitabili! Come dormire in una casa senza riscaldamento, impianto elettrico, elettrodomestici e mobili? Le case erano agibili ma sono tornate abitabili grazie alle spese sostenute dai privati cittadini. Ora come affrontare eticamente la spesa della tassa sugli immobili?

Anche le seconde case dei residenti, utilizzate come residenze per turisti sono state restaurate, quelle case rappresentano certamente un investimento immobiliare sono anche una risorsa turistica dove accogliere i visitatori, sono “aziende” che generano sì un profitto per il proprietario ma permettono alla località turistica di funzionare tramite l'accoglimento degli ospiti estivi. Ecco che l'Imu rappresenta per i cittadini alluvionati un assurdo balzello, un balzello che arriva dopo la latitanza delle Istituzioni. Passati i primi 15 giorni di “emergenza” per il fisco, Regione e Governo siamo “cittadini e aziende solvibili” come se nulla fosse accaduto, come se non ci fossero state decine di milioni di danni a carico dei privati.

Ma la stessa situazione di rabbia sta animando tutte le popolazioni e le comunità dell'Italia degli “esondati”; da Messina ad Aulla, da Marina di Ginosa a Varese, Cinque Terre e Sala Baganza. In tutte le località dove il fiume di fango delle alluvioni è stato sostituito dai fiumi di parole delle promesse non mantenute dalle istituzioni. Sta nascendo una rete di comitati che stanno organizzandosi per portare le proprie ragioni di piccole comunità all'attenzione della Politica e del Governo. Basta andare su wikipedia e su facebook per avere idea che gli italiani esondati senza aiuti economici sono decine di migliaia, sono divisi in decine di micro alluvioni ma rappresentano un problema da risolvere, tanto quello degli esodati o degli esuberi dei dipendenti Alitalia, tanto per fare un esempio, per 10.000 dipendenti Alitalia si sono succedute decine di trasmissioni di approfondiemnto in prima serata, per un mese i TG nazionali e i quotidiani titolarono su quel problema. Oggi di questi centomila cittadini alluvionati non importa nulla a nessuno. Politici, governo, fisco e media non ne parlano. Assurdo!

Indietro lunedì 7 maggio 2012 @ 13:42 © Riproduzione riservata

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