Preferenze, vincoli di mandato, partitocrazia e antipolitica

di Marcello Camici

l'opinione

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Stanno lavorando per riformare il sistema elettorale. In un articolo apparso su questo giornale l’anno passato ed intitolato  “Preferenze, sistemi…ma che cosa è oggi il parlamento?” affermavo che la questione mi interessa assai poco. Ciò nasce dal ricordo che quando esisteva il voto di preferenza non avevamo certo politici migliori di quelli attuali e pur essi come gli attuali hanno contribuito a permettere che si arrivasse ad indebitamento pubblico così  elevato. In quell’articolo, tra le altre cose, mi domandavo che senso ha votare con preferenza se poi l’eletto non ha vincolo di mandato e durante la legislatura  può cambiare casacca tradendo l’elettore.

L’assenza di vincolo di mandato è prevista dalla costituzione: ogni membro del parlamento rappresenta da un lato la Nazione e cioè il popolo italiano e dall’altro esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Mi chiedo poi se i rappresentanti dell’Union Valdotaine, del Sudtiroler Volkspartei, della Lega  Nord, del Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud e del Noi Sud rappresentino la Nazione. Riconosco loro, ovviamente, i l diritto a dichiararsi rappresentanti della loro regione (Val d’Aosta, Sud Tirolo, Padania, Sicilia) ma possono essi rappresentare in qualunque luogo e contesto la mia Nazione?

L’articolo numero 67 della costituzione  - quello del mandato senza vincolo - è anche portatore di ingovernabilità. Stabilire che l’eletto in parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato significa che può agire senza dover rendere conto degli impegni presi durante la campagna elettorale mentre i suoi elettori  non hanno il potere di revocargli il mandato. Attualmente con la prerogativa dell’assenza di vincolo di mandato  poco dopo l’elezione molti parlamentari iniziano a fare i propri affari tradendo gli elettori. Proprio per rispettare gli elettori sarebbe necessario che essi avessero anche potere di revoca degli eletti oppure questi ultimi, i parlamentari, decadano dalla funzione  automaticamente quando cambiano casacca. Se ciò fosse in vigore non avremmo avuto scissioni, ribaltoni, compravendita di parlamentari e, forse, governi tecnici con sospensione della democrazia dei partiti. Ho voluto mettere in evidenza che si tratta di partitocrazia (democrazia dei partiti) in quanto è evidente l’invasione da loro compiuta in ogni ganglio dello stato: ricordo che i partiti sono associazioni private. Se è vero che i partiti sono essenziali per la democrazia perché con metodo democratico  debbono concorrere a determinare la politica nazionale è altrettanto vero che la partitocrazia e le oligarchie delle segreterie politiche  uccidono  la democrazia.

Che cosa è la partitocrazia? Non credo che via sia necessità di spiegazione. Basta rispondere a questa domanda: i pubblici uffici sono organizzati  in  modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione come prevede il dettato costituzionale? Se la risposta è negativa, nel senso che non è assicurato né il buon andamento né l’imparzialità, bisogna chiedersi  quali i motivi. E, tra questi motivi si può omettere che tale organizzazione non è legata alla politica di fazione politica, di parte politica? La risposta è chiara ed evidente. Prima di ogni modifica elettorale e, in particolare prima della reintroduzione del voto di preferenza, bisogna por mano alla modifica della costituzione la quale prevede che ogni membro del parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ciò non accadendo assisteremo inevitabilmente a ingovernabilità anche con parlamentari eletti con voto di preferenza. Ma c’è altro ancora da fare in questo campo che, non a caso, dagli attuali politici è definito con un termine “infelice”: antipolitica.

Indietro domenica 22 aprile 2012 @ 03:25 © Riproduzione riservata

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