Le Province sono obsolete, proprio come le frammentazioni

di Alberto Nannoni

l'opinione

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Sembra che all'Elba si stia risvegliando il gusto della discussione, e il dibattito sulle province e sul comune unico sono solo due fra i numerosi temi sotto i riflettori. Questi temi non sono disgiunti e riguardano entrambi il sistema della pubblica amministrazione del territorio. Le province fin dai lontani tempi della loro creazione (art. 114 titolo V della Costituzione) hanno avuto una duplice funzione, l'una istituzionale e l'altra, sottaciuta, politica. Sotto il profilo istituzionale hanno avuto competenze in alcune materie territoriali (non molte per la verità) sulle quali hanno operato con risultati mediocri a fronte di strutture costose; non possiamo dire che siano state totalmente inutili, ma sicuramente non hanno mai brillato per efficienza. La seconda loro funzione, politica, è stata la creazione di una struttura di governo intermedia che potesse soddisfare la costante sete di poltrone e posti di lavoro assoggettati al discreto controllo dei partiti: ed in questa funzione sono tuttora efficienti. Uso queste premesse per dire che pur se se le province hanno avuto una loro qualche utilità nel passato, oggi sono sicuramente obsolete, nè più ne meno delle micro suddivisioni comunali del territorio. Cos'è che ha messo fuori gioco queste enti amministrativi? Certamente la globalizzazione e le sue conseguenze economiche, politiche, finanziarie. La competizione globale ha creato le premesse per cui ogni nazione deve giocoforza misurarsi con altre nazioni lontanissime e diversissime, mentre nel passato la stessa competizione si richiudeva "all'interno" della nazione stessa, con il corollario che la politica poteva avere un certo grado di controllo della situazione. Oggi le nazioni devono attrezzarsi per una competizione globale di cui la politica nostrana non ha più alcun controllo. Questo fenomeno a caduta giunge ad avere influenza finanche sulla catena amministrativa del nostro piccolo territorio isolano che deve essere innovata per raggiungere la massima efficienza, cioè avere i migliori risultati gestionali con i minori costi congiunti alla massima forza rappresentativa unitaria verso l'esterno. Questo vuol dire anche abolire gli enti intermedi (come le province) ripartendone le relative competenze a Regioni e Comuni, con l'ovvia conseguenza della necessità di irrobustire le strutture comunali che dovranno raggiungere stazza ed autorevolezza sufficienti a farsene carico in futuro.

Bisogna acquisire la consapevolezza che ciò che è stato utile ieri può essere inutile, se non dannoso, oggi e puà affondarci domani. Bisogna avere la capacità di governare e non subire gli eventi prossimi. Sarebbe troppo però pretendere che gli stessi beneficiari di queste vetuste strutture amministrative (giunte provinciali e piccoli comuni) siano promotori della loro abolizione. Il cambiamento deve essere innestato e sollecitato dal basso, dal popolo stesso per via democratica. Questo è proprio ciò che gli elbani hanno iniziato con il movimento del Comune Unico, lanciando un progetto di grande spessore futuro che, quando sarà approvato a maggioranza, culminerà con un Comune forte ed autorevole in grado di recepire nelle sue strutture anche eventuali competenze trasferite dalle province grazie alla sua nuova dimensione.

Gli elbani, se lo vogliono, hanno l'opportunità unica ed irripetibile di lanciare un'innovazione amministrativa che precorre il futuro prossimo diventando un laboratorio di esempio a tutta la Toscana. Volenti o nolenti questo è il futuro e rifiutarlo significa relegarsi agli ultimi posti delle scene dello sviluppo. Non credo sia quello che desiderano gli elbani.
 

Indietro lunedì 6 febbraio 2012- 0.27 © Riproduzione riservata

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